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Anno edizione: 2016
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Don DeLillo fa di Lee Harvey Oswald, l'assassino di Kennedy, il simbolo di un'America in cui le nevrosi quotidiane e la ricerca di ideali creano una miscela sempre sul punto di esplodere. E porta alla luce tutto quello che sull'assassinio di Kennedy è stato detto e smentito, gridato e sussurrato, fino alla scena sacrificale di Dallas.
«"Libra" è come il fermo immagine del fuoco incrociato, il fotogramma di un istante tremendo» – The New Yorker
«L'immaginazione apocalittica di DeLillo affronta l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy in un racconto che lascia senza fiato» – Newsday
John e Jacqueline Kennedy sfilano in un corteo di automobili «dentro il fuoco di mezzogiorno» di Dallas. Tutto sembra così dolorosamente chiaro, tutto è «luce e cielo». E tra i riflessi e i luccichii di automobili, lenti fotografiche e acciaio di armi, sotto il sole sfolgorante si compie il sacrificio: Lee Harvey Oswald, bene in vista nella grande vetrata del Texas School Book Depository, spara contro il presidente Kennedy, bene in vista sul sedile della Lincoln scoperta. Carnefice e vittima uniti nel fulgore, nel lampo che cambierà il mondo. Perché da quel 22 novembre 1963, per Don DeLillo, come milioni di altre persone, l'America non è più la stessa. Con una scrittura scabra e affilata, DeLillo penetra nei covi degli attentatori, nelle tenebre dell'inconscio degli ex agenti dell'Fbi e anche di Oswald, il loro burattino, il ragazzo dall'identità e dal passato incerti. Così viene alla luce tutto quello che sull'assassinio di Kennedy è stato detto e smentito, sussurrato, fino alla scena sacrificale di Dallas.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Questo romanzo vuole raccontare la storia dietro all'attentato a JF Kennedy del 1963 ponendo l'attenzione su Lee Harvey Oswald, arrestato subito dopo la morte del presidente, e il presunto complotto per incastrarlo. Delillo mescola la realtà con la fantasia, rielaborando le numerose versioni della vicenda. Lo fa con il suo stile, tra flussi di coscienza, salti temporali, cambi di punti di vista e alcuni dialoghi surreali. Per stessa ammissione dell'autore questo libro non cerca di dare risposte, però riesce a fare riflettere su quello che può essere il corso della storia e di come la verità può perdersi e rimanere nascosta per sempre. Preferisco il Delillo che lavora di fantasia piuttosto che in questa versione. Inoltre la prima metà è piuttosto lenta e fitta di personaggi che rischia di risultare a tratti noiosa. Però è un ottimo libro che ci rende partecipi di uno dei più importanti eventi storici del secolo scorso.
DeLillo affronta direttamente per la prima volta la storia americana recente e la vita di Lee Harvey Oswald, attingendo alle prove, alle testimonianze e alle analisi raccolte in seguito all'omicidio di Kennedy. Eppure il romanzo è più di una semplice ricreazione fantasiosa di un evento storico importante; è anche uno studio speculativo sulle origini del nostro momento storico e culturale. Attraverso la figura di Oswald il suo profilo dettagliato e a tratti patetico, DeLillo non cerca tanto di spiegare o giustificare, quanto di immergere il lettore in un mondo dominato dall’ambiguità, dove la verità è un mosaico frammentato di voci, documenti e ipotesi. Le cospirazioni, nel romanzo, non sono solo trame oscure orchestrate da poteri invisibili (FBI, CIA...), ma anche il prodotto inevitabile di un sistema in cui ogni azione genera conseguenze imprevedibili, amplificate e distorte dai meccanismi del potere e della comunicazione. Libra è, in fondo, una riflessione sul modo in cui la storia stessa si costruisce: non come una sequenza lineare di fatti, ma come un campo di forze caotiche in cui realtà e narrazione si confondono, lasciando il lettore a confrontarsi con l’inquietante possibilità che il passato sia tanto manipolabile quanto il presente. Libra è poi sopra ogni cosa un labirinto metanarrativo. Lo storico della CIA Nicholas Branch invoca esplicitamente Joyce in relazione all'assassinio Kennedy. Riflettendo sul famoso Warren Report, "Branch pensa che questo sia il romanzo gigantesco che James Joyce avrebbe scritto se si fosse trasferito a Iowa City e avesse vissuto fino a cent'anni". Joyce ha utilizzato questo approccio in Ritratto dell'Artista da Giovane (1916), e Libra replica questa struttura metanarrativa, prendendo in prestito una serie di temi e motivi proprio da Stephen Dedalus lungo il percorso. Sebbene Dedalus riesca a usare la sua arte come ali per sfuggire alla sua prigionia, Branch invece alla fine fallisce. L'artificio che crea diventa la sua prigione
423 pagine ma per me poco originali. Solo il personaggio di jack ruby mi ha appassionato. Per il resto testo lento ridondante. Questo è certamente un genere particolare, ma i libri di harris hanno ritmo personaggi interessanti psicologicamente, questo mi é sembrato un po' piatto e davvero molto dilatato.
Recensioni
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