Traduttore: E. Nesi
Editore: Fandango Libri
Collana: Mine vaganti
Anno edizione: 2000
In commercio dal: 1 gennaio 2000
Pagine: 1440 p.
  • EAN: 9788887517101

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Recensioni dei clienti

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    ivano

    22/05/2012 18:32:59

    Un libro per pochi, anzi per pochissimi, forse per coloro che ritrovano in esso il dinamismo di Stravinsky, le sfaccettature di diamanti purissimi di Berg, la complessita' e insieme la purezza di un sinfonismo letterario senza possibili paragoni, e ricorrere con riverenza ad omaggiare un autore che forse ci avrebbe potuto dare ancora molto se non avesse deciso di recidere la sua esistenza, lasciandoci privi di una mente illuminante e illuminata, di cui tanto ancora questo mondo avrebbe avuto bisogno.

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    Alfonso

    06/02/2012 15:35:33

    Non è un libro per tutti. "25 Euro buttati", "irritante" e altre sciocchezze di questo genere sono dovute semplicemente al livello critico del "lettore" di turno. Tutti hanno il diritto ovviamente di esprimere la propria opinione, ma non tutti hanno la dovuta preparazione critica per farlo con cognizione di causa. Wallace propone un'opera sicuramente complessa che, tra le altre cose, intende sollecitare la cooperazione e anche una certa fatica da parte del lettore e soprattutto non aveva di certo alcuna intenzione né di scrivere "facile", né di scrivere "scorrevole", tanto per cominciare! Né questi sono ad ogni modo criteri utili per giudicare un'opera. I peggiori romanzi pubblicati, molto spesso sono scorrevoli! L'affermazione poi che l'America o, più esattamente gli Stati Uniti d'America, dal punto di vista letterario, siano poveri di genialità è una "bestialità" utile solo a dimostrare la ristrettezza di vedute e soprattutto la non così profonda ampiezza di conoscenza del panorama letterario internazionale di chi osa farla. La letteratura nordamericana è pregna di capolavori e anche recentemente, molti giovani scrittori, si sono imposti con romanzi di grandissimo valore. La media di buoni libri pubblicati in America è altissima, magari fosse così in Italia. Va bene tutto, si può scrivere "democraticamente" qualsiasi cosa, qualora ci si ritenga(un po' egocentricamente)un critico letterario e si sia convinti che il proprio parere possa interessare a qualcuno, però si dovrebbe avere la consapevolezza dei propri limiti, riducendo le proprie "gratuite esternazioni" a ciò di cui si ha un minimo di contezza. Solo per dire e senza andare troppo indietro nel tempo, mai sentito parlare di Don DeLillo, Thomas Pynchon, Jeffrey Eugenides, Jonathan Franzen, Chuck Palahniuk, Paul Auster, Toni Morrison, Dave Eggers, Jonathan Safran Foer, Jonathan Lethem, Joe R. Lansdale, Kurt Vonnegut, Raymond Carver, George Saunders? Sono i primi che mi sono venuti in mente. E sono Americani.

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    Kobal L. I.

    09/04/2010 12:37:49

    Sinceramente non m'è piaciuto, l'ho trovato pesante, noioso e prolisso: descrizioni specifiche che deviano l'attenzione del lettore da una trama pressocchè inesistente, particolari e dettagli che creano sì un mondo a parte ma che limitano la capacità narrativa dell'opera, una punteggiatura criminosa con frasi spesso lunghe più di 20 righe, periodi troncati a metà e dialoghi che spesso non hanno un senso logico. Sembra quasi una raccolta di racconti diversi messi insieme alla buona con qualche aggiunta qua e là per rendere una specie di continuità. Negli Usa è stato definito un capolavoro, e non stento a credere che da quelle parti lo considerino veramente tale visto la penuria di arte e cultura che hanno. D'altronde ci sarà sempre qualcuno che osservando una macchia di colore si sentirà in dovere di trovarle un significato, e questo a prescendere se ci creda o meno. Da apprezzare è sicuramente la capacità di dare vita a tanti personaggi diversi tra loro e seguire nei dettagli tante vicende differenti, così come la capacità di parlare con cognizione di causa di molteplici materie differenti tra loro. K.L.I. Recensione di: inquietudinedikobal

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    Michele

    06/03/2010 18:36:16

    Questo è un libro per scrittori o aspiranti tali, frequentatori di corsi di scrittura creativa, virtuosi della penna ed affini. Serve ad ottimizzare il tempo e gli sforzi impiegati a tal fine da costoro: più precisamente e molto probabilmente a convincerli ad accantonare pennino e calamaio e a dedicarsi a qualcosa di diverso. Questo è "il" romanzo contemporaneo con cui cimentarsi.

