Lettera a un religioso - Simone Weil - copertina

Lettera a un religioso

Simone Weil

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Curatore: Giancarlo Gaeta
Editore: Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 15 maggio 1996
Pagine: 132 p., Brossura
  • EAN: 9788845912092
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    alida airaghi

    13/10/2013 17:41:46

    "Quando leggo il catechismo del Concilio di Trento, mi sembra di non aver nulla in comune con la religione che vi è esposta. Quando leggo il Nuovo Testamento, i mistici, la liturgia, o vedo celebrare la messa, sento con una specie di certezza che questa fede è la mia". Così si apre la "Lettera a un religioso" che Simone Weil scrisse al padre domenicano Couturier nel 1941. Il desiderio di adesione al cattolicesimo fu nella Weil intensissimo sin dall'infanzia, nutrito di una nostalgia più sentimentale che razionale per i sacramenti, in particolare per l'eucarestia. Eppure, con il rigore adamantino che la contraddistinse, si negò sempre il battesimo, convinta di non riuscire a condividere in toto dogmi e insegnamenti ecclesiali. Nella sua lettera elenca "un certo numero di pensieri" che abitano in lei da anni, e che sono di ostacolo al suo dichiararsi cattolica, e chiede al suo corrispondente una "risposta chiara, certa, categorica" sulla compatibilità delle sue opinioni con l'appartenenza alla Chiesa. Avrà, dai padri spirituali che man mano avvicinerà negli anni, risposte monche e inadeguate, forse anche imbarazzate di fronte alla sua divorante ansia di spiritualità, e all'incapacità di mediare tra assoluto e relativo, tra estasi mistica e quotidianità, tra libertà di pensiero e obbedienza ai dettami conciliari. E' un cristianesimo viscerale e settoriale, quello della Weil: predilige il S.Paolo della lettera ai Filippesi, il canto del Servo di Isaia, il racconto della Passione: "Se il Vangelo omettesse ogni menzione alla resurrezione di Cristo, la fede mi sarebbe più facile. La Croce da sola mi basta." Un Vangelo della sofferenza, quello da lei amato, e non del trionfo. Divorata dallo spirito critico, così come aveva rifiutato il suo ebraismo, le sue origini borghesi, un lavoro puramente intellettuale, respinge ogni passiva sudditanza a indicazioni imposte dall'alto, inascoltata profeta di un secolo XX spesso profano anche nella religiosità.

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    Fabrizio D'Alfonso

    19/11/2010 13:22:40

    "L'Europa dei partiti politici, scrive Alfonso Berardinelli, dell'oppressione operaia, dell'alienazione scolastica, non può avere salvezza nel recupero di valori liberal-democratici. L'ateismo umanistico ha abolito il senso del limite, dell'ordine necessario della realtà naturale. Ha prodotto l'idea e l'idolatria della produzione illimitata e del progresso illimitato, l'idolatria del futuro, docile alle nostre fantasticherie perché irreale". "La convinzione [di S. Weil è] che niente di 'normale' sarà possibile in Europa, niente di vero, reale e giusto, senza esperienza individuale e quotidiana del sacro: di ciò che non cede alla forza, non si mescola col male e resiste, nella 'chiarezza', a qualsiasi pena". ("Nella chiarezza, aveva scritto S. Weil, qualsiasi pena è accettabile"). E questa è la illuminante conclusione dell'articolo di Berardinelli: "L'esigenza di spiritualità, la centralità e l'urgenza dell'esperienza religiosa, della certezza e chiarezza mistica (cioè la certezza della presenza reale del 'sacro', dell'intangibile e dell'indistruttibile in noi, al di là della maschera della 'persona') - tutto questo nasceva in S. Weil dalla sua esperienza degli eventi politici dell'epoca, dalla convinzione che fosse impossibile resistere anzitutto mentalmente, e poi praticamente, politicamente, alla pressione della forza e dell'inerzia che regolano la macchina sociale, senza aprire nella mente umana moderna di nuovo lo spazio dell'esperienza trascendentale... Il Cristianesimo della Weil era soprattutto un rifiuto dell'ateismo laico borghese e delle filosofie morali, sociali e politiche che da queste sono nate (dal liberalismo al marxismo). La sua religiosità era un modo per rendere di nuovo reali, cioè vissute e non puramente intellettualistiche o ideologiche, forme di pensiero e di comportamento libero dell'individuo, sempre più avvilite, svuotate e schiacciate nelle società del XX secolo: tanto nei totalitarismi che nelle democrazie di massa".

