L' isola dell'angelo caduto

Carlo Lucarelli

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 4 maggio 1999
Pagine: 218 p.
  • EAN: 9788806147426
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Descrizione

Gennaio 1925. Mentre il Duce si assume alla Camera la responsabilità del delitto Matteotti, su una sperduta isola italiana, sede di una Colonia penale per delinquenti comuni e prigionieri politici, viene trovato il cadavere di una camicia nera. A indagare su questa morte, e su quelle che seguiranno, è chiamato un giovane commissario senza illusioni, né fascista né antifascista, un piccolo malinconico eroe involontario. Ha una moglie resa folle dalla tristezza, dalla solitudine e dagli influssi malefici che aleggiano sull'isola. Che sembra intanto sprofondare in una sorta di incantesimo sempre più insondabile, tanto che forse, ormai, allontanarsi è dawero impossibile...

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Recensioni dei clienti

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    Amelia

    19/05/2014 18:06:43

    Io l'ho trovato bellissimo, l'ho letto due volte e la seconda volta l'ho apprezzato ancor più della prima. Molto diverso dagli altri libri di Lucarelli.

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    Andrea

    06/07/2009 17:31:37

    Io penso che "l'isola dell'angelo caduto" sia il migliore tra quanto ho letto di Lucarelli. L'autore ci offre un romanzo che è, in parte storico ed in parte "noir"...forse l'unico realmente noir scritto dall'autore e, comunque, il più originale.

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    massi

    13/12/2008 15:30:20

    Il miglior libro di Lucarelli.

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    m.silvia

    29/09/2008 13:03:25

    Non so..mi ha lasciato un pò così. Non è male..è molto particolare, certi personaggi sono delineati proprio bene, altri invece sono descritti troppo superficilamente. Anche il finale..un pò forzato secondo me. é il primo libro di lucarelli che leggo ma ..credo che ne comprerò un altro..

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    fabio j.

    19/11/2004 19:56:26

    Lucarelli resta un ottimo scrittore, ma questo libro mi risulta indigesto. La mentalità fascista dei personaggi ancor di più.

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    Mary

    11/11/2003 21:12:35

    Il miglior libro di Carlo Lucarelli. Almost Blue non è un gran ché, in confronto!

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    Virginia

    30/08/2002 09:39:36

    Non è un capolavoro, ma è scritto molto bene: La vicenda è emozionante.

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    Emanuele

    04/08/2002 19:34:38

    Non è sempre lineare; in alcuni punti ho impiegato un pò a capire quale fosse il protagonista delle azioni narrate. Il finale comunque chiarisce tutto, ed è sopprattutto un finale a sorpresa.....sembra banale, ma quanti gialli terminano in maniera banale ed ovvia ( e magari rimangono fra i libri più venduti per mesi?). Magistrale il capitolo in cui vengono descritti tutti i tipi di suoni possibili generati dal vento associati a strumenti musicali e la troncatura finale con l'ufficiale impiccato.

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    francesca

    08/07/2002 08:47:55

    Ha delle belle pagine, indubbiamente. Ma nel complesso il romanzo è un polpettone noioso, poco avvincente, con personaggi mal delineati, a volte persino risibili. Un po' di originalità non guasterebbe, ma Lucarelli non scrive un romanzo originale dai tempi di "Guernica". Insomma, una vera e autentica noia!

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    Rugiada

    23/06/2002 21:38:52

    Lucarelli in queste ore di compagnia, con cui mi sono intrattenuta con il suo libro, è stata una conoscenza inaspettata. Non conosco la sua arte narrativa passata ma in questo libro ho conosciuto liricità e realtà tessuti in senso adulto e consapevole. La nostra bestialità perfettamente descritta. Complimenti.

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    Rosanna

    26/09/2001 21:40:12

    Un romanzo crudo, vero, tanto realistico da trasportare la mia immaginazione sull'isola maledetta:Il romanzo più coinvolgente e significativo che abbia letto quest'anno.

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    Debora Rossi Astolfi

    11/04/2000 12:55:34

    Bella l'ambientazione storica quanto l'inquietante atmosfera dell'isola. Un bel libro che si legge tutto d'un fiato. Chi ha detto che il giallo italiano non vale niente?

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    Carla Laghi

    16/03/2000 09:44:03

    Questo libro è bellissimo esprime delle emozioni. La parte più bella è quando fanno l'amore.