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    mascheradiscimmia

    23/10/2009 22:15:30

    Dà dipendenza .

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    Stefano Monica

    13/10/2009 11:09:49

    L'autore e' un genio e questo non si discute,il libro e' pieno di spunti e riflessioni molto interessanti.Non e' per nulla lineare e alla fine delle 1500 pagine questo disturba un po',il tema della dipendenza e' trattato esageratamente. Consigliato solo a veri lettori, che vogliono investire, una buona dose di tempo, in una lettura diversa,sicuramente impegnativa, non sempre piacevole ma che raggiunge vette altissime.

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    Paolo Pizzi

    16/09/2009 11:17:53

    Capolavoro della letteratura o stralunato viaggio mentale di un folle? Opera universale o prolisso scherzo letterario? Da un punto di vista “tecnico” il diverso stile di Wallace a seconda del personaggio trattato, l'alternare una narrazione in prima persona con quella in terza, l'entrare nell'ottica dei protagonisti con divagazioni da narratore assoluto rendono Infinite Jest senza dubbio un opera unica ed innovativa. Però, come in un film dove si cambia velocemente inquadratura lo spettatore si sente spaesato, allo stesso modo il lettore, con le continue trasformazioni stilistiche del romanzo, si sente disorientato da un'opera all'apparenza sfuocata. Questo disorientamento non consente di creare quel processo empatico che generalmente lega il lettore ai protagonisti della vicenda, nasce così un senso di distacco nei confronti del libro. Contenutisticamente, fa piacere trovare in un romanzo moderno tanta introspezione psicologica, tuttavia se questa non è supportata da fatti e azioni almeno in egual misura la narrazione perde di ritmo, diventa ridondante e si "affloscia su se stessa" , contribuendo a cementare il sopraccitato distacco. Dal titolo un profano potrebbe immaginare si tratti di un'opera intrisa di ironia, ma considerato che sono rese molto meglio le parti tristi/violente (in queste l'autore è ineccepibile e raggiunge vette mai riscontrate in altre opere) che quelle ironiche viene da pensare che il "jest" del titolo non sia un elemento della trama ma una ironica rivincita dell'autore che condanna il lettore, come campione ideale della società che lui disprezza, a leggere per mesi le gesta disorientate e le divagazioni fuori luogo dei suoi personaggi. In sostanza è un' opera che si ricorderà più per l'impegno che per il piacere di leggerla, più per l'allucinata cerebralità dell'autore che per la sua ironia. Non sempre però impegno e fatica dettano i canoni di un capolavoro letterario, non sempre compiaciuta complessità è sinonimo di grandiosità, non sempre innovazione è sinonimo di bellezza.

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    Luca

    15/09/2009 23:35:27

    Le premesse (consigli di amici, recensioni) erano ottime; mai mi sarei aspettato che venissero non solo soddisfatte ma anche superate. Non è certamente un volume per tutti, ma rimanere spiacevolmente colpiti (o peggio ancora impassibili) di fronte a questo capolavoro è quantomeno singolare. Veramente eccezionale.

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    paolo

    23/01/2008 09:19:13

    esagerato, ipertrofico, estremamente ricercato.infinite jest è il (super) romanzo che una volta iniziato non cesseresti di leggere, e terminato non pare abbastanza. don gately è un personaggio che definirei il murphy di beckett al cubo,sgradevolmente amorale e in fondo pieno di dignità,la vera figura anti-eroica,più del co-protagonista (divide questo ruolo con l' "intossicazione da intrattenimento") hal incadenza. infinite jest rimanda al più snello e apocalittico cosmopolis di de lillo e come "montaggio" a un film di difficile digeribilità, per altro, di terry gilliam paura e delirio a las vegas (1998).

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    Gabri

    22/01/2008 16:19:13

    David Foster Wallace è un genio (davvero!) e Infinite Jest è uno dei pochissimi capolavori della letteratura contemporanea. Certo non di facile lettura, comunque consigliatissimo! Chi è in grado al giorno d'oggi di scrivere qualcosa di minimamente avvicinabile?

