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    Alessia Lannocca

    26/02/2009 18:54:31

    Ho visto questo film con molte,anche troppe,aspettative positive. La storia è lenta e porta dietro di sè uno strascico di velata malinconia che talvolta annoia. Pur essendo interessata alla storia dei suoi ultimi giorni,il film non mi ha entusiasmata più di tanto. Lo definirei:noioso e credo TROPPO drammatico,più del dovuto. La sceneggiautra sembrava rappresentare l'anima di Kurt,come lui si sentisse in quei giorni,ma probabilmente i suoi ultimi giorni non sono stati proprio così.Tutto sommato sono rimasta particolarmente colpita delle qualità di Michael Pitt nell'interpretare la legenda del grunge:davvero perfetto. riotgrrrl

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    Pietro

    26/01/2009 17:14:07

    il film,decolla da subito, raggiungendo quota elevatissima, non visibile da chi non riesce a vedere oltre la lunghezza del proprio naso, non inteso da chi non ha orecchie x etcc.L'aria che si respira è irrespirabile proprio perchè a certe altezze è difficile respirare,proprio perchè la realtà che avvolgeva K. Cobain.era ormai decisamente avvelenata dalla somma di una serie di combinazioni di esperienze di vita vissuta (a suo modo di vedere) negative, e la sua autoconsapevolezza èra diventata fredda e insopportabile.E Gus V.Sant e Mic.Pitt e L.Reed e L.Haas e A.Argento e tutto il resto;rendono la testimonianza degli ultimi giorni invivibile,come giusto che sia.

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    Mauro Lanari

    12/10/2008 06:49:55

    “Elephant” di Van Sant: il nuovo Bresson, il medesimo stile registico. E la stessa aria da Roquentin sartreano e dei Magazzini Criminali, per due paragoni invece di tipo letterario e teatrale. La crisi d’identità del soggetto, lo “sfigurativismo” di Bacon, reso con gli attori inquadrati di spalle, anonimi, intercambiabili. Gl’interminabili corridoi come ne “Il Processo” kafkiano di Welles. Lo sfacelo del decorso narrativo lineare, gli attimi, i momenti e gli eventi anch’essi privi di senso e specificità. Nessun rinvio sociologico, solo esistenzialismo dal primo all’ultimo fotogramma. Poi, purtroppo, verrà “Last Days”: stessi concetti, stessa modalità autoriale, però con una costellazione d’errori madornali, dal casting (Michael Pitt=?) alla location (naturalismo=?), dall’ambiguità sessuale (il Cobain vestito e malconcio come in “Live in Rio”) ridotta a gaysmo allo spiritualismo del morto sulla scala. Ma è un’altra storia, tutt’altro film. Non c’è confronto alcuno con “Elephant”. “L’argent” trasferito a Columbine o, comunque, nel 3° millennio (ogni tanto, a Cannes, coi premi c’azzeccano). A volte tornano e, per un istante, ci si riconcilia col cinema.

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    JD

    28/08/2007 21:36:48

    Ispirandosi liberamente a Kurt Cobain,Van Sant ripropone il meccanismo che lo aveva reso noto con "Elephant".Ma stavolta portandolo all'estremo(prevalgono campi lunghi,silenzi interminabili,e il volto del protagonista è quasi sempre celato).Il che può spazientire decisamente,ma sotto l'apparente semplicità della quotidianità emergono il pathos,la rabbia e la passione(vedi la scena in cui Blake canta davanti alla finestra).Musiche dei Sonic Youth e una conzone composta da Michael Pitt.

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    POCCHIO

    12/06/2007 13:35:45

    Film ad alto tasso onirico.SPlendido.GRandi Pitt E ASIA ARGENTO.

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    TINO u durnisi

    09/06/2007 15:54:36

    Con questa pellicola è stato infangato il buon nome di Kurt, qui rappresentato come un tossico senza anima.Cobain non gradirà da lassù.

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    Lordi 74

    08/06/2007 22:30:17

    Il film nel complesso non è malaccio ma BASTA con questi Nirvana che ancora sbucano fuori dovunque e poi bisognava aspettare la morte del cantante per dedicargli il film? Sono sicuro che se Kurt Cobain non si sarebbe suicidato non avrebbe avuto questo grande successo.

