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Martin Amis

Traduttore: G. Bona
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1996
Pagine: 436 p.
  • EAN: 9788806139063

Recensioni dei clienti

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    lina

    09/06/2016 20.45.00

    ogni volta (in realtà pochissime) che lascio un libro a metà la prendo come una sconfitta personale. ma questo romanzo è insostenibilmente soporifero.

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    patroclo

    05/05/2006 12.04.30

    un ottimo Amis, uno dei migliori romanzi che abbia come tema i romanzi stessi e gli scrittori. scritto da dio - come Amis ci ha sempre abituato - spesso divertente, ma in ultima analisi, come qualcuno giá ha scritto, una riflessione sull´invidia e sul successo. lo metto tra i capolavori di Amis insieme a "London Fields" - piú ambizioso e complesso ma disuguale (a propós, qualcuno dovrebbe decidersi a ristamparlo) e "Money", il miglior Amis satirico secondo me.

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    Tania

    22/12/2005 14.08.38

    Lo sto leggendo ora, ed è il mio primo Amis. Concordo con quanto scritto da gprbzz@tin.it. La sola differenza è che non sono certa che parlerei propriamente di invidia (anche se sono consapevole che così viene regolarmente indicata). Direi piuttosto che racconta l'amarezza e lo scacco laceranti di una meritocrazia smaccatamente disattesa. Non è esattamente la stessa cosa. Secondo me, chiaramente :-)

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    stefano

    12/11/2002 16.01.00

    Assolutamente deludente. Dopo una grande prova (Money) Amis tenta di ripercorrere la stessa strada, peccato che manchi l'ispirazione e l'immediatezza che hanno caratterizzato il romanzo d'esordio, finendo questo per risultare sempre un poco sforzato.

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    gprbzz@tin.it

    22/08/2001 16.48.42

    Questo racconto lungo è la vivisezione, la scarnificazione, l’autopsia di chi sa scrivere ma non ha successo, nel confronto quotidiano, diuturno, semprepresente ed ossessivo col collega-amico-rivale che non sa scrivere - è un idiota che non ha un’idea originale, che non sa scrivere - eppure ne ha, ne ha comunque giri, ne ha qualunque cosa dica, ne ha con chiunque qualsiasi cosa faccia. E’ un lento viaggio al massacro, giacché è l’invidia il più acre dei veleni. Lentamente intossica e tra spasmi atroci inesorabilmente uccide. Non so dire di più. Io mi sento inadeguato a recensire un libro così bello. Consiglio di leggerlo. Con molta attenzione. 10/08/97

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