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Wataya Risa

Traduttore: A. Pastore
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 127 p. , Brossura
  • EAN: 9788806179854

Recensioni dei clienti

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    pino

    05/09/2008 17.11.23

    Anche se è presente una certa originalità nella traccia del racconto e per i giapponesi può darsi che il tema trattato sia abbastanza nuovo; il racconto si trascina abbastanza pur nella sua brevità e non raggiunge certamente le vette di Banana Y. Ho comunque l'impressione che la traduzione non sia impeccabile e faccia perdere parecchio. Non comprendo il milione di copie vendute..

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    Laura

    14/04/2007 14.56.59

    Storia breve, ma tutto sommato mi è piaciuta.

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    Maddalena

    19/12/2006 16.41.38

    Trovo che questo libro sia molto ben scritto , non l'ho letto in traduzione italiana , ma in lingua originale , ma l'ho trovato davvero un libro interessante trovo che l'autrice sia un autentico talento che riesce in poche pagine a incantarti. Quello che maggiormente colpisce è la massima semplicità in cui si indaga sulla nuova generazione giapponese mettendo a confronto un adolescente e un bambino che si trovano a vivere la stessa esperienza seppur breve che crea un punto di contatto. Personalmente lo consiglio anche se in italia c'è ancora poca attenzione per i giovani scrittori giapponesi.

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    Ludwig Johann

    10/04/2006 23.30.08

    Si potrebbe opinare lungamente sulla ragion d'essere di questa pubblicazione, in un contesto editoriale che pure si mostra alquanto insensibile, non solo al "corpus" storico della letteratura giapponese nel suo insieme, ma persino ad alcuni ovvi luoghi della produzione novecentesca (cfr. anche sotto). Il racconto è in sé piuttosto ingegnosamente concepito, abile nello scansare le peggiori banalità del rapporto tra mediazione tecnologica ed "autenticità" individuale, non privo di un certo humour amaro e penetrante; resta da comprendere se ciò costituisca merito sufficiente. Al riguardo è quasi certamente improprio il rinvio ad una ipotetica continuità con l'opera di Yoshimoto Banana. Diverse sono le motivazioni e manca soprattutto l'ascendenza in quella esasperata centralità della coscienza percettiva, estetica ("nuova sensibilità" o "neosensismo" se si vuole), promossa da Kawabata e riconosciuta (dallo stesso Giorgio Amitrano) come influente, seppur con altra forma e qualità, anche nella scrittura della Yoshimoto. Prescindendo poi dal giudizio di valore, si deve osservare come la qualità dell'operazione editoriale sia a dir poco imbarazzante: la traduzione incespica in molti di quei riferimenti alla "pop culture" ("Vagabond", Utada Hikaru cui è attribuita un'identità maschile) che costituiscono la più evidente coloritura stilistica del testo. La "perla" più significativa resta peraltro il richiamo, in quarta di copertina, ad una davvero mirabolante "attenzione di Dazai Osamu" nei confronti dell'autrice. Questo "nostro" grande artefice dello shi-shosetsu, sin troppo ignorato in Italia, è scomparso quasi sessanta anni fa...

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    Shary

    02/03/2006 20.55.33

    nn e male xe alcuni pezzi mi prendono, ma la storia e troppo corta sfugge via, la trama regge ma appunto la vicenda e troppo corta e nn da il tempo al lettore di ambientarsi.

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    emanuela

    28/02/2006 20.05.41

    Che dire, è un libro che stupisce, leggero, così leggero che si legge in un pomeriggio per staccare un po' dalla realtà. Una scrittura molto semplice e scorrevole, firzzante e con qualche interessante introspezione. Ma non venitemi assolutamente a dire che è la nuova Banana Yoshimoto. La ragazza deve farne di strada...e di libri!

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    Ren

    23/02/2006 19.03.46

    Una nuova presa in giro da un editore che ultimamente ce ne regala non poche, e nel giro di pochi giorni questa fa il paio con il romanzo di Simona Vinci. E' un libretto, ma libro breve non dovrebbe significare libro insulso, vecchio, superato. Sesso e internet per colpire il lettore è trucco ormai vecchio. Da dimenticare.

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