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Luca Ricci

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 137 p. , Brossura
  • EAN: 9788806211769

Recensioni dei clienti

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    Vincenzo

    26/05/2013 10.53.26

    Mabel e' la ragazza o il ragazzo che tanti immaginano di aver incontrato in eta' giovanile, la prima cotta, la bellezza non appariscente che seduce gli uomini e attira l'invidia delle donne. Lo stupore, l'ingenuita' del pianista sono inizialmente inconsistenti, irritanti e la prima parte del libro e' noiosa, sembra un autobiografia del giovane nerd, un romanzo di formazione come tanti scriverebbero, seppure con una scrittura precisa. Poi i personaggi prendono spessore e il libro migliora, cosi' come migliora il rapporto del pianista con la sua ossessione. Proprio perche' le notizie su Mabel sono frammentarie e poi si interrompono, si comprende che non sono le risposte, ma le esperienze che ci cambiano e che, grazie o malgrado queste, si cresce. Un libro che consiglierei di leggere anche per come e' scritto oltre che per il suo contenuto.

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    Umberto Mottola

    17/03/2013 18.30.35

    Romanzo breve ma intenso in cui spicca il personaggio femminile di Mabel. E' una sorta di Bocca di Rosa che non ama gli uomini per soldi, ma per consolarli, quasi come per una missione. La storia è narrata da un portiere di notte che viene stregato anch'egli da questa donna che è profondamente "femmina" e attrae tutti gli uomini. Il portiere non è riuscito a conseguire il diploma di pianista al conservatorio e, dopo aver conosciuto Mabel, rinuncia definitivamente al pianoforte. La lettura è scorrevole e gradevole.

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    Loris

    20/12/2012 10.34.48

    Questo breve romanzo di Ricci è un oggetto letterario anomalo, a partire dalla costruzione dei personaggi. La Mabel del titolo resta una figura sfuggente, l'emblema di un'attitudine verso la vita. È colei che si dà senza calcoli, rinunciando al possesso e all'esclusività del sentimento. La sua funzione è quella di interrogare e scuotere l'io narrante (e con lui il lettore, ovviamente). In gioco c'è la presunzione dell'ego, la convinzione del talento e dell'unicità che accompagna ogni adolescenza, più o meno prolungata. Rispetto a quanto accade in molti racconti di formazione, qui non si assiste alla nascita dell'artista, ma alla scoperta e all'accettazione del limite, alla quieta consapevolezza di poter avere un posto nel mondo con un lavoro 'normale', senza sfoggio di creatività. Parrebbe una parabola triste, ma forse lo è solo in relazione alle aspettative create dal nostro contesto sociale e culturale. Trovarsi a riflettere su questo tema è un merito non da poco che riconosco a Ricci, insieme ad una scrittura nitida ed incisiva.

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    Egome

    09/12/2012 16.48.30

    Mi è piaciuta Mabel: una storia apparentemnente banale ( la solita ragazza 'facile'), però con una protagonista molto particolare, non bella, ma piena di irresistibile fascino, enigmatica, pronta ad offrire tutta se stessa a chi in qualche modo è provato da dure esperienze di vita. Il contesto è quello reale: un mondo di valori perduti, di incertezze e sofferenze individuali vissute spesso in silenzio e nel grigio di un ambiente di lavoro poco gratificante. Un grgio illuminato a tratti da Lei, che dice si e si dona totalmente - senza nulla chiedere in cambio - a chi in qulache modo ha bisogno di ritrovare calore, umanità e comprensione. Si annulla in questa donazione, rinunciando anche alla sua 'reputazione' ormai compromessa e persino anche al suo posto di lavoro. Sparisce improvvisamente dalla scena, lasciando un vuoto incolmabile, dove però tutto parla di lei, irrimediabilmente perduta. Particolare e 'ad effetto' il finale...

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    Lady Libro

    02/11/2012 14.14.07

    Il protagonista, nonché narratore in prima persona della vicenda, di cui non viene mai rivelato il nome, racconta la sua giovane esperienza lavorativa in un albergo come guardiano notturno e parla anche di Mabel. E qui siamo in un punto che dovrebbe essere cruciale: chi è questa Mabel? In che modo cambierà la vita del nostro eroe? Che rapporto avrà mai con lui? Risposta: il nulla e il niente per antonomasia. Perché Mabel è una figura alquanto anonima, scialba e passiva: non ha carattere, non è bella, non ha anima né personalità e l'unica cosa che fa durante il romanzo è andare a letto con tutti gli uomini che incontra. Perché? Perché pensa che in questo modo la sofferenza dei suoi amanti venga annullata. Si lascia usare, picchiare, abbandonare come un giocattolo, uno strumento qualunque, e tutto questo le è indifferente. Le basta solo vederli felici. Ma fino a che punto lo sono? E lei come fa a saperlo? Basta davvero qualche notte d'amore per ritrovare la serenità interiore? E inoltre cos'ha di tanto speciale questa donna? E poi perché è stato scritto che Mabel cambierà la vita del nostro protagonista (anzi, per dirla tutta gliela peggiora rendendo il romanzo tristissimo), quando lei scambia a malapena due parole con lui per tutta la durata della storia? Il loro rapporto si limita esclusivamente a questo. Per il resto, poi, il narratore la segue e la cerca come un perfetto stalker (anche se il perché non si sa, visto che Mabel è il nulla) nascondendosi e godendosi le lunghe sedute di ginnastica amorosa della sua vittima oculare. Poi ci vengono propinati noiosi e monotoni particolari della vita in albergo del protagonista ma, in confronto ai difetti già citati, questo è niente. Perché parlare al vento e dire cose che nel libro non ci sono? Se l'avessi saputo non l'avrei mai letto.

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