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    VALENTINA SANTANGELO

    28/01/2007 21:16:21

    A DISTANZA DI TEMPO DALL'USCITA DEL MEDESIMO FILM,CREDO DI POTER DIRE CHE SI RIFACCIA VAGAMENTE AGLI ULTIMI GIORNI DI VITA DI KURT COBAIN...L'IMPOSTAZIONE INSOLITA,HA RESO L'ATTENZIONE MAGGIORE:LA RIFLESSIONE NE E' PADRONA E SE SONO TRASCORSI 13 ANNI DA QUANDO "GRUNGE IS DIED",QUESTO DIMOSTRA SENZA FALSA RETORICA CHE KURT E LA SUA MUSICA HANNO LASCIATO UN SEGNO INDELEBILE E UN'EREDITA' PESANTE NELLA STORIA DEL ROCK,TOCCANDO CON LE SUE NOTE L'ANIMA DI OGNUNO.VIVRANNO SEMPRE NEI NOSTRI CUORI......DRY YOUR EYES,SOULMATES NEVER DIE..................

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    HULK

    31/07/2006 16:47:21

    'Voi giocare il ruolo della solita rock star?' , lapidaria la bassista dei Sonic Yout. Che dire di quest'altro morto, giovane, bello, biondo, con i Nirvana ha venduto milioni di dischi. Che dire del controcanto dei Welvet Underground i cui 5 lp, più singoli, non hanno venduto tutti insieme, quanto il più scarso 45 degli scarafaggi. Dove sta la chiave, ormai trentenne ho vissuto il Grunge da spettatore, i testi sinceramente non mi hanno mai entusiasmato. Fate il confronto tra quello di Lou Reed e quello cantato dall' attore che interpreta Kobein. Il Nirvana, l'acqua, la mamma che ti ha fatto tanto male. Lo aveva buttato fuori di casa arrivato a 18 anni. IL Punk più la melodia degli scarafaggi, così sentenzia lo critico. Ma aspetto ancora un film su Jan Curtis la voce dei Joy Division, morto impiccato all'età di 23 anni. Mai cadavere è stato così frettolosamente rimosso. Il film è comunque bello, straniante, straziante, quasi muto.

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    Alice

    18/05/2006 02:05:41

    Film difficile, di certo non per il grande pubblico. Lo stile di Gus Van Sant non è da tutti. Molto profondo. Michael Pitt bravissimo. Una canzone in particolare nel film (Death to Birth), scritta dallo stesso attore, merita di essere ascoltata e riascoltata. Consigliato a chi vuole vedere un film che esce dai soliti canoni di narrazione.

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    cristian

    24/02/2006 17:47:46

    Film noioso al massimo. Viene proprio da spararsi!!!

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    Giovanni Ricciardi

    13/01/2006 09:57:19

    Film estremamente interessante. Particolare la visione prospettica di Kurt che ormai vede il mondo come attraverso un telescopio, posizionato su un diverso piano rispetto agli altri personaggi con i quali di fatto non vi è alcuna comunicazione, personaggi che appaiono come immagini sfuocate che roteano pallidamente attorno alla figura di Kurt senza mai toccarlo. Kurt vive in questa dimensione che lo isola, ma allo stesso tempo lo protegge tutelandolo fino all'estremo quando l'ombra/anima finalmente lascia il suo corpo per trovare la quiete negata. Indovinato il commento musicale che tocca l'apice con "Venus in Furs" dei Velvet Underground sottolineando in maniera impareggiabile la lentezza con la quale si muove il protagonista ed il vuoto attorno a cui vorticano tutti i personaggi.

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    Eledhwen

    28/09/2005 17:01:30

    Straordinario. Il miglior omaggio che si potesse fare a Kurt. E la cosa più sorprendente è che questo film sulla memoria è totalmente privo di memoria, di celebrazione, di mito. il Kurt di van Sant è solo un uomo che smozzica frasi senza senso, larva di se stesso, di cui nulla rimane se non i capelli e i vestiti sporchi, uno straccio di canzone, un fucile, uno sguardo vacuo, un corpo buttato a terra, e nemmeno il suo nome. Film "vuoto", come il nichilismo che ha portato Kurt/Blacke alla morte, di cui spesso si nutre la nostra moderna civiltà.

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    rocco

    24/09/2005 15:50:22

    è un film grniale.a Kurt piacerà di sicuro.

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    Sheena

    09/09/2005 17:12:12

    Noioso. Inutile.

Vedi tutte le 15 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione
  • Produzione: BiM, 2016
  • Distribuzione: Rai Cinema - 01 Distribution
  • Durata: 85 min
  • Lingua audio: Inglese (Dolby Digital 5.1);Italiano (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano
  • Formato Schermo: Widescreen
  • Area2