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Michela Murgia

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 108 p. , Brossura
  • EAN: 9788806212667

Recensioni dei clienti

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    Federica Cafasso

    16/04/2013 22.18.02

    Non ho letto Accabadora ma sinceramente tutte le critiche avanzate a questo "racconto" proprio non le condivido! Ritengo che sia non solo molto ben scritto, ma davvero evocativo e a tratti anche divertente. Come scrive un'altra lettrice, non metto un voto più alto semplicemente perchè non lo ritengo un vero e proprio libro, bensì un racconto, una storia, assolutamente realistica e bella.

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    Carmine_76

    17/01/2013 12.59.37

    Un racconto da leggere in totale relax....carino ma non lascia traccia.

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    Pittigghiu50

    13/12/2012 23.01.55

    Che delusione! L'ho letto perchè vivamente consigliato da amici che me lo descrivevano molto piacevole. Storia che rasenta la banalità e stile impersonale. Poi, dopo aver appena letto Niffoi, ancora peggiore l'effetto! Come passare da Disamistade Di De Andrè a Codda jermanu codda di Efisio Porcu & Berchidda boys

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    valentina

    21/11/2012 20.19.08

    2 solo per il finale, per il resto 1, niente a che vedere con accabadora. peccato.

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    Dunda

    04/09/2012 18.27.45

    Deludente. Un misero raccontino che non evoca neanche il più lontano ricordo della grande Murgìa di Accabadora.

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    Mariflo

    27/08/2012 18.02.58

    Per una sarda come me, che ha spesso trascorso le estati nello stesso modo del protagonista, il libro è fin troppo evocativo e piacevole. Non merita un voto più alto, perchè non lo ritengo un vero e proprio libro, piuttosto un racconto breve che non giustifica il prezzo a cui viene venduto.

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    alida airaghi

    24/06/2012 16.45.44

    Michela Murgia torna con questo romanzo alla sua Cabras natale, qui anagrammata in Crabas, "cittadina di novemila anime", che vive " di un respiro comune ritmato dal suono delle campane", in cui la vita continua "con balsamica noncuranza", in equilibrio tra tradizioni millenarie e ansie di modernità, animata da "una fede popolare in cui malocchio e rosario convivevano senza contraddizione". Qui passa le sue estati il bambino Maurizio, ospite dei nonni che lo accolgono con rustica amorevolezza: alla fine della scuola i genitori, operai in città, confondono il loro unico figlio tra i "ragazzini ossuti e bruni con qualcosa di rapace negli occhi", a giocare sulla strada partecipando di "una comunità infantile sbilenca e provvisoria". "E' così' che si diventa davvero fratelli a Crabas": condividendo avventure nei campi e in battaglie navali sullo stagno, partecipando alle feste parrocchiali e alle sagre, ascoltando le storie di fantasmi raccontate dai vecchi seduti di sera all'esterno delle case. Maurizio vive in simbiosi con due amici, Giulio e Franco: con loro scopre il significato della solidarietà, della complicità e poi improvvisamente del tradimento e della separazione, per ritrovare infine il gusto della riconciliazione e della fraternità recuperata. Giochi, scontri, monellerie ruotano intorno alla vecchia chiesa di Santa Maria guidata da Monsignor Marras, cui i tre ragazzi incendiano il cortile e una palma centenaria nel tentativo di eliminare col fuoco una colonia di aggressive pantegane. Qui si anima anche il dissidio con il nuovo parroco che inaugura una concorrente chiesa di periferia: polemica che sfocia in una dissacrante processione tra le due comunità che si fronteggiano a colpi di invocazioni, giaculatorie e rosari pochissimo devoti.Il racconto scorre veloce e pulito senza particolari originalità lessicali o sintattiche: e lo stile appare invece qua e là un po' inamidato, con i dialoghi tra i ragazzi ingessati in un italiano molto letterario.

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    Becky

    21/06/2012 15.00.12

    Sono d'accordo con le reccensioni che mi hanno preceduta. Mi irrita il meccansimo di tutta questa grande macchina che è diventata l'editoria. Vendere, vendere, vendere! Anche se si tratta di banalità che la nostra brava Michela confeziona insieme agli editor di Einaudi. Si ripete la stessa storia, scrivi un bel libro (Accabadora) e poi vivi di rendita. Una racconto breve, che poteva essere pure apprezzabile, ma non abbastanza per diventare un Libro. Frasi ad effetto seminate qua e la, ahimè, non possono fare di uno scritto un romanzo. Torna a sconvolgermi la presunzione della scrittrice, la quale, custode di ogni verità, continua a tirar fuori temi ormai superati, battaglie ormai vinte o perse, in un via vai di ovvietà. Ma forse, come disse un grande poeta, per essere uno scrittore affermato devi saper vendere banalità. Grande delusione, grande dispiacere per questa piega che sta prendendo l'editoria, e questa piaga della letteratura odierna.

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    marika fersi

    20/06/2012 12.38.13

    Non ci siamo. Anche con le migliori intenzioni questo raccontino non ha plot e non regala nessuna grande emozione. Piuttosto un articolo lungo su un mensile patinato. Nient'altro. E' che dalla Murgia mi aspettavo ben altro. Concordo che il prezzo è decisamente alto per un libro di questo genere. Non si salva l'editoria in questo modo e non si usa la fama acquisita con il bellissimo Accabadora e con l'interessante Ave Mary per una iniziativa editoriale ben al di sotto delle corde della Murgia. Peccato.

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    lina

    16/06/2012 15.14.41

    ho gustato questo volumetto lo scorso anno, quando è stato pubblicato tra gli "inediti d'autore" del Corriere della Sera, ma erano solo 62 pagg (è stato "diluito" nell'edizione Einaudi..?). in ogni caso è un raccontino piacevole ma rivisitazione di un clichè. e, concordo, troppo costoso.

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    Marcella m.

    14/06/2012 17.36.06

    profonda delusione. Un racconto piccolo e un piccolo racconto semplice e sempliciotto. Poche frasi carine, bene impostato, ben strutturato, ben editato. Ma perché quando si vince qualcosa si ha sempre l'esigenza di scrivere per forza? Mi dispiace ma la Murgia poteva aspettare e scrivere un libro più intenso. Non mi piace poi la scelta editoriale dei dieci euro. Una come la Murgia poteva non cascarci. Insomma. mi sembrano soldi spesi male

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