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Anonimo

Curatore: B. Schisa
Editore: Marsilio
Edizione: 3
Anno edizione: 1998
Pagine: 128 p.
  • EAN: 9788831769051

scheda di Minsenti, P., L'Indice 1992, n. 5
(scheda pubblicata per l'edizione del 1991)

Nel 1669, quando Racine stava rinnovando il genere tragico con un'analisi senza precedenti dei recessi più oscuri dell'animo, apparve a Parigi un piccolo libro, destinato a diventare subito uno dei casi editoriali più controversi della letteratura francese. Si trattava di una raccolta di cinque lettere scritte da Mariane, una religiosa portoghese, al suo amante, un ufficiale francese, ormai distante e indifferente. Il loro successo era certamente legato allo scandalo di una passione sacrilega, ma, al di là di questo, i lettori erano attratti soprattutto dalla maniera nuova di descrivere e analizzare i sentimenti confessandoli senza pudori, ed esprimendoli con uno stile spesso tumultuoso, sconnesso, o addirittura delirante, che proprio per questo sembrava tanto più verosimile rispetto al tono galante e artificioso di gran parte della letteratura sentimentale dell'epoca. Un falso, frutto di un'abile contraffazione letteraria, o un testo autentico, come sosteneva anche il loro editore? Allora come oggi l'incertezza sussiste, ma in quelle lettere, veri e propri "monologhi interiori" (Spitzer), al limite tra lucidità e follia, il dolore per l'abbandono e l'esperienza dell'intollerabile crudeltà dell'amore vengono espressi con lo stesso pathos tragico di un'eroina di Racine. In un convento, reale o immaginario, di una remota provincia europea, spazio claustrofobico e simbolo degli interdetti morali, un"'isterica di genio", come Proust diceva di Racine, riesce a darci una delle testimonianze più sconcertanti di quel violento contrasto tra ragione e sentimento, interdetto e trasgressione, che percorre tutto il dibattito secentesco sull'amore.

Recensioni dei clienti

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    Cristiana

    23/04/2006 10.27.13

    Davvero belle queste lettere! Chiunque le abbia scritte sapeva molto del cuore; la meravigliosa scrittura potrebbe essere spiegata anche come una trasfigurazione di questa grande sapienza. I critici letterari sono forse un po'cinici?

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