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    paperonero

    18/08/1999 12:25:55

    Il romanzo (non e' solo un giallo, come d'altronde sono sempre "veri" romanzi tutti i suoi lavori di ambientazione fascista) e', ad oggi, il suo capolavoro, nel senso etomologico del vocabolo. Buona struttura, buono studio della psicologia dei personaggi e, come in tutti i suoi gialli "storici", ambientazione accurata, ironica e realista al tempo stesso. Ottimo, dunque, e consigliabile a chiunque abbia interesse per un periodo del nostro passato che l'autore ha studiato "seriamente" (e si vede!) e che normalmente e' negletto. E' il miglior romanzo della "serie storica", serie nettamente diversa (e nettamente migliore, a mio avviso) dagli altri suoi romanzi (che ho letto, per curiosita' all'inizio, per simpatia per l'autore poi, senza alcun godimento, apprezzandone soltanto l'impegno stilistico di sperimentazione.

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recensioni di De Federicis, L. L'Indice del 1999, n. 07

Chi ha apprezzato la serie storica dei polizieschi di Lucarelli e la figura ambigua del commissario De Luca, poliziotto in crisi alla fine del fascismo, sarà subito attratto da un nuovo caso di "indagine non autorizzata" (vecchio titolo dello stesso Lucarelli) e da una nuova figura di poliziotto tormentato dallo zelo; un commissario triste e senza nome, che fa il suo mestiere in un'isola, immaginaria e senza nome, nel gennaio 1925, proprio mentre Mussolini a Roma perfeziona la presa del potere. Ma, se quel che cerca sono le colpe della politica, avrà una delusione. Lucarelli infatti ha spostato via via il suo interesse dal giallo verso il nero, dal corso ingegnoso dell'indagine alla scena fissa dell'orrore, dal delitto come compendio e metafora storico-sociale alla morte come irrimediabile evento osceno.

Qui, nell'Isola dell'angelo caduto, ha slabbrato con una certa sprezzatura la storicità in (volute o no) inesattezze, e se ne è servito appena per il disegno di un orizzonte dentro il quale render plausibile la presenza dell'isola: colonia penale e posto di confino con disgraziati abitatori, sovversivi e camicie nere, spie e sbirri, forestieri eccentrici e rustiche vite indigene. Tutti vulnerati dall'esistenza; e le donne poi, tutte vittime del sesso o della follia. Il federale con la moglie, il capomanipolo Mazzarino, il finto inglese Santana che pratica culti satanici, il confinato illustre Valenza già anatomopatologo e professore, la spia Zecchino, la serva Martina, il farmacista, la levatrice: c'è fra di loro chi muore e chi uccide.

Quel che trova il lettore, qui non è la ragion di Stato del delitto Matteotti, ma sette delitti sragionati che con straordinarie modalità in breve tempo, cinque giorni soltanto, imprimono sull'isola il sigillo di cupo emblema dell'umana e malata natura. Inoltre può apprezzare, se ne ha il gusto, una riconoscibile intertestualità, una costellazione di stereotipi a cui Lucarelli attinge variandone gli incroci. E incominciando dalla situazione fondamentale, l'isola, luogo canonico di memorabili esperimenti e spaventi, luogo comune del romanzo d'avventura, anche visionaria e mentale.

A tale copiosa tradizione, suggerita dal titolo, Lucarelli associa però la diversa e più familiare tradizione memorialistica dei veri confinati politici, facendoci venire in mente ora Dante e Umberto Eco, ora Amendola e Spinelli. Dagli attriti ricava effetti speciali e con cresciute ambizioni letterarie. Sono evidenti, queste, soprattutto nelle tecniche di scrittura. Quando si tratta di cielo mare vento, la scrittura è dilatata e rallentata e, a forza di aggettivi e paragoni, crea un'innaturale e irrealistica (diabolica? o, peggio, poetica?) animazione della natura. Ma quando il vento, che nella colonia penale dappertutto soffia e fischia, cessa almeno sulla pagina e cede spazio alla rappresentazione dei corpi, allora anche la scrittura cambia e appare mirata a gesti e posture (e peli, umori), a una fisicità esatta e greve che esclude il lirismo. La scrittura di Lucarelli è violenta sui corpi, perché il suo tema è l'uso violento dei corpi. Ecco il fondo del libro. Dentro il citazionismo e dentro gli schemi convenzionali del genere (delitti a catena in una specie di "camera chiusa") Lucarelli lascia scorrere il nastro della paura, traendolo direttamente da uno strato dell'immaginario attuale, là dove stanno sgozzamenti e mutilazioni, trapianti ed espianti.

