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Bret Easton Ellis

Traduttore: G. Culicchia
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2005
Pagine: 332 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806176365

Bret Easton Ellis è tornato. E' tornato con tutto il suo carico di adrenalina, con quel suo grande appetito per la vita alla Bukowski e quella sua sregolatezza maledetta alla Kerouac ("avrei voluto vivere la sua vita, essere il suo migliore amico, sballarmi con lui, fare sesso con lui, Kerouac era Dio", ha dichiarato in una recente intervista). Il quarantunenne scrittore californiano si ripropone, sei anni dopo Glamorama, con un libro vagamente autobiografico, soprattutto nelle parti iniziali, che si sviluppa poi come una horror story, una storia di fantasmi, di spiriti, soprannaturale, come nei libri di Allan Poe e Stephen King.
Lunar Park è un romanzo dalla vibrante tensione narrativa, resa da una scrittura rapida e incalzante che, come spesso accade con Ellis, ci tiene incollati alla pagina e ci trascina velocemente, riga dopo riga, verso il cuore della trama. Altro punto di forza di questa sesta fatica dell'autore di Meno di zero e American psycho, sono i contenuti densi, vitali, e sorprendenti, in una storia indiavolata e post-moderna come questa. Il protagonista è lo stesso scrittore, si chiama Bret Easton Ellis, e la scelta di non dargli altro nome è stata presa per rendere il romanzo più credibile. Dopo una vita spericolata, giorni passati correndo strafatto di cocaina con bellissime bionde su cabriolet scintillanti, e notti perdute nelle sale vip dei club alla moda, tra incontri gay, feste, prostituzione e tossicodipendenza, lo scrittore Easton Ellis decide di mettere la testa a posto e di farsi una famiglia. Lui, sua moglie e i due figli piccoli vanno così a vivere in un tranquillo sobborgo residenziale del New England, ma, una volta lì, l'idilliaco quadretto familiare viene sconvolto da una serie di fatti terrorizzanti: un Halloween party che diventa un incubo, figli che scompaiono, il padre di Ellis che ricompare sotto forma di spettro, e rispunta anche Patrick Bateman, il serial killer di American psycho, determinato a spargere sangue nel quartiere.
Il tema più forte di Lunar Park è quello del rapporto padre-figlio ed è qui che lo scrittore rivive la figura tremenda del suo genitore maschio, violento e alcolizzato, a vent'anni dalla morte. C'è poi il discorso del culto dello scrittore celebre che, fatalmente, ha preso il posto della vita reale di Ellis, facendone un'icona trasgressiva dei tempi moderni. Ci sono le questioni della droga e dell'uso frequente di cocaina tra vip e personaggi celebri, nonché i temi delle scelte sessuali, disinvolte, mai del tutto risolte, ancora confuse oggi nella mente e nel corpo di Bret Easton Ellis. Insomma, lo scrittore cult dei "ricchi e famosi", dopo sei anni di silenzio, è tornato. Con un romanzo originale e a tratti malinconico, forte e commovente.

Recensioni dei clienti

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    luigi

    03/05/2013 10.34.19

    Un colpo alle viscere, uno all'immaginazione. Ellis è un prestigiatore.

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    piero

    07/11/2007 16.38.53

    Il primo pensiero, ad un terzo del libro, è stato: "Avanti un altro". Nel senso che non se ne pò più di attori famosi, di vestiti con tanto di griffe ben esplicitata, di droghe, anfetamine, e quant'altro. Insomma il solito Bret Ellis di sempre. Poi la magia dello scrivere di quest'uomo, davvero straordinario, ti cattura e ti porta in un soffio alla fine del libro, con la voglia di rileggerne un altro. Sara grave? ...... ?

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    Massimo

    27/08/2007 13.24.37

    Primo libro di Ellis che leggo: impatto duro, quasi sgradevole. Poi, però, entrati nella dimensione particolarissima della storia che è autobiografica come “sentire” più che nei fatti (e francamente non rileva – a mio avviso – la veridicità di quanto raccontato), resta difficile staccarsi dal romanzo e dalle emozioni che esso genera. Una “mente” senza dubbio particolare, che si muove con un’agilità straordinaria tra genio e follia, per un libro da leggere.

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    la_spalmatrice

    30/07/2007 00.33.22

    L'ho letto ad ottobre scorso. Sinceramente mi aspettavo di meglio, sembra scritto da Stephen King come stile... ma a parte la storia abbastanza mediocre (cmq bellissimo andare a cercare info su internet alla fine e scoprire siti internet fittizi e che è tutto iventato!!!)... a voi non sono successe cose terribili mentre lo leggevate? Oppure le stesse cose che succedevano a Bret a voi succedevano subito dopo averle lette? Siamo già in due ad averlo sperimentato, se qualcuno ha avuto le stesse esperienze mi scriva pure!!!

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    paolo

    29/05/2007 15.08.28

    Non ho ancora finito di leggere il libro, ma l'impressione generale è quella di un gran bel caleidoscopio, dove realtà, finzione, riflessioni sulla società (tutto in stile Ellis), si mescolano tra di loro dando luogo ad un picevolissimo anche se a tratti un pò pesante mix letterario.

