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Quando ho letto il libro di Stella e Rizzo “La casta” ho subito pensato a Giorgio Lago. Avrebbe sicuramente telefonato a Stella per fargli le congratulazioni per un libro con un contenuto opportuno ed uscito nel momento politico migliore. Quando ci incontravamo sotto i portici di Castelfranco Veneto, spesso Lago mi incitava ad insistere nella mia monomania antifinanziamento pubblico dei partiti. Il libro di Stella e Rizzo è molto di più, per questo Lago non avrebbe fatto mancare a Stella le sue congratulazioni. La raccolta di alcuni articoli di Giorgio Lago, apparsi su La Repubblica e su quotidiani del triveneto, contenuta in questo libro grazie all’impegno di Paolo Possamai e con la introduzione di Ilvo Diamanti, sono l’esempio di un osservatore svincolato non solo da ideologie ma anche dai sentimenti che accomunavano i tifosi degli schieramenti “perbene” del decennio che va dal 1996 al 2005. Lago aveva notato già dal 2005 i segni dello sgretolamento del bipolarismo. Scriveva il 23 gennaio 2005 (La pressione dal basso espressa dalle primarie) “Una vera e propria rivoluzione sta investendo la politica che con tutta probabilità da oggi non sarà più la stessa. Come primo effetto i due schieramenti cosiddetti bipolari, o di qua o di là, o con me o contro di me, o per fede in Berlusconi o per odio di Berlusconi, sono ridotti a grandi ammassi di groviera. Ogni giorno più bucati al loro interno, roba da esposizione casearia.” Figuriamoci cosa avrebbe detto oggi con lo spappolamento sia della Casa delle Libertà che dell’Unione (ed in parte anche dell’Ulivo). Ritorna alla Politica l’Italia. Il tappo antiberlusconiani/anticomunisti è ormai saltato. Ilvo Diamanti, nell’introduzione, scrive: “era tollerante, un liberale vero, ma sulle idee non aveva incertezze”. Rileggere i suoi articoli ci aiuta a non avere, appunto, incertezze.
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