Lezioni a Harvard. Il bambino, il suo ambiente, il suo sviluppo psichico

Anna Freud

Traduttore: S. Stefani
Curatore: J. Sandler
Anno edizione: 1991
In commercio dal: 01/02/1996
Pagine: XIV-115 p.
  • EAN: 9788870781915
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scheda di Pozzan, M.T., L'Indice 1992, n. 8

Viene pubblicata per la prima volta la trascrizione delle lezioni tenute da Anna Freud all'Università di Harvard nel 1952. Le lezioni furono registrate su bobina e di recente trasferite da Joseph Sandler. Si tratta di un corso articolato in nove lezioni nel quale la Freud si era posta l'obiettivo di fornire a studenti di psicologia i concetti basilari della teoria psicoanalitica dello sviluppo infantile. E un'esposizione della teoria psicoanalitica classica chiara, sintetica e appassionante. La trascrizione fedele del testo parlato aiuta a immaginare che tipo di docente fosse la dottoressa Freud e si finisce con l'esserle grati per il suo sforzo costante nel guidare poco alla volta la comprensione dello studente. E un modo di insegnare che lascia poco spazio all'apprendimento attivo attraverso percorsi mentali propri, ma si basa invece sull'idea che spetti all'insegnante di accompagnare lo studente nelle diverse tappe dell'apprendere, presentandogli via via il materiale secondo una sequenza ordinata e prestabilita. Inoltre Anna Freud non si rivolge agli studenti in quanto tali ma in quanto futuri genitori. Ella ritiene infatti, che una buona conoscenza della teoria psicoanalitica potrà aiutare i genitori nella loro opera di educatori. Di nuovo torna l'idea di poter educare qualcuno avendo in mente un piano prestabilito. E un modo di pensare che si affida totalmente alle capacità dell'Io di contrastare le pulsioni istintuali: educare significa sostenere l'io infantile nel suo sforzo per tenere a bada le pulsioni. Si tratta di un punto di vista forse datato che non tiene conto della complessità emotiva delle relazioni interpersonali e si abbandona fiducioso alla forza della ragionevolezza. Ritengo d'altronde che questo modo di pensare rispecchi la situazione di chi, nel dopoguerra aveva bisogno di credere nella forza della ragione contro la brutalità dell'istinto per collaborare con fiducia alla ricostruzione.