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Paul Auster

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2003
Pagine: 267 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806165000
Usato su Libraccio.it € 9,18

La vita di David Zimmer, professore di letteratura comparata in un college del Vermont e narratore/"autore" del Libro delle illusioni dello scrittore americano Paul Auster, viene sconvolta a trentotto anni dall'improvvisa morte di sua moglie e dei suoi due bambini in un incidente aereo. Dopo alcuni mesi passati nella disperazione e nella solitudine più assolute, David scopre di sapere ancora ridere guardando in televisione un vecchio film muto. Si immerge allora nella ricerca e nello studio dei film dell'attore e regista Hector Mann, scomparso misteriosamente nel 1929.

Fin da questo avvio il lettore di Auster ha già riconosciuto alcuni ingredienti tipici delle sue storie a partire dalla Trilogia di New York (Rizzoli, 1987; Einaudi, 1997) un grave lutto, come quello che ha colpito David Quinn in Città di vetro (Anabasi, 1994; cfr. "L'Indice", 1995, n. 1) isolandolo da ogni consorzio umano; una persona che sparisce come il Fanshawe della Porta chiusa, e l'angosciosa, a volte maniacale, ricerca dell'altro, che si rivela essere il proprio doppio, di Fantasmi, nel vano tentativo di trovare almeno se stessi. Anche la prima opera in prosa di Auster, L'invenzione della solitudine (1982; Anabasi, 1993; Einaudi, 1997; cfr. "L'Indice", 1994, n. 4), una sorta di autobiografia che si può considerare il nucleo generativo della sua narrativa, fu concepita dall'autore in seguito all'improvvisa morte del padre, evento che fece scaturire in lui l'esigenza di capire quell'uomo rimasto fino allora "invisibile" e di ricostruirne il ritratto in forma di parole prima che la sua esistenza si volatilizzasse per sempre. La morte, quindi, come momento necessario per capire la vita - altro leitmotiv della narrativa austeriana -, e quando non si tratta, per i suoi personaggi, di una morte vera e propria, sarà allora un'esperienza molto simile, una "quasi-morte", a rendere possibile una specie di rinascita, a provocare una sorta di agnizione, che segna l'inizio di una nuova fase dell'esistenza.

È quello che accade ad Anna Blume nel Paese delle ultime cose (Guanda, 1996) quando si lancia dalla finestra di un palazzo, a Stanley Fogg che, nel Palazzo della luna (Rizzoli, 1990; cfr. "L'Indice", 1991, n. 3), rimane per tre giorni in una grotta del Central Park, a Sachs quando, in Leviatano (Guanda, 1995; cfr. "L'Indice", 1996, n. 1), cade da una scala antincendio, a Walt, il protagonista di Mr. Vertigo (Eianudi, 1995; cfr. "L'Indice", 1996, n. 1), che viene sepolto vivo dal suo maestro di vita... L'archetipo di questi personaggi è rintracciabile nella figura biblica di Giona il quale, commenta lo stesso Auster nell'Invenzione della solitudine, rimase tre giorni nel ventre della balena, "come se la morte che aveva trovato lì dentro fosse la preparazione per una nuova vita, una vita che è passata attraverso la morte, e perciò una vita che finalmente riesce a parlare". Dopo una simile esperienza, il mondo non può che apparire sotto una luce diversa. I personaggi di Auster, che incarnano situazioni ontologiche liminali, vivendo nell'angoscia di un'identità sempre oscillante, sull'orlo dell'annichilimento o della pazzia, percepiscono inevitabilmente la qualità transeunte, irreale del mondo, il suo essere privo di sostanza, un miraggio, o appunto un'illusione.

