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Questo film è stato sottovalutato dai media italiani e dobbiamo ringraziare Medusa che ci ha creduto e lo ha distribuito, altrimenti difficilmente avremmo mai potuto vederlo. La storia infatti tratta di uno dei più cruenti eccidi di tutti i tempi, che per anni la propaganda comunista aveva cercato di attribuire ai tedeschi, fino al 1989 quando, dopo la caduta del muro, emersero le carte della verità. Un'operazione storica dell'ottimo Wajda che cerca di scardinare quel terribile principio secondo il quale solo il nazismo è stato il male assoluto, dimenticando che il comunismo è l'altra faccia della stessa medaglia. Consigliatissimo per tutti coloro che ancora credono in quell'ideologia che ha provocato milioni di morti. Unica pecca, inevitabile, è che il film nel suo complesso risulta un pò pesante, al contrario magari di "Le vite degli altri", più incentrato invece sulla storia dei personaggi.
Curiosa e triste, la parabola di Wajda: è stato per un po' la voce critica del cinema polacco, adesso è diventato il cantastorie nazionale. Finito il talento, arriva l'incenso. Questo tronfio polpettone para-televisivo dal ritmo elefantiaco non ha alcuna preoccupazione cinematografica: conta solo la retorica patriottica, il martirologio dei giovani eroi da cui trarre esempio, la predica dei sacri valori dio-patria-famiglia. Basta la scena dell'eccidio per accorgersene: è talmente didascalica, compiaciuta e insistita da arrivare al grottesco. E' in tutto e per tutto un prodotto culturale dell'epoca Kaczynski, diverso dalla spazzatura berlusconiana soltanto per il nome di un regista un tempo valido e ora bollito appiccicato sui titoli di testa. Puntualmente, a testimoniare come il degrado intellettuale di inizio millennio non conosca frontiere, una buona fetta dei critici italiani c'è pure cascata (come i pochi commentatori qui sotto). Una prece.
Grande lezione di storia che conferma che la verità non ha colori. Film niente affatto confuso, molto incisivo.Ottima la musica e le scene. Montanelli come sempre disse la verità, Napolitano e Macaluso che adesso scrive sul riformatorio, no
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