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    AndrEA

    22/11/2006 08.57.33

    Un gioiellino di libro. Non la solita palla horror, ma un libro dove capitano si cose terribili dovute a due padri assenti che si accorgono troppo tardi dei danni che provoca la loro assenza. Solo il finale vale il prezzo pieno del libro, praticamente un affare

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    julien

    13/11/2006 13.15.53

    Pensavo che si trattasse di un libro autobiografico, o almeno in parte, come dice l'autore stesso. Invece è quasi tutto inventato. La moglie Jayne Dennis, che dice di avere sposato e avuto un figlio, non esiste, la sua homepage è un falso !! (quasi tutto il romanzo si base su questo presunto matrimonio). Quindi presumo che anche per il resto si tratta di molta invenzione. Sono deluso di Ellis, se avesse detto che si trattava di un romanzo, di una novella, va bene, ma provare a venderlo come autobiografico o quesi è molto triste e creare una homepage di questa sua moglie attrice con fotomontaggi (homepage creata dal suo editore) è varamente ridicolo.

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    Vicky Vale

    05/06/2006 17.09.08

    Mi sono divertita molto. E' vero che Ellis è cambiato, che questo romanzo ha una linea più distesa e una scrittura più tradizionale rispetto ai lavori precedenti, ma i numerosi omaggi a King e le parentesi horror all'interno del libro sono spassose. Grande la prima parte pseudoautobiografica, mentre non mi è piaciuta la fine che scade un po' nel melenso. Comunque nel complesso un giudizio molto positivo.

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    maurizio crispi

    25/05/2006 12.50.32

    Devo questa lettura ad un amico scrittore, Luca Di Fulvio, che me l'ha segnalato con l'avvertenza che avrebbe potuto interessarmi molto anche per motivi professionali. Poichè apprezzo sempre molto i suggerimenti di Luca, mi sono precipitato in libreria per procurarmi il volume in questione. Mi sono così immerso nella lettura dell'opera ultima d'un autore che, sinora, avevo sempre "rifiutato", ritenendo che le sue rappresentazioni fossero troppo "estreme" (e mi riferisco a tutto quello che è stato letto e scritto su "American Psycho"). Il parere di Luca Di Fulvio s'è rivelato pienamente azzeccato: ho trovato ben più d'un motivo d'interesse nel romanzo (o prova autobiografica?). Per più d'un motivo: innanzitutto, perchè vi è il racconto lucido e spassionato di una vita condotta "al limite", una vita fatta di eccessi e trasgressioni, in parte ricercati con cinismo, in parte scaturenti dall'obbligo di Ellis ad aderire ad un'immagine ormai cristallizzata dai media. In questa parte del romanzo hanno un posto di rilievo, ovviamente, la narrazione della dipendenza dall'eroina, dall'alcool e dalla cocaina e la lucida esposizione di alcuni tipici meccanismi del craving. In secondo luogo, l'interesse è scaturito dal fatto che il filo rosso di tutta la narrazione è il tentativo di dare una sistemazione al difficile rapporto con il proprio padre, rimettendone a posto i pezzi sparsi e,nello stesso tempo, recuperando e ridando vita al rapporto con il proprio figlio: non si può essere padri, se non si riconosce il proprio rapporto di filiazione. In terzo luogo, emerge prepotente il potere dell'inconscio nel determinare le nostre scelte e nel produrre dei "fenomeni" al limite del paranormale: occorre capire se stessi, per placare le tempeste interiori, le conflittualità irrisolte che ci portiamo dentro; insomma, per vivere bene e non essere più vittime di fenomeni oscuri, bisogna trovare la forza d'entrare nelle nostre più intime "camere dei segreti": è appunto quello che il nostro autore riesce a fare con grande maestria.

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    Antonio

    12/05/2006 17.27.05

    L'ho trovato estremamente pesante. Non all'altezza dei suoi precedenti lavori.

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    alessio

    02/04/2006 15.27.46

    Fino alla metà il libro è puro ellis:Minimalismo pop,ironia feroce e pungente sul mondo dell'editoria,sulla vita dal vippume di vario tipo,sulla società americana in tutta la sua ipocrisia e superficialità.Fantastico il primo capitolo con la sua autobiografia dove verità e bugie si alternano con un ritmo perfetto. La seconda parte del libro(che si concentra più sul tematiche horror e soprannaturali)non va oltre un buon king con alcuni capitoli alla palaniuck(forse un pò forzati). Sicuramente non siamo ai livelli di meno di zero e le regole dell'attrazione e,soprattutto,del capolavoro american psycho.Detto questo rimane un buon libro,sicuramente nn banale,un tentativo dell'autore di mettersi in gioco non pienamente riuscito ma almeno un atto di coraggio che gli deve essere riconosciuto.Decidete voi se il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno,anche se un primo capitolo così crea aspettative che finiscono col deludere proseguendo nella lettura.