Il libro delle illusioni è tutto una meditazione sulla vita e sulla morte, a cominciare dall'epigrafe, una frase di Chateaubriand, che recita: "L'uomo non ha una sola e identica vita, ne ha molte giustapposte, ed è la sua miseria". Tale è la sorte di Hector Mann che, uscito di scena (come Wakefield nell'omonimo racconto di Hawthorne) per aver nascosto l'omicidio commesso da una donna innamorata di lui nei confronti dell'attrice che egli intendeva sposare, non può più tornare a casa (come fa invece Wakefield), ma è costretto a vivere, cambiando nome, mestieri e città, una serie di esistenze diverse e sempre re-inventate, finendo con lo sposare una donna a cui un giorno ha salvato la vita, mettendo a repentaglio la propria. Assieme a lei compra un ranch nel New Mexico dove si stabilisce rimanendo nella più completa "invisibilità" finché, ormai ottantottenne e malato, avendo letto il libro sui propri film pubblicato da Zimmer, esprime il desiderio di conoscere l'autore. Purtroppo, poche ore dopo il loro primo fuggevole incontro nel ranch, Hector finisce i suoi giorni lasciando dietro di sé il nulla. Ha avuto un figlio che è morto a soli tre anni e, pur avendo continuato a produrre buoni film in assoluta segretezza (Zimmer riesce a vederne uno e ne rimane impressionato), le pellicole per volere suo e della moglie verranno bruciate immediatamente dopo la sua morte.

La sua incredibile storia - che il narratore viene a conoscere da Alma Grund, una giovane donna alla quale Hector l'ha raccontata chiedendole di scriverla e pubblicarla dopo la sua morte, e la cui irruzione nella casa di David provoca in lui un risveglio alla vita e all'amore - la sua incredibile storia, dicevo, per una serie di circostanze in cui periscono tutti i suoi protagonisti, sarebbe rimasta per sempre ignota e, quindi, come se non fosse mai successa (come l'albero che cade nella foresta...) se David Zimmer, undici anni dopo la sua conclusione, non si fosse risolto a scriverla conferendole la vita e svelando al lettore la propria interpretazione della morte del regista. La decisione del narratore di scrivere la biografia di Mann, e quindi anche la propria, deriva, come ci rivela soltanto nelle ultime pagine, dall'essere egli passato attraverso un gravissimo infarto, una "quasi-morte", insomma, che lo ha spinto a parlare nella consapevolezza di vivere ormai "in un tempo preso a prestito".

Il gioco illusionistico costruito da Auster raggiunge il culmine quando apprendiamo che il libro che stiamo leggendo, per disposizione testamentaria del suo "autore", è di fatto uscito postumo. Si tratta quindi delle memorie di un uomo morto, che racconta le memorie di un altro uomo morto che, come lui, ha sperimentato quell'avvicendarsi delle "forme mutevoli" della vita di cui parla anche Chateaubriand nelle sue Memorie d'oltretomba, un testo che Zimmer ha cominciato a tradurre subito dopo aver finito il libro su Hector Mann, e che viene spesso citato in un caleidoscopio di corrispondenze e rimandi intertestuali, così scopertamente insistiti e coltivati dalla letteratura postmoderna.

Viene alla mente, sull'onda dell'attualità, il film The Hours, trasposizione dell'omonimo romanzo di Michael Cunningham (1998; Bompiani, 1999; cfr. "L'Indice", 2000, n. 3), in cui Mrs. Dalloway di Virginia Woolf funziona misteriosamente da trait d'union dell'esistenza di tre donne vissute in periodi diversi. Analogamente, qui è il testo di Chateaubriand che instaura una connessione tra la visione che della propria vita hanno avuto lo scrittore francese, il regista e David Zimmer, i quali hanno tutti e tre conosciuto crisi e rinascite di cui hanno voluto parlare solo dall'oltretomba.

Si può aggiungere che lo stile introspettivo del racconto di Zimmer, in cui i dialoghi vengono trascritti senza virgolette a segnalare che persino le parole altrui sono state introiettate dal narratore e restituite dalla sua unica voce, allontana ogni pretesa di obiettività e realismo rafforzando la qualità illusoria del libro stesso. Il romanzo si pone pienamente nel solco della precedente narrativa di Auster, la cui creatività si manifesta questa volta nella felice invenzione delle trame dei film del suo eroe immaginario, film che vengono descritti fin nelle loro singole inquadrature con un linguaggio tecnicamente preciso ed efficace, certamente frutto dell'esperienza di sceneggiatore e regista dell'autore.

