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    Maria

    23/09/2018 17:32:05

    Una commedia spassosissima, che contemporaneamente fa riflettere molto, una delle mie preferite di Aristofane. Siamo nel periodo della guerra del Peloponneso. Gli uomini vanno in guerra causando disagi e preoccupazioni alle loro donne. Lisistrata convince le donne Ateniesi e di altre città, tra cui anche Sparta, a portare avanti uno sciopero del sesso, per costringere gli uomini a concordare la pace. Come in altre commedie di Aristofane (in particolare “Le donne all’assemblea” e le “Tesmoforiazuse”), sono protagoniste le donne, che hanno il compito di portare avanti un progetto rivoluzionario per difendere da sole i propri diritti. Si vede che al commediografo sta molto a cuore il tema del pacifismo, per cui sembra impegnarsi con molte opere. L’ironia è fortissima e la lettura è davvero godibile anche per il pubblico moderno.

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    Cristiano Cant

    08/02/2018 16:25:18

    Se il prezzo di una pace possibile fra due fronti lungamente ostili è l'astinenza assoluta da ogni contatto amoroso, la soluzione è sotto mano. Ferirsi, andarsene, scontrarsi senza ritegno, ma per quale ottusa ragione se tutto questo priva la vita dei gesti e degli accordi più semplici che possono creare armonia, distensione, felicità. Ancora la cecità mascolina non valuta questa meravigliosa pienezza, la vede secondaria o alla portata comunque. E invece accade il miracolo. Sarà anche un femminismo ante litteram, ma la trovata che morde ogni cocciuto conflitto è universalmente geniale. Una serrata del sesso, fosse anche ad infinitum. Ogni donna aderirà a questa istanza, dalla Beozia al Peloponneso. Le obiezioni non tarderanno, arriveranno presto in forma di paura esitante. Cleonice dirà a Lisistrata: "Ma cosa vuoi che possano fare di grande o di ragionevole le donne? Stiamo sedute a farci belle e a truccarci e non pensiamo che alle tuniche, alle scarpine, alle vesti cimberiche che cascano a pennello". Risponderà grandiosamente Lisistrata: "E' proprio da queste cose che mi aspetto la salvezza, profumi, tuniche, scarpine, rossetti, vesti trasparenti. Nessun uomo leverà più le armi contro un altro uomo". Quindi un ricatto fisico a proteggere una fisicità in pericolo persa in una lotta bellicosa da cui non si intravede mezzo filo d'uscita. Chi può pensare che una scelta così drastica fermi l'attrito delle lance e le urla del nemico reciproco? Sulla fedeltà a un giuramento fatto da tutte partirà la controffensiva, la certezza che non c'è vita o futuro altrimenti lega ogni volontà: "Dovranno penare, sta tranquilla che presto si arrenderanno" dice la protagonista stratega del tutto, aggiungendo: "L'uomo non può godere se non gode anche la donna". Un gioco teatrale magnifico, un'asciuttezza e una profondità che appassionano. La donna diventa il vero incarnato di un'intransigenza politica. Basta capire cosa si perde, e non è affatto poco la posta in palio. Anzi......

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    Lady Libro

    03/06/2013 18:37:08

    Ancora una volta le donne sono le rivoluzionarie protagoniste di questa commedia di Aristofane. Dopo averle fatte travestire da uomini e prendere il potere ("Donne all'assemblea") e dopo averle quasi fatto ammazzare il tragediografo Euripide, un loro grande "diffamatore" ("La festa delle donne"), questa volta il commediografo ellenico le rende intimamente "off limits" agli uomini pur di ottenere la pace dopo lunghi e dolorosi tempi di guerre. Quindi, dopo aver giurato loro malgrado (eh sì, alle donne dispiace parecchio rinunciare ai piaceri della carne) su una coppa di vino questo sciopero del sesso (con tanto di occupazione dell'Acropoli di Atene) ideato e condotto dall'omonima eroina del titolo della commedia, si susseguiranno una serie di eventi comici, assalti fisici e verbali, inseguimenti, con donne tenaci e aggressive che resistono e restano ferme nei loro propositi, altre più arrendevoli che cedono alle lusinghe di Afrodite, mentre i poveri uomini, ormai frustrati e arrapati fino all'estremo, cercano in un modo o nell'altro di riavere le loro donne per potersi sfogare. Parlando di ciò, è interessante notare come in quest'opera siano gli uomini più giovani a cedere al richiamo dell'Eros, mentre i vecchi, più radicati ai costumi degli antenati, tentano perennemente di combattere con la violenza le donne per ricondurle ai loro doveri domestici. Perciò tra combattimenti, insulti, lusinghe e richiami, la morale della "Lisistrata" è: che mondo sarebbe senza donne? Inutile essere misogini o cultori della subordinazione femminile: senza donne non c'è vita, si perde una parte della bellezza del mondo che molti si ostinavano (e purtroppo a volte si ostinano ancora) a ignorare. Certo, anche qui le donne vengono viste semplicemente come oggetti sessuali/casalinghi, ma è proprio la loro ribellione a dimostrare che non sono e non vogliono essere tali, che hanno una volontà precisa, una dignità e un disperato bisogno di pace.

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    Riccardo

    23/05/2013 16:53:43

    Una delle migliori commedie in assoluto, a mio giudizio tra le prime tre di Aristofane. Benchè il sarcasmo degli antichi sia difficile da comprendere con gli occhi e con le orecchie di noi moderni, tale commedia è inequivocabile, in quanto mette in scena il tema dell'amore fisico, che le protagoniste della commedia, guidate da Lisistrata, decidono di negare ai loro uomini, nella speranza che essi decidano di concludere la guerra(siamo negli anni della Guerra del Peloponneso)e le rispettive sofferenze, le quali sono parzialmente alleviate proprio dall'amore delle loro donne. Privati anche di questo, i mariti non possono che aprire gli occhi ed ammettere l'evidenza e la convenienza della pace.

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Nel 411 a.C., in un'Atene sempre più logorata dalla guerra del Peloponneso e provata dalla catastrofica spedizione in Sicilia, Aristofane mette in scena una delle più scintillanti fantasie di potere che l'antichità ci abbia lasciato: Lisistrata. E parla ancora una volta dei problemi che più direttamente coinvolgono la coscienza collettiva della polis: la corruzione, la demagogia e, soprattutto, la pace. Le donne greche, guidate da Lisistrata, si coalizzano e occupano l'acropoli di Atene adottando, contro la testarda e cieca volontà di guerra degli uomini, una strategia paradossale ma vincente: lo sciopero a oltranza dell'amore. In tal modo, la guerra sarà smascherata nella sua concreta negatività, come privazione dei diritti naturali e della felicità comune e individuale.
Guido Paduano illustra nell'introduzione le valenze ideologiche e artistiche della commedia.