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Marie NDiaye

Traduttore: A. Conti
Editore: Giunti Editore
Collana: Scrittori Giunti
Anno edizione: 2016
Pagine: 400 p. , Brossura
  • EAN: 9788809786110

Un brano dell'intervista di Anais Ginore a Marie NDiaye su La Repubblica

Le dà fastidio quando viene presentata come una scrittrice di origine africana?
«Sì, molto, semplicemente perché non sono africana. Mia madre è francese, è lei che mi ha cresciuta. Solo mio padre è del Senegal ma non l’ho praticamente conosciuto. Forse è una storia famigliare che necessariamente condiziona quel che scrivo ma credo che sia così per tutti gli scrittori. L’infanzia è sempre presente, in modo più o meno esplicito. Non sono sicura che la mia storia personale sia dentro ai miei libri più di quanto non lo sia per altri romanzieri».

Una delle donne di “Ladivine” si trasforma in un cane. Cosa la spinge a cercare sempre la dimensione del realismo magico nella scrittura?
«Tento di trovare un modo di descrivere altrimenti la realtà. Trasformarsi in un cane è una sorta di fuga, una fuga verso una strana libertà. Anziché scrivere in modo diretto che questo personaggio vuole fuggire, la trasformo in qualcosa che ne rappresenta il senso».

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    mara regonaschi

    16/11/2016 08.02.17

    Libro che può essere inquadrato e un poco compreso solo conoscendo la storia dell'autrice, di madre francese e padre senegalese, che viene abbandonata da quest'ultimo sin dalla nascita. Il libro narra la coscienza di tre donne (dalla nonna alla nipote) costrette per varie ragioni a confrontarsi con il proprio nucleo familiare, senza riuscire a comunicare all'interno dello stesso, incapaci o impossibilitate a focalizzarsi oltre sé stessi. Ne nascono però personaggi effimeri, indefinibili, poco comprensibili nelle loro scelte e nel loro sentire. Il tutto in una narrazione lenta e spesso senza direzione, quasi misteriosa, squarciata improvvisamente da episodi dei quali si tratteggiano solo i contorni. Libro che crea disorientamento, confusione, dubbi e ..... che non mi ha convinto.

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