Le invenzioni della notte

Thomas Glavinic

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Traduttore: R. Cravero
Editore: Longanesi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 4 ottobre 2007
Pagine: 376 p., Rilegato
  • EAN: 9788830424722
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Le invenzioni della notte

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Gaia la libraia

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In un normalissimo mattino di luglio, Jonas si sveglia nella sua casa di Vienna. Dopo il solito caffè, scopre che la televisione non funziona, internet non va, il giornale non gli è stato consegnato, e il telefono della sua fidanzata continua a suonare a vuoto. Perplesso, esce per andare al lavoro, ma dopo qualche passo si rende conto che c'è un silenzio innaturale, e si accorge di essere l'unico per strada. In breve arriva alla sconcertante certezza di essere rimasto solo al mondo: uomini e animali sono scomparsi dalla faccia della Terra, come se nella notte si fossero volatilizzati. Unica presenza reale del romanzo, gli oggetti fisici sembrano trasformarsi in rettili freddi che lo osservano, silenziosi e immobili, una minaccia che percorre il romanzo con una violenza sottile, mai sopita. E mentre la paura di essere solo si trasforma nella paranoia di non esserlo, i sogni del protagonista travalicano la realtà, si mescolano ai ricordi, e Jonas comincia a dubitare della propria mente, risucchiato in un vortice di delirio e disperazione che lo trascina verso l'inevitabile.
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    Emanuela

    22/06/2010 12:51:50

    Un semplice espediente per mettere il lettore a confronto con la solitudine: quella che ciascuno di noi sperimenta le rare volte che raggiunge la profondità del proprio essere, quando si trova davanti alla morte. La risposta che ognuno dà riflette il livello di consapevolezza raggiunto in relazione alla propria spiritualità, che quindi sarà noiosa, spaventosa, imperscrutabile o divina. Per me meravigliosa.

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    Lomax

    31/10/2008 11:12:57

    Si tratta, a mio giudizio, di un intrigante esperimento narrativo, che come tale va letto (e giudicato). Perché nella (voluta) esasperazione del niente, l'autore ci lascia liberi di dare un senso al vuoto e al silenzio di queste 376 pagine. E senza bisogno di spiegazioni o giustificazioni ci proietta nel mondo di Jonas, che forse (almeno in parte) potrebbe appartenere a ciascuno di noi.

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    karla

    04/06/2008 13:20:20

    Raga io non ho mai mollato un libro a metà,ma "le invenzioni della notte" rischia fortemente di prendersi questo primato!!L'idea era ottima,c'ho pensato per giorni,mi son messa nei suoi panni,ho vissuto con lui i primi momenti di solitudine,mi appassionava pure..ma alla decima autoripresa che si è fatto nel sonno ho proprio ceduto!!LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CHE LO COMPRATE

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    Filippo (Cesena)

    15/02/2008 00:11:43

    NON COMPRATELO.Il peggior libro che abbia mai letto.376 pagine di noia,riempite tanto per far volume con descrizione di particolari inutili,pagine tutte uguali sopratutto dalla prima verso la metà del libro,lui che vaga a piedi e in macchina,registrazioni..sempre uguali,una noia terribile che ti blocca la lettura ogni 10 pagine consecutive.L'idea di base è carina ma è sviluppata malissimo.Inesistente profilo psicologico del protagonista che invece vista la trama e la situazione dovrebbe avere assolutamente per dare sostanza al libro e credibilità.Lo stile di scrittura è pessimo,frasi corte,cortissime,uno stile che stoppa la lettura continuamernte "grazie"ad un uso eccessivo e sprecato e mal condotto della punteggiatura e rende pesante la lettura,tutt'altro che fluida.SCONSIGLIATISSIMO a tutti e sopratutto a chi si avvicina per la prima volta al mondo dei libri,potrebbe decidere di rimanere lontano dalla lettura..

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    nini11

    29/01/2008 11:30:33

    Finalmente dall'Austria un libro che lascia il segno, grazie a un protagonista che con l'andare delle pagine diventa sempre più persona vera, grazie a pensieri e ricordi ai quali è possibile addirittura affezionarsi, grazie a una scrittura scorrevole e quasi mai noiosa. E il tutto in un'atmosfera inquietante e affascinante al tempo stesso . E l'assoluta mancanza di volgarità gratuite, cosa rara di questi tempi.

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    Francesco

    13/12/2007 17:01:16

    Complimenti all'autore della quarta di copertina: davvero mozzafiato. Un capolavoro del marketing. Il libro, in compenso, è un concentrato di nulla. per almeno 3/4 non succede un fico secco e non si può giustificare tutto con la scusa del nichilismo della vita moderna, su. 300 pagine di traslochi, fruscii nel vento, e videoregistrazioni del buio. Dentro di te cresce la sensazione (e la rabbia) che l'autore abbia usato DI TUTTO come riempitivo: "L'autunno veniva in ottobre. E poi veniva noveMbre. Dicembre.Gennaio. Trenta giorni. Trentuno. E ancora trentuno." Ma l'apice del sublime lo tocchiamo col gioco delle differenze fra due vignette: "L'errore numero 1 era un dito mancante al grassone nella figura di destra. L'errore numero 2 era un motivo sbagliato nel pavimento. L'errore numero 3, un'ombra sul berretto del mingherlino. Un doppio mento di troppo era l'errore numero 4, un tacco sporgente alla scarpa del magro il numero 5." ...e alla fine di ogni capitolo, ciò che con tutte le tue forze vorresti gridare al mondo è solo una cosa: STICA'...!