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    Giovanni

    27/03/2006 10.08.09

    Ho finito di leggerlo ieri sera. Mi è piaciuto, ha trovato un modo per reinventarsi anche perchè, siamo chiari: non potrebbe scrivere all'infinito solo su un decennio ormai sepolto. Mi sembra che in qualche frase del libro e della prefazione Bret sia molto chiaro, le priorità e gli orrori del nostro tempo (terrorismo e guerra) sono ben diversi dagli orrori personali di Bateman e dalle perversioni di Clayton. Ecco dove adesso andrà "a parare" il romanzo di Ellis. A differenza di altri commenti credo che Bret tornerà presto, stimolato da nuovi sentimenti. Il modo di scrivere secondo me è pressochè uguale, si discosta certo dalla maggior parte delle sue opere, ma il modo ossessivo di ripetere e descrivere le psicologie dei personaggi è identico. A parte qualche calo di tensione e interesse a metà opera, dove sinceramente non si capisce dove voglia andare a parare, per il resto è un bel libro. Consigliato, ma non come prima lettura di Ellis.

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    SERGIO

    26/03/2006 19.49.35

    Mi è indubbiamente piaciuto. Ho trovato Lunar Park disperatamente sincero e contemporaneamente esaperatamente falso, nel suo raccontare un viaggio nei sensi di colpa e nelle paure di un uomo. L'idea, solo sfiorata negli altri suoi romanzi, di trasformare in horror le aberrazioni della soietà americana, diventa qui esplicita e dirompente. American Psycho attraversa tutto il racconto come la maledizione di un capolavoro irraggiungibile.

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    ant

    04/03/2006 23.21.23

    Stile personalissimo ed un po contorto, ho apprezzato molto il finale molto sognante

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    Letizia

    28/02/2006 17.49.26

    dai...che noiosi che siete! il libro è bello...nn all'altezza di american psyco e vabbè...ne delle regole dell'attrazione...ok...ma è bello!se l'avesse scritto un chiunque signor nessuno saremmo tutti qui uniti a inneggiare al capolavoro..

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    Francesco

    22/01/2006 23.21.03

    Molto intelligentemente Ellis cambia registro, per non scadere nell'automanierismo. Lunar park é assolutamente insolito, ottimamente scritto, emozionante e commovente. Certo, chi dall'autore pretenderebbe solo repliche di American psyco resterà deluso...

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    isabelarcher

    06/01/2006 17.55.04

    che dire? un po' delusa. ho amato ellis da pazzi. il suo stile personalissimo e inconfondibile . attendevo con ansia l'uscita di un nuovo capolavoro. e invece , nonostante la sua grande capacità scrittoria, ciò che amavo è scomparso. pur avendo letto d'un fiato Lunar park (perchè non è certo un romanzo noioso o banale)mi sono trovata ad appassionarmi molto più alla trama e quindi al desiderio di vedere come finiva, che al fascino della sua scrittura. e questo per quanto mi riguarda è un limite. lunar park non mi ha lasciato con l'inquietudine di meno di zero o l'angosciato stupore di american psycho.

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    Giovanni

    03/01/2006 15.20.04

    So fare di meglio, e francamente mi dispiace. American Psycho resta il capolavoro. Glamorama, tradotto male (per fortuna ho l'originale Usa), un gradino sotto. Lunar Park ha visto la luce per necessità di interrompere il silenzio letterario dell'autore, e ne soffre la maniera, l'ambizione d'approfondimento psicologico e la scarsa vena nei dialoghi. Di palese ispirazione Kinghiana le scene horror che restano la cosa migliore del libro. Il finale precipita nel puro patetismo. Un vero peccato per Bret, che percepirà ugualmente un bel pacco di soldi per un'opera che non li vale. Ma questo è il mercato. Del resto è l'urgenza che spreme le righe migliori e in questo romanzo non c'è nulla che non potesse aspettare altri vent'anni per essere letta. Siccome personalmente non m'importa nulla del rapporto dei miei autori preferiti con i loro padri più o meno stravaganti, consiglio di fare il paragone artistico con una biografia meno romanzata: Experience, di Martin Amis. Il più dotato di tutti, a livello di controllo sulla Parola.

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    Tania

    22/12/2005 14.46.46

    Ammetto che ho provato a leggere American Psycho, ma non ce l'ho fatta: era troppo per me. Ho riconosciuto i miei limiti e mi sono fermata. Me ne sono sempre infinitamente rammaricata però, perché la sua scrittura mi pareva eccellente. Lunar Park sono riuscita a leggerlo e ho trovato conferma della qualità della "voce" letteraria di Ellis. Ancor più mi sono rammaricata dei miei limiti. E mi sono decisa a superarli :-)

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    Stefano

    21/12/2005 10.30.47

    Libro sicuramente interessante, onirico, autobiografico dove la commistione tra lo scrittore e protogonista sti manifesta senza soluzione di continuità. Lo spaccato delle angosce che animano il confine di una vita decadente portandolo a fare i conti con il suo passato e la sua produzione letteraria caratterizzano questa opera, che sicuramente puo' essere considerata un notevole esperimento di autoanalisi.

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