Il libro della sovversione non sospetta

Edmond Jabès

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Curatore: A. Prete
Editore: SE
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 26 maggio 2005
Pagine: 107 p., Brossura
  • EAN: 9788877106285
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"Con "Il libro della sovversione non sospetta" Jabès rimedita l'avventura stessa della scrittura. Il Libro, sola patria dell'ebreo, qui prende forma nel momento in cui scompare, come una traccia intravista sotto la sabbia. Scrivere è riconoscere il silenzio come ritmo della parola, la solitudine come orizzonte del dialogo, l'oblio - figura costitutiva del tempo e della memoria - come sorgente del pensiero. Scrivere è lasciare che l'impensato sfidi il pensiero e lo sovverta. La sovversione di cui si parla è l'atto stesso della scrittura, inteso come cammino tra le immagini provenienti da altri libri e dal primo libro, il Libro sacro, che è il libro perduto, il libro mai compiuto." (Antonio Prete)
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    alida airaghi

    12/05/2013 18:29:20

    Sovversione è più che ribellione, è qualcosa di più radicale e contagioso, di più temibilmente pericoloso. Ma se, oltretutto, essa viene definita "non sospetta", significa che ha in sé germi di innocenza, di purezza, in cui risulta temerario cercare qualsivoglia colpa. Infatti, "La verità conosce ogni forma di sovversione": parafrasando Giovanni, Jabès suggerisce che la verità ci farà liberi. Liberi e sovversivi. "Dio è sovversivo; e come ha potuto pensare che l'uomo non lo sarebbe diventato di fonte a Lui?" In questo come in tutti i suoi libri, in prosa e in versi, Edmond Jabès si pone domande fondamentali, assolute, che interrogano l'uomo e la sua fede, o la sua mancanza di fede. Ed esplorano la precarietà dell'esistenza, il nulla, il silenzio, il deserto, l'eternità e la fulminea apparizione dell'istante: in meditazioni che non hanno la presuntuosa assertività degli aforismi, ma sembrano offrirsi al lettore con l'umile richiesta di una solidale concordanza, di una comune ricerca. Il postfatore di questo volume, Antonio Prete, parla della scrittura di Jabès come di un'esperienza interiore, di una poetica interrogazione e ascesi del pensiero; e ancora di spaesamento, di "un ascolto del vuoto, dell'assenza, della solitudine". Una scrittura profondamente etica e profondamente poetica, che si dichiara ostile a ogni banale superficialità: "La banalità non è inoffensiva: rende furiosi". E l'uomo è sempre in bilico, sull'orlo di una voragine della coscienza che potrebbe in ogni momento inghiottirlo, se solo provasse a interrogarsi sulla sua destinazione finale, sul silenzio di Dio: "Apri Dio. E' l'abisso". Di conseguenza " La fortezza più solida è sempre in balia del minimo cedimento del terreno", e "Un passo nella neve è sufficiente a scuotere la montagna". Per questo Jabès ritiene sia necessario esplorare la propria interiorità, saggiarne la forza: "Entrare dentro se stessi. Scoprire la sovversione".

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    cris

    06/06/2010 13:00:18

    molto interessante

  • Edmond Jabès Cover

    (Il Cairo 1912 - Parigi 1991) poeta francese. Visse in Egitto fino al 1957 quando, espulso perché ebreo, si stabilì a Parigi. È autore di liriche e di prose poetiche, raccolte in Costruisco la mia dimora (Je bâtis ma demeure, 1959), e di un interessante diario, Il libro delle interrogazioni (Le livre des questions, 1963, nt), seguito dal Libro delle somiglianze (Livre des ressemblances, 1976-80) e dal Libro della sovversione non sospetta (Le petit livre de la subversion hors de soupçon, 1982). Tra le opere successive si ricordano: Il libro del dialogo (Le livre de le dialogue, 1984), Il libro della condivisione (Le livre du partage, 1987) e Il libro dell’ospitalità (Le livre de l’hospitalité, 1991, postumo). In essi J. rimedita l’avventura stessa della scrittura nonché il rapporto della scrittura... Approfondisci
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