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    Massimo

    13/12/2007 16:14:34

    Un incubo, un vero incubo sotto forma di romanzo. Come tutti gli incubi, repellente e affascinante al tempo stesso. Come tutti gli incubi, non si vede l’ora di risvegliarsi….

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    Mirco Ficola

    15/11/2007 22:19:51

    Un libro che è testimonianza della solitudine moderna, dell'angoscia e delle fobie umane. Il protagonista che all'improvviso si trova solo al mondo, con a disposizione tutto ciò che il "sistema" è in grado di offrirgli (auto, moto, ristoranti,) ai limiti della "bella vita" solitaria e dell'anarchia esistenziale si inventa le riprese di se stesso mentre dorme creando un "altro" che non esiste ma con il quale, pur essendo "finzione", si rapporta. La sua solitudine, il suo trovarsi solo in città che mettono a disposizione tutto ma che sono "vuote" di persone, di gente, sono lo specchio della condizione dell'uomo di oggi, almeno di quello occidentale: qualunque ricchezza, qualunque oggetto ritenuto prezioso, stili di vita elevati non appagano la persona che, appunto, si rinchiude nella solitudine e nell'angoscia. Queste ultime generano fobie, illusioni, allucinazioni, in una spirale a crescita esponenziale che non sembra trovare sbocco se non nell'atto estremo. Questo è anche un libro sull'egoismo di un novello "extraterrestre" di finardiana memoria che trova un momentaneo rifugio nei ricordi, nei momenti trascorsi con la moglie Marie, nell'inventarsi cosa avrebbe potuto essere se le cose fossero andate diversamente. E così le pillole diventano un momentaneo approdo di pace, un fugace flash onirico. Un angosciato libro dei nostri tempi, sui nostri tempi. Da leggere e su cui riflettere.

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    piero colucci

    10/11/2007 17:13:28

    Una idea vecchia come il cucco (da Matheson in poi «l'ultimo uomo sulla terra» è un classico della letteratura di genere) che però non smette mai di emozionare. L'autore austriaco è bravissimo nel descrivere la solitudine del protagonista e, soprattutto, a disseminare tracce qua e là inquietanti che - giuro! - faranno sobbalzare parecchi dal proprio giaciglio (io l'ho letto prima di dormire, e siccome all'eroe capitano strane cose mentre dorme, per giorni non sono riuscito a chiudere occhio). In più il romanzo prende a metà libro una deriva 'esistenzialista' che non scontenterà nemmeno i puristi della letteratura 'alta'. In soldoni, soldi spesi davvero - ma davvero - bene!!!

Vedi tutte le 9 recensioni cliente
Jonas si sveglia una mattina d'estate a Vienna e si rende conto di essere l'unico essere vivente rimasto: tutti gli umani e gli animali sono scomparsi. Con il passare del tempo saprà, senza mai scoprirne il motivo, di essere l'unico al mondo. Che i suoi tentativi di capire, di registrare una qualche forma di vita, di superare la solitudine ci avvincano senza un dialogo, uno scambio interpersonale, un vero avvenimento, dimostra la bravura di Glavinic, giovane austriaco alla sua quarta prova, che nel frattempo ha raggiunto la notorietà sulla scena letteraria di lingua tedesca con un romanzo in cui descrive la gestazione di questo libro. Jonas reagisce all'assurda situazione con grande coraggio, esplora il mondo circostante e addirittura va in Inghilterra a cercare la sua fidanzata, percorrendo in moto il tunnel della Manica, ma i suoi tentativi sempre più ossessivi di registrare qualcosa, soprattutto la notte mentre dorme, non portano nessuna prova conclusiva. Rimangono alcuni deboli indizi: sull'attaccapanni c'è una giacca sconosciuta? Le scarpe al mattino sono disposte diversamente, chi ha scattato la polaroid mentre dormiva? Il titolo è una metafora, ed è tradotto ottimamente come il romanzo (l'originale recita Die Arbeit der Nacht: Il lavoro/lavorio della notte): Jonas non sopporta più la notte, le cose incomprensibili, l'oscurità, il mistero, e si crea un Doppelgänger,registrando se stesso mentre dorme, occasionalmente affetto da sonnambulismo.Glavinic, campione di scacchi fin da bambino, lo ha definito un romanzo esistenziale (non può esistere l'io senza il tu), altri hanno usato le categorie del brivido e della fantascienza; è un storia sulla solitudine, la paura, la pazzia, la notte e il silenzio che ci tocca da vicino. Marina Ghedini
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