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    tziu

    10/01/2008 02:45:13

    Ho letto questo Capolavoro circa un anno fa, e ancora spero di imbattermi in qualcosa di altrettanto grandioso. Infinite Jest è un libro "inconsigliabile": la maggioranza di coloro cui lo raccomanderete ve lo tirerà sul capo poche settimane dopo (e vista la ponderosità dell'opera i danni sono assicurati); ciononostante non riesco a non segnalarlo a chiunque ritenga in sintonia col modo di scrivere di Wallace, lo ammetto. Non so aggiungere altro a quanto già scritto da tanti qua sotto, ma semplicemente mi pareva che da troppo tempo latitasse un nuovo commento. D.F.W. ne meriterebbe uno al giorno. P.S.: dopo aver provato a masticare un po' del testo originale, mi levo tanto di cappello dinnanzi a Edoardo Nesi e a chi con lui ha collaborato.

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    Gianfranco

    02/10/2006 14:40:49

    Infinite Jest non è una storia, ma il loop della storia stessa. Non è un romanzo di narrativa, ma un "intrattenimento" puro ed estremo. Il testo collassa in ipetesto, facendo sprofondare la lettura in burroni di significanti. Infinite Jest non è un libro, ma è il rumore che fanno le pagine quando, un volta "finito", lo rigiri per ricominciarlo. Come se fosse l'unica cosa sensata da fare. Un capolavoro, a modo suo (mio).

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    riccardo

    25/09/2006 13:42:01

    stupendo! a chi non è convinto, dico, che certamente non è un libro da leggere senza una certa preparazione (parlo del mondo nei giovani scrittori postmoderni americani, da Moody a Saunders per esempio, e non Palaniuck che certamente è "divertente"e strano, ma leggero: libretti che passano a scivolano via...intrattenimento in alta classe, insomma). Davvero, questo libro è un capolavoro assoluto. tantissimi spunti, mille pagine da incorniciare e rileggere mille volte, denso, ricco e -incredibilemente- spassoso e scorrevole... *domanda: mi pare di aver sentito che Einaudi lo voglia pubblicare di nuovo, nuova edizione e traduzione...perchè? Edoardo Nesi -a mio parere- ha tradotto magistralmente!

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    Angelo

    27/07/2006 01:01:08

    Entusiasta delle ottime recensioni ho buttato 25e. Sarò l'unica voce fuori dal coro ma ho fatto fatica a leggere le prime 100pagg per poi accantonarlo nella libreria. E' un libro ostico, non c'è riga che scorre piacevolmente non perchè sia ermetico alla Kafka ma perchè pieno di nomi di droghe o medicinali che mi ricorda Ellis in American Psycho quando elencava le marche dei vestiti. Irritante. Non gli ho dato 1 per il semplice fatto che è ammirevole lo sforzo che ha fatto il "Dio" (come qualcuno l'ha impunemente apostrofato) per riempire 1400pagg di frasi inutili...

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    mymo

    02/06/2006 01:33:16

    Nella sua continua e feroce battaglia verso le dipendenze perpetrate con salace ironia lungo tutto il romanzo, Wallace rende (inconsapevolmente?) il lettore assuefatto al suo stile, alle sue innumerevoli storie e alla commovente parodia umana dei suoi personaggi. Paradossalmente è lo stesso libro, lo stesso Infinte Jest, fonte di estrema Dipendenza, una sfida a chi ha il coraggio di avvicinarsi senza temere di andare alla deriva e che si trasforma in una seduzione senza fine. Da non leggere assolutamente, nel caso in cui non sapeste come affrontare il vuoto che vi attaglierà una volta terminato.