Qui, nell'isola immaginaria e primigenia, in un paese rupestre di pastori e pescatori, l'apertura dei corpi avviene con la terribile spinta del coltello o a mani nude. La più raccapricciante è nell'autopsia di un assassinato (e il commissario infatti vomita); la più esposta è nell'agonia di un mulo squarciato dalle zanne del cinghiale: ne vediamo le budella che tremano e, chinandoci bene (così fa Mazzarino), il cuore che pulsa affannato finché si ferma. Nel far provare al lettore il dispiacere d'essere un corpo, Lucarelli è bravo e temibile.

Lidia De Federicis


"... attraversò il giardino e poi giù lungo la strada che portava al paese, dove non c'era vento e quella canzone, saltellante, assurda e isterica, non si poteva sentire più."

Gennaio 1925: muore un miliziano fascista, una camicia nera. Apparentemente si tratta di un incidente: l'uomo è scivolato su una roccia ed è precipitato, morendo sul colpo per la caduta. Ma le cose non sono così semplici come potrebbero apparire: innanzitutto proprio perché si tratta di un fascista, poi perché il fatto è accaduto su un'isola, non ultimo, infine, per la professione svolta dall'uomo, il camerata Miranda, in forza alla Colonia penale che ha sede sull'isola. Non può essere morto di notte, perché l'alta marea l'avrebbe portato con sé, e come può essere scivolato di giorno, quando il precipizio è ben visibile e quindi facilmente evitabile?

La Colonia penale dell'isola ha un nome "poco adatto, Capo d'Angelo, uno scherzo di nome, perché era nata come carcere per i ribelli. In realtà, in origine il luogo si chiamava diversamente, Capo dell'Angelo caduto, per via di una leggenda che voleva che uno degli angeli ribelli fosse precipitato proprio lì, su quella parte di isola, cadendo dal cielo."

Tra confinati e miliziani, abitanti dell'isola e personaggi di passaggio, iniziano le indagini di un commissario intelligente e preparato che immediatamente capisce che l'incidente non è tale e che dietro questa morte apparentemente accidentale forse si nasconde un omicidio e chissà cos'altro. E quando si trova un altro morto, Zecchino, un informatore molto conosciuto...

Confino politico e valutazioni sul regime si confondono con la quotidianità, la difficoltà di superare i piccoli e grandi problemi del vivere, che per il commissario sono costituiti da una moglie esaurita e depressa, chiusa in se stessa, in volontario isolamento, e dalla possibilità e dal desiderio di un trasferimento visto come l'unica possibilità di salvezza. Ma gli eventi incalzano e la vita, in fondo, prosegue nella direzione di sempre.

Come suo solito, anche questa volta Lucarelli ha ricreato un ambiente anche attraverso una colonna sonora di riferimento, legata al tempo in cui si svolge la vicenda (anzi, come lui stesso scrive, leggermente successiva, 1931, ma non è importante...). È una canzoncina che diviene ossessionate per il protagonista, la celebre Ludovico (ricordate? Ludovico, sei dolce come un fico / più vero amico / di te non ho...), un motivetto che inevitabilmente cantiamo in sottofondo ogni volta che viene nominata (e avviene sovente) nelle pagine del romanzo. Ludovico è la traccia della storia, è il binario in cui si incanala, è la parte surreale della vicenda, ed è anche il finale.