Che fine ha fatto Hector Mann? Protagonista di una breve e folgorante carriera nella Hollywood degli anni Venti, l'attore è scomparso nel nulla. Le sue comiche mute fanno ormai parte della storia del cinema, accanto a quelle di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Harold Lloyd. Ma cosa lo ha spinto, o costretto, a fuggire da un brillante futuro in un giorno di gennaio del 1929?Quando David Zimmer vede per la prima volta un film di Hector Mann, ritrova il sorriso che aveva perduto da molti mesi. Sua moglie e i suoi due figli sono morti in un incidente aereo e lui è schiacciato dal dolore. Scrivere un libro sul geniale comico scomparso diventa un modo per sopravvivere.
Ma, alla pubblicazione del saggio, Zimmer riceve una lettera da Terra del Sueño, New Mexico, e qualche tempo dopo una donna misteriosa viene a stanarlo dalla sua solitudine, raccontandogli l'incredibile storia della vita di Hector Mann. Intrecci sentimentali, omicidi, fughe e vagabondaggi, e infine un progetto grandioso e folle: una sfida al nulla messa in scena nello scarno paesaggio del deserto americano, e destinata a cancellarsi da sola.
In un gioco drammatico di echi e rispecchiamenti, Zimmer svela la vita segreta di Mann e Mann, indirettamente, gli restituisce la voglia di vivere e di amare. Qui Paul Auster tocca il cuore dell'esperienza artistica, la sua fragilità e la sua forza: perché e per chi esiste un'opera d'arte. Ovvero, come l'arte può dare, e togliere, la vita.

Recensioni dei clienti

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    Bafometto

    29/05/2013 08.56.06

    Stupendo. Una chiccha da leggere con passione

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    mario69

    05/07/2007 22.51.08

    Piacevole, non trascendentale. Viaggia leggero, rimandi continui, echi e citazioni si susseguono e si rincorrono, affacciandosi per poi nascondersi, e alla fine rimane la sensazione di un viaggio che è stato piacevole, ma che avrebbe potuto esserlo anche di più. Devo essere sincero, è un deja vu questa recensione, perchè ogni libro di Paul Auster mi lascia così, con la consapevolezza di aver letto pagine scritte magistralmente, storie interessanti ed abilmente intrecciate, ma alle quali manca sempre una virgola per arrivare al capolavoro......... consigliabile, non indimenticabile.

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    simona

    09/01/2006 19.32.28

    Questo libro mi è piaciuto molto. In alcuni punti mi ha fatto riflettere, in altri mi sono sentita trascinare dall'entusiasmo per il cinema antico. Ne"il libro delle illusioni" ci trovo un grande trasporto per quello che succede nella vita: il dolore, la passione e per tutte le cose che si amano.La voglia di vivere tutto completamente, fino in fondo. Ogni cosa che si fa prima deve essere fatta per se stessi, si può sentire e amare poi finalmente offrirla al resto del mondo

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    andrea

    28/11/2005 23.14.29

    molto bello, una matrioska leggera ripiena di sensibilità nei confronti della vita, della passione e del dolore. leggetelo, non ce ne sono tanti di libri così.

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    Andrea

    20/12/2004 13.40.14

    Bello e ben costruito. Forse un po' eccessiva la catena di morti che si abbatte sul protagonista. Ma per il resto è scritto bene e vale la lettura. Altra perla di Paul Auster.

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    Fabio

    09/11/2004 08.53.35

    Avvincente e ricco di invenzioni letterarie. E' un bellissimo libro che parla di amore, costruito con gusto, raffinatezza, sensibilità e un autoironico e dissacrante virtuosismo tecnico, che non vuole essere (come forse pretende l'autore della prima recensione) un capolavoro. Veramente un gran bel libro.

