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Massimo Mila

Curatore: U. Mosch
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1999
Pagine: 135 p. , ill.
  • EAN: 9788806150594

recensioni di Calabretto, R. L'Indice del 2000, n. 05

Nella sua prefazione Ulrich Mosch sottolinea la centralità di questo volume nel contesto della musicologia degli anni settanta, che a Maderna aveva dedicato solo brevi articoli oppure presentazioni all'interno di programmi di sala che offrivano una pallida idea della genialità di uno dei musicisti maggiormente rappresentativi della vita musicale europea del secondo dopoguerra. Non solo. Il nome di Maderna nelle prime riflessioni sulle avanguardie veniva associato alla sua attività di direttore d'orchestra, mentre era ignorato come compositore. Una constatazione, questa, che da un lato rende onore a Massimo Mila, dall'altro solleva una serie di quesiti. Le motivazioni, secondo Mosch, sono legate all'instancabile attività direttoriale di Maderna, che può aver indirettamente oscurato quella compositiva, e alla sua ritrosia a partecipare ai dibattiti sulla Neue Musik degli anni cinquanta-sessanta, contrariamente a quanto fecero Boulez, Stockausen e Pousseur. A queste ragioni, valide ma pur sempre marginali e periferiche, va aggiunta la maniera con cui la critica musicale di allora accolse l'avanguardia, focalizzando esclusivamente l'attenzione sugli assunti delle tecniche compositive dei suoi esponenti, e tralasciando di indagare l'esperienza estetica del loro linguaggio. Proprio per questo, la musicologia "è rimasta dipendente dalle presentazioni e dai commenti dei compositori sulle proprie opere", e chi, come Maderna, era poco propenso a parlare delle proprie opere rimaneva di fatto dimenticato.
Il testo di Mila, di agevole lettura nel centinaio di pagine in cui sono raccolte dodici trasmissioni radiofoniche trasmesse nell'inverno 1974-75, ha quindi il merito di aver aperto una prima riflessione su Maderna. Un merito accresciuto dal fatto che, oltre alla sopracitata mancanza di una letteratura critica, Mila dovette fare i conti con l'assenza di un elenco completo delle opere pubblicate e con la disponibilità di poche registrazioni, cosa che giustifica alcune ingenuità nella descrizione delle tecniche compositive e qualche dettaglio poco preciso di natura biografica. Contrariamente ai noti, e superficiali, Leitmotive sulla riflessione musicologica di Mila, Maderna musicista europeo si basa su un approccio molto diretto alla materia musicale, e proprio questo semplice motivo lo rende particolarmente prezioso. Come sottolinea Mosch, alcune definizioni di Mila sono ancor oggi di grande attualità per entrare nella complessità del linguaggio musicale di Maderna. Basti pensare alla "melodia pura", con cui Mila identifica la propensione di Maderna verso la melodia, oppure all'"irradiazione" dei suoni orchestrali, procedimento rinvenibile nelle opere della sua ultima fase compositiva, come Ausstrahlung (1971). "Un fenomeno timbrico - commenta Mila - appunto di irradiazione (o si potrebbe dire anche di emanazione) per cui a un certo punto dal brusio indistinto di brevi frammenti ripetuti in maniera aleatoria dagli archi con sordina, magari dai legni con un alone sommesso di percussione, sorge come un velo sonoro, una vaporazione d'incantesimo ariostesco". Mila mette in risalto anche altri topoi della musica di Maderna. Si pensi alla puntualizzazione fatta nei confronti della cosiddetta "alea controllata", dei "finali per disintegrazione", oppure della tipica tendenza di risalire, per così dire, "alle origini della musica" per cui molte composizioni, come il Concerto per due pianoforti e strumenti, iniziano con il la del diapason, mentre altre, come Composizione n. 2 del 1950, partono dall'Epitaffio di Sicilo, "ombelico storico della musica".
Accanto a questo non va neppure dimenticato che Mila ci offre l'immagine di un Maderna "generoso e fraterno", somigliante a Casella e a Milhaud, e addolorato dalla diaspora che aveva dissolto il sodalizio di Darmstadt. Un Maderna profondamente umano che, al Nono festival di musica contemporanea della Biennale, aveva esordito con queste parole: "Non si sa più amare profondamente l'opera d'arte compiuta. Non si è più capaci di vedere dietro di essa l'uomo che l'ha creata". Parole fortemente inattuali, forse, nel contesto in cui esse vennero pronunciate, ma che mettono in risalto l'assoluta originalità di questa figura.
A impreziosire ulteriormente il volume di Mila, compaiono in appendice il Catalogo delle composizioni, la Discografia, una Bibliografia selettiva, la Notizia biografica, un breve scritto di Christina Maderna che ripercorre le tappe più importanti della vita del musicista veneziano, e, infine, una pagina in cui lo stesso Maderna, nel 1946, sintetizza con efficacia la sua poetica. "Un ben grave ostacolo sarà rimosso - scrive in riferimento alla situazione del suo tempo - quando ci porremo di fronte alla musica con la stessa modestia e con lo stesso desiderio di essere semplici, comuni, possibilmente anonimi, che faceva nascere 'tropi' e 'antifone' proprio da quei monaci che tenevano in assoluto dispregio la fama e che quella musica scrivevano ad esclusiva e maggior gloria di Dio".
Pe concludere va citato un progetto elaborato da tre Università italiane (Bologna, Trento e Udine) che porterà all'edizione critica delle opere (la cui versione testuale si trova attualmente in uno stato grave di trascuratezza), al restauro filologico dei nastri magnetici e all'arricchimento della documentazione storica, approfondendo in tal modo la conoscenza delle tecniche compositive e direttoriali e precisando gli aspetti del pensiero estetico di Bruno Maderna.