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    Fabrizio D'Alfonso

    18/11/2010 20:15:33

    Questo libretto ha una tale forza e apertura che la parte strettamente specialistica diventa secondaria, e la lettura, anche per chi è del tutto digiuno di storia delle religioni, acquista il valore di una esperienza importante. Credo che il nòcciolo del libro sia qui: "il contenuto del cristianesimo esisteva prima del Cristo". Riporto passi del testo. "Il 'Libro dei morti' egizio, che ha almeno 3000 anni, è impregnato di carità evangelica... Gli Ebrei, che per 4 secoli sono stati a contatto con la civiltà egizia, si sono rifiutati di adottare questo spirito di dolcezza. Essi volevano la potenza". "La nostra civiltà non deve niente a Israele, e ben poco al cristianesimo; essa deve quasi tutto all'antichità precristiana". "Finché questa antichità e il cristianesimo resteranno impermeabili l'una all'altro, saranno allo stesso modo [reciprocamente estranee] la nostra vita profana e la nostra vita spirituale". "Un ateo, un 'infedele', capaci di compassione pura,sono altrettanto vicini a Dio di un cristiano". "Quelli che posseggono allo stato puro l'amore per il prossimo e l'accettazione dell'ordine del mondo, compresa la sventura, costoro sono tutti sicuramente salvati". La Chiesa avrebbe dovuto imparare "a non scomunicare mai chi pratica l'amore per il prossimo". "Di fatto, i mistici di quasi tutte le tradizioni religiose convergono fin quasi all'identità... Anche il taoismo è molto vicinoalla mistica cristiana". "Io credo che il mistero del bello nella natura e nelle arti (ma soltanto nell'arte di primissimo ordine) sia un riflesso sensibile del mistero della fede". L'attualità di Simone Weil (e in particolare di Lettera a un religioso) mi sembra ben spiegata dal critico Alfonso Berardinelli in un bellissimo articolo del 1994. (Ne parlerò in un secondo commento)

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    danilo vespertini

    24/09/2003 19:08:08

    Cosa è importante nella religione cristiana, credere in Gesù Cristo o nelle limitatezze della Chiesa Cattolica? Si può essere credenti in Cristo senza avere la vocazione alla "ecclesialità" errante? Si può con onestà intellettuale accettare che lo Spirito Evangelico voglia una missionarietà non colonizzatrice ma propositiva della Verità che è Cristo? Si può criticare la Chiesa nelle sue affermazioni e non ritenersi esclusi da Essa? Si può credere all'incarnazione di Cristo in altri personaggi del Tempo? Uno scritto sincero e audace, forte e spietato, vittima di un pensiero fagocitante tutto il conoscibile. Donna del dubbio, donna del tempo attuale, Simone Weil cerca con la "sua testa" di trovare un equilibrio con ciò che le sta molto a cuore: la Chiesa Cattolica.

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  • Simone Weil Cover

    Simone Adolphine Weil, di ricca famiglia ebraica che le impartì un’educazione raffinata e severa, fu allieva di Alain di cui subì profondamente l’influsso. Dopo essersi laureata in Filosofia all’École Normale Supérieure, insegna fra il 1931 e il 1938 nei licei di varie città di provincia. Nell’inverno del 1934 abbandona l’insegnamento per lavorare come manovale nelle fabbriche metallurgiche di Parigi (per poter “parlare della causa operaia con cognizione di causa”). lavorando nelle officine Renault come operaia per circa otto mesi. Testimonianza di questa esperienza, che ebbe gravi conseguenze per la sua salute, sono il diario e le lettere raccolte sotto il titolo La condizione operaia (La condition ouvrière,... Approfondisci
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