Un killer tra i filosofi

Philip Kerr

Traduttore: A. Terzi
Editore: Passigli
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 18/04/2003
Pagine: 305 p., Rilegato
  • EAN: 9788836807840
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    C.L.

    16/06/2017 20:30:02

    Ho letto la prima edizione, nel 1993: lo trovai un romanzo davvero sensazionale, quasi geniale. La trama è stupenda, la descrizione dei personaggi e del futuro (che ora è diventato passato) molto dettagliata; lo stile narrativo era una novità all'epoca, con un capitolo che racconta lo svolgersi delle indagini da parte della protagonista ed un altro scritto in prima persona dall'assassino, che inframmezza ogni parte del romanzo con considerazioni personali e descrizioni della propria quotidianità, quasi a sfidare il lettore ed il romanzo stesso, in una sorta di interruzione della trama che costituisce un contraddittorio con quanto si afferma via via nei capitoli. Un romanzo che non si riesce a smettere di leggere. Peccato non se ne sia mai tratto un film, perché il materiale era perfetto per una trasposizione cinematografica. Speriamo che prima o poi qualcuno se ne accorga.... Compratelo e leggetelo. E magari regalatelo.

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    Nazario

    03/07/2003 08:51:18

    Il DNA dovrebbe essere il codice nascosto della nostra vita, della nostra individualità; ma manca di privacy. Anzi, mostra a tutti come siamo: dall’aspetto fisico ai caratteri della personalità. Non solo il presente, ma anche il nostro divenire. Qualcuno potrebbe leggervi le predisposizioni alle malattie e forse anche l’età della morte! Qualcun altro potrebbe interpretarvi il pensiero. Nell’ultimo decennio la genetica ha decuplicato le scoperte. L’uomo è stato clonato! È vero, la comprensione del “Genoma” aiuta a guarire le patologie rare; ma la ricerca non è sempre filantropa. Le ricerche dei biologi sono finalizzate anche a stabilire relazioni tra il DNA ed i comportamenti antisociali dell’individuo. Non sorprende, perciò, se anche la criminologia moderna utilizzi l’archivio dei codici genetici per la risoluzione dei crimini. In questo contesto, si è aperto il dibattito sull’impiego corretto dei “fattori genetici nel crimine”. In Inghilterra, c’è una proposta di legge per schedare geneticamente ogni bambino fin dalla nascita. Questa notizia sembrerebbe aver allarmato e scatenato la fantasia di Philip Kerr: l’autore inglese del romanzo. Il libro rielabora e ripropone in chiave tecnologica il mito lombrosiano, il modello “dell’uomo dalla faccia da galera”. La famosa teoria antropologica fondata da Cesare Lombroso, psichiatra torinese, che negli anni venti si proponeva di individuare i delinquenti da alcune caratteristiche somatiche, e postulava che in questo modo fosse possibile non solo punire, ma soprattutto prevenire i crimini. Facile ridefinire, oggi, quell’idea associandovi le conoscenze sul DNA. Facile per la genetica offrire a quell’antica dottrina, la valenza scientifica per imporsi. Nel racconto, Philip Kerr descrive un futuro (2013) fosco ed inquietante. Narra di una società multirazziale violenta, votata alla repressione. Chi sbaglia è condannato al coma punitivo, una specie di ibernazione fatta per via endovenosa. L’idea del libro ruota intorno alla scoperta che soltanto gli uomini hanno una specifica

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