Le linee d'ombra

Amitav Ghosh

Traduttore: A. Nadotti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: 337 p.
  • EAN: 9788806142926
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Descrizione

Il giovane protagonista del romanzo ha imparato sin da bambino ad assorbire incantato i racconti del cugino Tridib. Davanti ai suoi occhi assorti e malinconici prendono corpo le immagini di una Inghilterra lontana, mitica, tanto diversa dall'India ma proprio per questo amorevolmente vagheggiata. Quelle proiezioni si intrecciano al filo della storia familiare, a sua volta legata al destino dell'India negli anni cruciali che vedono la separazione del Pakistan, gli scontri militari tra le due nazioni, la fondazione del Bangladesh. Ogni luogo e ogni personaggio, reale o fantastico che sia, diventa esemplare e simbolico, come i bellissimi personaggi femminili che affollano di presenze e di voci il racconto.

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Recensioni dei clienti

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    Rigus68

    15/04/2018 09:10:08

    In realtà è un romanzo terribilmente noioso in cui un ragazzino cerca di ricordare avvenimenti accaduti e cerca di metterli per iscritto prima che cadano nell’oblio. Di ben poco interesse per il lettore comune che si domanda quale messaggio universale vogliano comunicare queste farneticazioni. I ricordi personali possono anche andare bene, se vengono inscritti in un contesto storico che li giustifica. Qui il contesto non esiste. Non basta una buca piena di fango, scavata da una bomba tedesca in un campo d’aviazione inglese in WWII, in cui il ragazzino cade a faccia in giù, a darci un affresco storico degli accadimenti del tempo. E che la confusione sia totale ce ne dà ampia dimostrazione quando ci narra di alcuni moti avvenuti quasi in contemporanea a Calcutta e a Dacca nel 1964: il loro autobus scolastico viene assalito e colpito da qualche pietra, ma tutto finisce lì. I grandi moti e la rivolta popolare non vengono mai descritti, anche se l’autore ci vuole tenere col fiato sospeso per parecchie pagine. Alla fine pure il povero Ghosh va in tilt: a p. 275 ci narra che questi eventi si svolsero a Calcutta il venerdì 10 gennaio 1964 e che lui capì cosa era successo leggendo, anni dopo, un giornale del giorno dopo, cioè di domenica 11gennaio! Ma l’11 gennaio non doveva cadere di sabato, se il 10 era venerdì? E’ pieno di zone d’ombra questo Linee d’Ombra! E’ un romanzo del 1988 quando probabilmente Ghosh era alle prime armi e stava cercando d’imparare a scrivere. Anni dopo, per fortuna, imparò bene e scrisse un ottimo romanzo, Il Palazzo degli Specchi, sicuramente da non perdere. Ma questo … via, lasciatelo perdere se non volete cascare a terra dalla noia mortale.

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    Maurizio Ricci

    10/04/2006 10:06:00

    Una "quasi autobiografia" con i tempi di un romanzo di avventura; uno scrittore indiano che scrive come un inglese...o forse uno scrittore inglese che pensa come un indiano? In ogni caso, è una delle opere migliori di Ghosh: un grandissimo libro ed una lettura consigliabile anche per chi non è interessato al mondo India

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    claudia

    08/03/2003 11:50:50

    Mi è piaciuto, coinvolgente anche se all'inizio si fatica un po' a seguire la complicata storia dei protagonisti. La chiave del libro è quasi alla fine come il senso del titolo. Da leggere!

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(recensione pubblicata per l'edizione del 1990)
recensione di Amoruso, V., L'Indice 1991, n. 2

Questo bel romanzo dell'indiano Ghosh è certamente una perfetta antitesi di quello di Ishiguro, nel rapporto che lascia intravedere con la tradizione narrativa inglese. Là dove Ishiguro si identifica fino alla mimesi, Ghosh dichiara la propria indiretta fedeltà a quell'immaginario offrendoci un'immagine complessa di quella grande, variegata periferia di un ex impero che è stata, e soprattutto è, l'India moderna . Il titolo, credo volutamente conradiano, indica esattamente un affrancamento dalla frontiera di una semplice ambiguità, per restituirci il volto di un universo romanzesco poliedrico, delle sue ombre plurali e del suo sofferto ma sicuro 'coming of age'.
"Le linee d'ombra" è innanzi tutto la storia di un'adolescenza che cerca di ricatturare il senso, e il segreto, di una saga familiare, dominata da luoghi remoti e prossimi come Londra, Dacca, Calcutta, personaggi dell'infanzia avvolti nella luce di una privata leggenda e di un esistenziale arcano come Tridib, la nonna austera, i parenti vissuti fra un continente e l'altro.
In questa intensa affabulazione, che mescola e confonde tempi e spazi, tutto precipita in un frammentato presente, nel quale il passato è attualizzato ma lo stesso presente di chi narra è sospinto nelle plaghe della lontananza e del mito. La ricerca soggettiva di un'identità si trasforma anche in epopea di una collettività e di una nazione che afferma con sé stessa la nascita di una nuova tradizione.
Per quanto idiosincratici siano i volti e i temi di questo straordinario arabesco narrativo, Ghosh sa restituirceli anche nella loro anonima e archetipica coralità, proprio attraverso l'uso liberissimo e sapiente di un modulo romanzesco "modernista", nel quale i fili delle trame sono naturalmente multipli, madreporici, intessuti dal dubbio e dalla dislocazione straniante delle coordinate spaziotemporali. Realismo e romanzesco sono, insomma, coniugati naturalmente, un po' come accade in quel bellissimo film indiano che è "Salaam Bombay".
È certo significativo che questa funzione "epica" del romanzo torni a nuova vita là dove, e quando, si tratti di dar forma e voce alla raggiunta maturità di una civiltà che è del tutto metropolitana al pari di tante altre dell'occidente: per questo essa appare qui come centro e periferia di sé stessa e può, grazie a questa consapevolezza, evocare Londra come uno e uno solo, dei tanti punti dello spazio e della conoscenza, al pari di Calcutta, Dacca, o di tutte le città che il protagonista unisce fra loro con un compasso sull'atlante donatogli dal favoloso Tridib.