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    NeroPioggia

    29/08/2005 09:40:57

    Finito. Dopo due mesi di lettura, tra (molti)alti e (pochi) bassi, ho finito questo libro immenso, sia come volume che come contenuti. Parto subito con una piccola critica: 300 pagine in meno non avrebbero stonato, il libro è molto difficile e la sua lunghezza è davvero eccessiva, scoraggiante. I momenti di "stanca" maggiore li ho vissuti nelle parti relative a Gately e nelle note più lunghe. E poi, la costante sensazione che Wallace sia un autore più da racconti che da romanzo.Questo l'unico difetto. Il resto è un libro meravigliso, che probabilmente porterà Wallace dritto al Nobel. Lo stile è originalissimo, una vera boccata d'aria nuova per la narrativa che da anni, stilisticamente parlando, riciclava il passato. E poi, le tematiche. intrattenimento e dipendenza, cosa c'è di più attuale? Per non ripetere quanto già detto negli altri commenti mi soffermo sulla caratterizzazione dei personaggi: è forse la migliore che abbia mai visto. Soprattutto la famiglia protagonista, soprattutto Mario. Che, a causa di problemi nel parto, ha tantissimi problemi fisici, ci viene descritto come un mostro, eppure è la persona più umana di tutte, che da tutti riceve amore incondizionato. E, nonostante le descrizioni fisiche, è il personaggio a cui ci si affeziona di più. Insomma, un libro stellare, anche se ho preferito la raccolta di racconti Oblio, perchè la vera dimensione di Wallace, come ripeto, è il racconto.

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    vulmaro

    28/12/2004 11:30:23

    "[..]la cosa apparentemente si apre con una inquadratura interessante e bellissima di una donna velata che entra nella porta girevole di un grande edificio e vede di sfuggita qualcun altro nella porta girevole, qualcuno la cui vista le fa tremare il velo [..]". A pagine 731 viene svelato l'incipit dell'Intrattenimento, "il samizdat", di Infinite Jest (V), (Lo Scherzo Infinito, V?): l'ultimo film di James O. Incandenza - suicidatosi infilando la testa nel microonde -, a detta della critica "film straordinario" e dal quale scopriamo che è impossibile distogliere lo sguardo una volta iniziata la visione. Le 1434 pagine del romanzo, note comprese, seguono una trama semplice nella quale le vicende riconducono al complesso stato fisico/mentale che guida il destino di ogni uomo: la dipendenza da, e la lotta per domarla - una guerra individuale (mossa dalla volontà solitaria) e/o di gruppo (autorità imposta dal sistema,nutrita dall'empatia generata dall'immedesimazione). "Forse non vediamo l'ora, tutti, di dedicare la nostra vita a qualcosa[..] C'era qualcosa di patetico. Una fuga-da sotto forma di un tuffarsi-in. Ma esattamente una fuga da cosa?". Attorno ai campi della Enfield Tennis Accademy, fra le stanze della casa di recupero per tossicodipendenti Ennet House, per le vie di Boston, si muovono i personaggi con le loro vicende che sempre si incrociano e si intrecciano. Vite talvolta apparentemente diversissime; destini comuni. Nei tre luoghi sopra elencati si muovono rispettivamente i tre veri protagonisti del romanzo: Harold - atleta dotato, studente geniale...con le sue vicende sportive, familiari (figlio di James Incandenza regista e fondatore dell'ETA che coinvolge nel suo progetto gli altri due figli Orin e Mario e la moglie Avril) e personali - , Gately (un tossicodipendente che incontrerà la donna velata..) e un gruppo di separatisti (che vogliono impossessarsi delle copie di Infinite Jest per minare l'imposto ordine politico e rivendicare l'indipendenza dal sistema delle loro terre 'canadesi'). Un capolavoro

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    cristina

    23/08/2004 13:20:33

    la puntualità e la precisione con cui DFW individua i lati peggiori, i più nascosti, la parte più vergognosa dell'essere umano, quella che non vorremmo svelare e che invece contribuisce in modo forse maggiore di ogni altro a renderci così splendidamente e miseramente umani; questo è ciò che mi ha fatto innamorare dei suoi libri.

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    78

    25/06/2004 18:13:57

    Questo libro è un violentissimo calcio nel sedere a chiunque creda che la letteratura sia moribonda o addirittura morta. Siate buoni con voi stessi e con il mondo: leggetelo!

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    Andrea

    28/07/2003 18:04:42

    Wallace è l'unico autore che conosca capace di costruire un periodo unico di una pagina e mezza, senza diventare incomprensibile. Solo per questo meriterebbe di essere letto da tutti. A prescindere da questo -invece- Infinite Jest è uno dei migliori libri che abbia mai letto, profondo, difficile, impegnato (e ivo), divertente e straziante. Fatevi un favore e correte a comprarlo. Dimenticavo, tanto di cappello a Edoardo Nesi (e collaboratrici) per la splendida (e difficilissima) traduzione.

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