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    Enrico

    27/09/2004 15.54.14

    Presente e passato s’intrecciano in un evolversi di situazioni che a volte paiono concatenate tra loro, altre volte sembrano scorrere via in parallelo, alienate le une dalle altre. Ogni scena si traduce in una affannosa indagine finalizzata a ritrovare se stessi attraverso l’espiazione delle colpe. Io non nego di aver avuto difficoltà a leggere questo libro tutto d’un fiato, eppure l’ho trovato a lunghi tratti avvincente.

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    Gaia

    18/07/2004 21.35.47

    Con questo romanzo struggente Paul Auster dimostra ancora una volta di essere uno dei più grandi scrittori moderni. Questo libro è uno dei più belli scritti da quest'autore eccezionale, nel quale si confronta con la sua passione per il cinema muto e la letteratura francese. Magnifico il richiamo finale alle "Memoires d'outre-tombe" di Chateaubriand.

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    mr.ripley

    14/06/2004 10.13.32

    Non è la prima volta e non sarà (speriamo) nemmeno l’ultima. Eppure, ogni volta che prendo in mano un libro di Paul Auster so già che sta per cominciare un lungo viaggio; la strada sarà tortuosa o, a tratti, estasiata dalle luminarie più festose, cupa oppure sorridente, estrema oppure lineare. Un libro di Auster è il trionfo della fantasia che, giustamente, non si pone confini; un viaggio, dove ogni attore indossa abiti, li cambia, li ripone e li riutilizza senza altre preoccupazioni inutili come il tempo o lo spazio. “Il libro delle illusioni” è un vero capolavoro, scritto con grande maestria da uno dei talenti indiscussi dei nostri tempi. Un professore universitario, nel pieno della sua ricca e celebrata vita, perde all’improvviso la moglie e i due figli in un terribile incidente aereo; una gomma implacabile cancella uno ad uno i punti di riferimento della sua vita e la mente, già fragile di natura, vacilla fino al punto di crollare. La salvezza, o meglio, una boa di salvataggio è rappresentata da alcuni vecchi film muti, brevi reminiscenze del passato in bianco e nero, immagini frammentate e sogni di celluloide; le brevi comiche sono interpretate da tale Hector Mann, un attore che vestiva di bianco e che puntava gran parte della propria mimica ed espressività ad un paio di baffetti seducenti. Osservando quei film, il professore, dopo molto tempo da quei tragici fatti, si ritrova a ridere, a ridere di gusto, riuscendo a percepire questa novità come un segnale di vita; per placare la mente e per cogliere una sfida, decide di ricostruire in un libro il profilo di questo attore, scomparso misteriosamente all’apice della carriera, alla fine degli anni venti. Hector Mann è davvero scomparso? Una lettera, arrivata diversi anni dopo la pubblicazione del libro, sembra sostenere il contrario. Auster è abile e svolge con grande genialità il proprio mestiere: prima informa il lettore sulla vita del professore, sui suoi altalenanti percorsi alla ricerca di un equilibrio; come un fiume in piena, poi, apre le memorie di ciò

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    dilaga

    06/08/2003 16.11.57

    il paul auster, non delude, in questo suo scritto ci regala la passione del cinema muto rivedendo i film muti insieme al protagonista e andando alla scoperta di un mondo tanto lontano da noi ma dopotutto tanto vicino. la scrittura e veloce e "fresca" il ritmo buono

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    alberto

    03/06/2003 00.40.52

    buon ritmo, molto cinematografico. si fa legegre rapidamente, scorre lieve, non appesantisce, ma non lascia ricordi o emozioni. sembra fatto apposta per titillare un pubblico che vuole sembrare intelligente senza affaticarsi più di tanto. Forse ha ragione lui.

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    Federica

    05/05/2003 10.52.58

    Carino, scorrevole, ma, sinceramente, non mi ha colpita più di tanto.

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