Lucarelli è ormai un grande esperto nel narrare storie "gialle", misteri complicati. Ha "fatto scuola" con molti suoi lavori precedenti ed ora con la sua trasmissione televisiva, Blu notte, dedicata appunto a omicidi irrisolti, misteriosi, difficili da decifrare e ancor più nebulosi nel momento in cui si vuole dare un volto ai colpevoli. Avevamo già parlato di lui in occasione dell'uscita del suo precedente romanzo, Almost Blue. Era il 1997. Nel frattempo ha abbandonato quel tanto di "genere" che lo legava di più a quella corrente che superficialmente veniva definita di scrittori cannibali, ha deviato il suo percorso verso una narrativa più completa, più raffinata e ancor più interessante. Nel 1998 abbiamo ancora presentato due suoi lavori, Compagni di sangue (cronaca delle vicende del Mostro di Firenze, scritto a due mani con Michele Giuttari) e Autosole che si discostava molto dal precedete romanzo e poteva sembrare (e forse era) più un divertissement in forma di raccolta di racconti tra loro intrecciati. Ora Lucarelli torna all'antico amore del giallo, dell'indagine (svolta in modo impeccabile), della narrativa noir. Ma soprattutto con questo nuovo lavoro, troviamo un autore "maturo", consapevole del proprio talento e capace di offrircelo senza eccessi e senza mistificazioni.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Da allora, anche anni e anni dopo che gli eventi si furono conclusi, conclusi e mai dimenticati, ogni volta che guardava il mare, e vedeva la schiuma di un'onda spaccarsi su uno scoglio, e sentiva le gocce che si schiacciavano sul vetro della finestra a cui appoggiava la fronte, ogni volta, ovunque si trovasse, gli tornava in mente la notte che arrivò sull'isola.
Era così buio quella notte che il cielo e il mare erano la stessa cosa, talmente neri e stretti e lucidi che sembrava di stare sospesi nel vuoto. E se serrava le palpebre, e le copriva con la mano, e premeva, forte, lo spazio che vedeva dietro agli occhi, cieco come quello in cui si formano i pensieri, era nero come quel mare e quel cielo, infinito e nero. E anche il sale che gli toccava le labbra, e quel sapore sottile di petrolio e motore e il sospiro appena soffiato del legno che sfiorava il mare sembravano venire dal niente e svanire subito nel silenzio opaco e nell'odore immobile di quella notte. Mentre sedeva rigido in fondo alla barca, schiacciato dalla nausea e dall'angoscia, sentiva Hana rabbrividire di un freddo innaturale e stringergli il braccio, attaccata a lui come se avesse paura di cadere in acqua.
C'era luna piena quella notte ma non la si poteva vedere, così nascosta dietro alle nuvole blu che gonfiavano il cielo. Solo ogni tanto un riflesso riusciva a passare tra quelle nocche strette come pugni di piombo e a scivolare veloce e livido sull'increspatura di un'onda. E vicino all'isola la nebbia era un velo umido e nero, che striava il buio rendendolo più fitto, appena un po' più scuro là dove iniziava il molo.
Appena mise piede sulla banchina, un brigadiere si staccò dal nulla e gli corse incontro alzando la lucerna. Quasi gli schiacciò addosso il volto, allungato e scavato come un teschio dalle ombre rosse della fiamma a carburo.
- Benvenuto, commissario, - continuava a ripetere, il braccio teso a prendergli di mano la valigia, - benvenuto sull'isola, buona permanenza all'Eccellenza Vostra e alla Signora.
Fu allora che lui strinse Hana per le spalle e le sussurrò all'orecchio: - Vedrai, vedrai che non sarà per molto, Hana, vedrai, vedrai, - sempre più forte, sempre più forte, sempre più deciso, finché non le vide tremare un sorriso sulle labbra, anche se breve e livido e incerto, e svanire rapido nel buio, come un riflesso di luna in quella nebbia nera.

Il primo giorno

Uno.

C'era qualcosa nel vento. Se girava il volto su una spalla l'aria del mattino gli scivolava silenziosa sulla fronte appena riscaldata da un sole liquido e giallo come il tuorlo di un uovo vecchio. Ma se lo piegava sull'altra, allora il vento gli riempiva la testa, fischiava contro un timpano e gli portava quella voce, quella nota più acuta e dissonante che si confondeva con i sibili ruvidi dell'aria in movimento e ne usciva all'improvviso con un salto, a metà tra un gemito e un singhiozzo. Non pensò cos'è quel suono, perché lo conosceva bene, era una canzone e veniva da dietro una finestra chiusa di casa sua, una canzone stupida, che ripeteva Ludovico sei dolce come un fico e lo ripeteva all'infinito, e allora lui piegò la testa sulla spalla, per non sentirla, e sarebbe rimasto così anche tutta la mattina se non fosse stato per l'ombra scura che si era allungata, silenziosa e rapida, sul giornale che con le mani aperte teneva steso sulle ginocchia.
Era il profilo obliquo di un uomo che tagliava a metà il titolo al centro della pagina, LE DICHIARAZIONI DELL'ONOREVOLE MUSSOLINI ALLA CAMERA, e anche le tre righe sotto, più piccole e scolpite in un corsivo grassoccio, dai bordi arrotondati: La chiusura senza discussione né voto. L'assemblea sarà riconvocata a domicilio. Un chiarimento entro 48 ore. Il commissario alzò lo sguardo, forzando indietro il mento, sulla spalla, così tanto che il vento gli entrò nell'altro orecchio, fischiandogli Ludovico. Socchiuse gli occhi, per il riverbero del sole. Oltre la siepe del giardino, indistinta e sfocata sui bordi come una fotografia scattata controluce, la sagoma dell'uomo che si era alzato sulle punte per leggergli alle spalle tornò ad abbassarsi sui talloni.