Categorie

Noel Riley Fitch

Traduttore: T. D'Agostini, M. Fiorini
Editore: Il Saggiatore
Collana: Terre. Idee
Anno edizione: 2004
Pagine: 559 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788842811855

"Mi piaceva vederlo venir su per la strada col cappello sulla nuca facendo roteare il suo bastoncino da passeggio: 'Melancholy Jesus' lo chiamavamo Adrienne ed io, come avevo imparato da lui. E anche 'Crooked Jesus', il Cristo Gobbo". Con questa immagine Sylvia Beach ricorda il "suo" autore: James Joyce. L'episodio è riportato nella biografia dell'ideatrice e proprietaria della libreria Shakespeare & Company che nel 1922 pubblicò avventurosamente lÆUlisse.

La pubblicazione di questo volume e tanti altri indizi (Bloomsday docet), suggeriscono che attorno a quel "malinconico Gesù" sia nata una nuova fede. È la setta dei joyciani che si nutre degli enigmi di Finnegans Wake, che si riunisce nel suo nome per celebrarlo nel rito del symposium, che festeggia come date sacre la ricorrenza della sua nascita (2-2-1882) e il Giorno di Bloom (16-6-1904). Che Joyce sia riuscito a fare di sé stesso una religione è opinione espressa recentemente da Brenda Maddox (autrice della biografia di Nora, la moglie di Joyce) in una stroncatura del libro di Carol Loeb Shloss Lucia Joyce, dedicato all'infelice figlia dell'autore di Exiles ("Tuttolibri", 2 luglio 2004), nonché da Piero Boitani, il quale, durante una conferenza dal titolo "Liturjoyce" tenuta nel corso dell'ottava edizione della Trieste Joyce Summer School, ha analizzato le parodie delle liturgie cattoliche ed ebraiche contenute nellÆUlisse concludendo che lÆincipit declamato da Buck Mulligan Introibo at altare dei, altro non è che l'introduzione all'altare del divino Joyce.

Divino dev'esserlo stato senza dubbio, a quanto risulta dagli aneddoti riportati in diverse biografie su o attorno a Joyce uscite quest'anno: il citato Lucia Joyce. To dance in a Wake (Bloomsbury, 2004), James Joyce. Gli anni di Bloom di John McCourt (cfr "L'Indice", 2001, n. 1 e 2004, n. 6), il discutibile contributo di Joerg W. Rademacher James Joyce (Dtv, 2004), l'autobiografia di Sylvia Beach, Shakespeare & Company ora pubblicata da Sylvestre Bonnard di Milano e infine questa biografia di Beach.

Negli Anni di Bloom, accanto alla ricostruzione della vita della Trieste di inizio Novecento con i suoi programmi musicali, i fermenti futuristi e vociani, il mondo ebraico e il cosmopolitismo di traffici e di persone, McCourt racconta che a volte Joyce, dopo aver passato la notte in qualche bettola triestina, veniva riportato a casa di peso dal fratello Stanislaus o da qualche amico, magari cantando "...non gò la ciave del porton!". Da tutte le biografie, e in particolare nella Libraia di Joyce, traspare un divo James con tratti fin troppo umani: superstizioso, ossessionato dalle date, dai numeri, dagli orologi (ne portava con se quattro), amante dell'alcol, della musica lirica, in gioventù frequentatore di bordelli, entusiasta utente di treni taxi alberghi e ristoranti di prima classe.

Noel Riley Fitch ci restituisce l'immagine di un mendicante di lusso: "L'elenco di quelli che, nel corso degli anni, prestarono o diedero denaro alla famiglia Joyce potrebbe riempire interi registri". Marie Jolas, un'amica di Joyce ricorda che "beveva fino ad anestetizzarsi e finché le sigarette non bruciavano le sue dita insensibili, producendo vesciche". Joyce aveva una spiccata capacità di sfruttare il lavoro, il capitale e la disponibilità altrui. Le biografe di Harriet Weaver, la maggiore mecenate di Joyce rincarano la dose: "Fin da ragazzo James Joyce era convinto di essere l'eletto - il solo della sua specie; (...) Come creatore, scriveva ciò che aveva voglia di scrivere. Harriet era lì per incarnarne il mito. Lei lo aveva scelto. (...) Essendo estremamente superstizioso, probabilmente vedeva in questa scelta qualcosa di soprannaturale, se non di mistico".

Una convinzione che gli venne ulteriormente confermata quando Sylvia Beach decise di diventare sua mentore, agente, editore, distributore, e di destinare a lui (e alla sua famiglia) tutte le risorse della libreria. Entusiasta e folle al punto di lasciarsi coinvolgere nella pubblicazione di un libro che, nel 1920, nessuna casa editrice al mondo - grande o piccola - avrebbe mai pubblicato, lÆUlisse. Appassionante come un romanzo, La libraia di Joyce ricostruisce tutte le tappe della nascita di questo capolavoro del XX secolo, dalla trascrizione del manoscritto in dattiloscritto alla correzione delle bozze (tre quarti di testo furono aggiunti da Joyce in questa fase), dalla vendita e diffusione ai rapporti con i critici e la stampa, fino alla traduzione in francese. Purtroppo una delle più belle pagine della storia della letteratura si chiude col tradimento di Joyce, che sceglierà un nuovo editore dopo essere riuscito a portare la Shakespeare & Company molto vicina alla bancarotta. La lettura di questo libro, in particolare la seconda parte, può scatenare un notevole disprezzo per le misere qualità umane di James e - viceversa - una grande ammirazione per Sylvia.

La sua avventura europea nel mondo delle arti e della letteratura iniziò con l'incontro casuale con Adrienne Monnier, proprietaria della libreria editrice Les Amis Du Livres, che diverrà la sua partner nel lavoro e nella vita. Noel Riley Fitch descrive con passione l'entourage della Parigi dell'epoca che ruotava attorno alla Shakespeare & Company, popolata da grandi autori francesi come Gide, Proust e Valéry e da una numerosa colonia di autoesiliati americani, la "generazione perduta" degli Hemingway, Fitzgerald, McAlmon, Antheil, e da un ancor più nutrito gruppo di donne: Gertrude Stein, Natalie Barney, Berenice Abbott, Djuna Barnes, e Janet Flanner. Come loro anche Sylvia Beach era americana. Minuta, sportiva, Sylvia emanava una naturale simpatia, veniva da una famiglia di pastori anglicani, autodidatta, era tormentata dall'emicrania, amava il nuoto e il sole. Anche lei ha un posto tra le sfere celesti, non solo per i meriti acquisiti come editrice dellÆUlisse, ma per l'eccezionale dedizione alla letteratura che l'ha fatta eleggere "santa patrona di tutte le piccole librerie gestite da amanti dei libri, delle piccole effimere riviste fondate da giovani scrittori e dei manoscritti pubblicati privatamente da coloro che sono convinti del proprio talento".

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    MarcoM

    02/09/2005 18.55.59

    Sono senza parole, superbo.

Scrivi una recensione