Loro sono Caino - Flavio Ignelzi - copertina
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Descrizione

Una giovane donna scappa dalla città, dalla vita universitaria, dalle amicizie, ma soprattutto dall'ex fidanzato, violento e misogino. Torna al paese d'origine e si rifugia nella casa della sua infanzia in mezzo ai boschi, tra le mura del suo passato. Il meteo annuncia l'arrivo di una bufera fuori dal comune, un evento meteorologico senza precedenti. Il paese si mobilita, gli abitanti fanno incetta di provviste e si barricano in casa. Una commessa di mezza età, che frequenta chat erotiche, ha finalmente deciso di incontrare il suo spasimante più insistente, proprio la notte della bufera. E sul paese piovono ragni. "Loro sono Caino" è una favola nera scheggiata come un mosaico: ogni frammento va a comporre la scena, ipnotica e apocalittica. Raccontata col passo del noir e con l'inquietudine del gotico rurale, è una narrazione oscura, di amore e di castigo, di colpa e di espiazione, in cui nessuno è innocente.
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Dettagli

2018
11 dicembre 2018
156 p., Brossura
9788893432351

Voce della critica

Loro sono Caino (156 pagine, 13 euro) di Flavio Ignelzi (nella foto di Alfredo Martinelli), pubblicato da Augh edizioni, è un romanzo difficile da comprendere, soprattutto nella prima parte, a causa della frantumazione della struttura narrativa, ma a lettura ultimata, il lettore riesce a riunire i vari tasselli e ricavarne un mosaico compiuto.

Prima vengono narrate in modo indipendente e parallelo, le vicende vissute da due ragazze sine nomine. Una lascia città, università, amici per sfuggire il suo fidanzato violento e persecutore e si rifugia in paese, nella casa dei suoi avi, di fronte alla quale costruisce uno spaventapasseri, come quello che sua madre aveva poi bruciato; l’altra è cassiera in un supermercato e la conosciamo nel giorno in cui quest’ultimo viene praticamente svuotato di merce, poiché la gente teme una prevista perturbazione che avrebbe impedito a tutti di uscire. Ama chattare e parlare di eros con i suoi interlocutori-spasimanti con i quali poi s’intrattiene.

Intanto arriva la temuta tempesta, ma non piove acqua, bensì ragni. Qualcosa di malefico sta dietro l’evento: colpevole è la strega, la nuova venuta che ha ereditato da sua madre e da sua nonna il loro potere: non è un caso che anche lei abbia costruito uno spaventapasseri davanti casa, pertanto bisogna ucciderla. L’elemento che unisce le narrazioni parallele di Ignelzi è la perturbazione, vera protagonista, trait d’union possiamo dire, tra le vicende vissute dalle due ragazze e dell’agire dell’intera comunità che con silenziosa intesa, finita la malefica pioggia, si avvia verso la casa della strega per ucciderla, annientarla, insieme al suo spaventapasseri, allegoria più che simbolo di un amore che spesso diventa solo sesso, irrazionale gelosia di un maschio violento e possessore.

La ragazza ricorda che la madre-strega nel bruciare il suo spaventapasseri, così canticchiava: «L’uomo odia ciò che ama, ciò che ama odia l’uomo. Loro sono Caino, noi siamo Abele». Se si vuole interpretare la cantilena, diciamo che lo spaventapasseri rappresenta il maschio che è attratto sensualmente dall’avvenenza della donna, ma nello stesso tempo è gelosamente indotto a dominarla, sottometterla, quasi per un inconfessato complesso d’inferiorità (L’uomo odia ciò che ama), ma se il maschio tende per la suddetta ragione ad annullare la donna perché questa non dovrebbe bruciare perlomeno il suo emblema, ossia lo spaventapasseri? (ciò che ama odia l’uomo) «Loro» sono il male, «sono Caino, noi siamo Abele».

Se si prescinde dall’ambientazione contemporanea, pare di aver letto un romanzo di contenuto medioevale o di epoca controriformistica, quando nella vita sociale persistevano sentimenti antifemministi e radicati pregiudizi. Il Malleus maleficarum (1487), testo base dei processi contro le streghe, che associa queste ai diavoli e mostra un’attenzione ossessiva al corpo e alla sessualità della donna, sembra essere tornato di attualità. Oggi, però, non c’è l’ascetismo religioso della Riforma e della Controriforma, né quello medioevale, che possa giustificare i numerosi femminicidi, ma un clima d’insicurezza collettiva, che porta alla ricerca di capri espiatori su cui scaricare la rabbia e la paura. L’atteggiamento d’intolleranza e di repressione di ogni forma di diversità e dissidenza, quale oggi può esprimere la donna, grazie al processo di emancipazione che nel tempo è riuscita a realizzare, è espressione di tale clima d’insicurezza derivante dall’assenza di lavoro, ma anche dal venir meno di valori, di principi che potrebbero dare solidità e solidarietà al vivere sociale.

A lettura ultimata, si desume facilmente che il genere del romanzo di Ignelzi oscilla tra il gotico e il noir, ma, come si è già detto, non è altrettanto facile descrivere la struttura narrativa, infatti la fabula non si svolge secondo un intreccio logico-causale che colleghi tra di loro i vari eventi, magari anche con la presenza di flashback che lascino spazio a rievocazione di eventi precedenti, ma siamo in presenza, soprattutto nella prima parte, di capitoli collegati esclusivamente dalla ripetizione dei titoli, affidando elusivamente al lettore la ricostruzione di un intreccio da cui si evince l’oscurantismo che, come nel Medioevo o in epoca controriformista, sebbene determinato da ragioni diverse, caratterizza la società attuale, quasi ad esemplificazione della validità della teoria vichiana dei”corsi e dei ricorsi storici.

Recensione di Francesca Luzzio

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