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Barbara Cappi

Editore: Mondadori
Collana: Arcobaleno
Anno edizione: 2016
Pagine: 199 p., Rilegato
  • EAN: 9788804661474
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La lettera che non ti ho mai scritto è il primo romanzo nato da «C'è posta per te». Maria De Filippi ha selezionato le storie più significative, più toccanti di questi quindici anni.

«L’ho letto e mi ha tanto emozionata.» – Maria De Filippi

«Chi avrebbe mai scritto per Anna? Lei non aveva amici, nemmeno parenti, figurarsi un uomo. E, di questo vuoto sentimentale, sembrava quasi farsene un vanto.»
«Ogni persona, anche la più apparentemente insignificante, nasconde una storia profonda come un pozzo.»

Il primo commovente romanzo di “C’è posta per te”.

È dal 2000 che C’è posta per te accompagna gli spettatori italiani commuovendo con racconti di persone che cercano, tramite una lettera consegnata dai sorridenti postini del programma, di ritrovare una persona cara, dichiararsi, o più ‘semplicemente’ stupire qualcuno facendogli conoscere il suo mito, com’è successo quando l’attore e sex symbol Patrick Dempsey è stato invitato in trasmissione a febbraio 2016.
E mentre in studio scrosciano applausi, con la stessa intensità emanata dalle storie che prendono vita negli sguardi e nei ricordi degli ospiti, il primo libro di «C’è posta» dipinge la trasmissione e i suoi protagonisti da una prospettiva completamente diversa. Tra le pagine del romanzo Barbara Cappi, sagace autrice del programma, non consente al lettore di intrufolarsi nella diretta con l’occhio delle telecamere, né gli costruisce una visuale privilegiata e sospesa, ma decide piuttosto di offrirgli un punto di vista altro: questa volta si entra in studio dalla porta di servizio, sbirciando di tanto in tanto dal buco della serratura.

Ne La lettera che non ti ho mai scritto Barbara Cappi cuce assieme alcune fra le storie più commoventi, selezionate dalla stessa De Filippi e filtrate dallo sguardo e dal vissuto della sarta del programma, Anna, una donna silenziosa, cinica e fiera, lacerata da un passato che non l’abbandona. Sono proprio i segreti e il dolore che hanno congelato la vita della sarta nell’immobile silenzio di chi non vuole più fidarsi di nessuno. La protagonista vive in un monolite di quindici piani con decine e decine di appartamenti nella periferia di Roma assieme al gatto Attilio – il «suo coinquilino» – in un appartamento che è un po’ diventato la tana di entrambi, lo scrigno impenetrabile delle loro vite.
Ed è proprio all’interno di quella casa, nella credenza dell’ingresso, che Anna custodisce anche il suo «premio di produzione»: una sorta di archivio privato in cui ha raccolto i fax e le lettere ricevute dalla redazione di «C’è posta», appropriandosene ogni volta che ha curiosato nel cestino delle fotocopie venute male. Le piace leggere e rileggere quelle righe – «storie vere» – forse perché lei stessa vuole trovare il coraggio, come quelle persone, di ripartire da dove tutto si è spezzato, dal momento in cui ha smesso di sorridere, dall’istante in cui ha fermato le lancette del suo cuore. Rilegge le vite degli altri, per dare un senso e la speranza alla propria.
Ma cambiare per Anna è difficile, e si limita così a fare solo il proprio lavoro, rabberciando abiti o allargando asole nei camerini del programma, in cui scambia di tanto in tanto qualche parola con i protagonisti della puntata, a cui ama infondere la fiducia che non ha.

Anche lei avrebbe una lettera da scrivere alla redazione. Anche lei vorrebbe vedere l’iconica busta del programma scivolare via, passarle davanti agli occhi come l’ultimo metrò, nella speranza che sull’altro divanetto il suo passato non l’abbia dimenticata per sempre.