Magari domani resto

Lorenzo Marone

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2017
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788807032202
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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Chiara

    26/11/2017 13:54:44

    Il tocco leggero di Lorenzo Marone non tradisce se stesso. Bel personaggio, trama gradevole, scrittura elegante. L'autore conferma la sua bravura

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    Loredana

    12/11/2017 09:05:19

    Ma davvero il suo primo libro "La tentazione di essere felici" è dello stesso autore? Scusate è una battuta ma quello era ben scritto, profondo, divertente, pungente e originale. L'opposto di questo. Che è pedante, inutilmente astruso, fintamente filosofico. Trama inesistente e banale, soprattutto infantile oserei dire! Frasi sconnesse, e lunghe circonlocuzioni da togliere il fiato. Lunghe e inutili spiegazioni e dettagli buttati lì a far da mucchio; trama inesistente. Vuole far credere la protagonista una povera ragazza piena di problemi drammatici, (il padre è morto, la madre le è sempre stata vicina ma non ci va d'accordo), senza riuscirci. Per non parlare degli stereotipi sulla napoletanità. Un libro che ho faticato a leggere.

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    Caio

    03/11/2017 10:38:43

    Trovo che Marone abbia uno straordinario talento nel tracciale delicato, pennellate di sfumature psicologiche senza appesantire o pontificare. Quest'opera però, pur nella bravura dell'autore, non lascia quasi nulla dopo averla letta. Probabilmente non ha toccato le mie corde.

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    n.d.

    27/10/2017 15:00:28

    Come il precedente. Credevo che si trattasse di una lettura più emozionante.

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    n.d.

    20/10/2017 16:26:08

    interessante

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    Silvio

    08/09/2017 16:43:45

    Il libro è una sorta di diario, in cui la protagonista narra uno scorcio della sua vita : fatti, emozioni, desideri, rinunce, ricordi che rivivono, come riaccesi dagli inattesi spunti incontrati nel quotidiano. Nasce da qui la mia iniziale diffidenza, perché sono certo che non può un autore narrare in modo corretto le pulsioni che può provare una donna. Inizialmente fatico, poi, a seguire la storia, interrotta e frammentata dalla descrizione di ricordi più o meno antichi, che mi distolgono dal filo logico del racconto. Ad un certo punto, però, questa protagonista comincio ad immaginarmela e mi sembra, anzi è, talmente reale, e vera nella sua ricerca di se stessa e della propria meta, che comincio affannosamente a cercarla per strada. Sono entrato nella storia. Mi sento di accompagnare la protagonista, sento il bisogno di prendermene cura e delicatamente, accompagnarla per la sua strada. Gioisco con lei, con lei piango ed insieme a lei m’interrogo e spero. Forse sono più fragile di lei, perché spesso ho paura, mentre lei non ne ha. Ad un certo punto lei ha a dire “… mi pare di essere solo il risultato di quel che ho vissuto. Sono un insieme di abbandoni” e mi prende il gelo dentro, perché questa sintesi è agghiacciante, ma vera. Ed il suo interlocutore, che le vuole bene, cerca di dissuaderla, ma di fatto gliene dà conferma, dicendole “… a te piene di abbandoni, a me invece colmi di delusione”. Mi colpisce molto questo dialogo, perché dà la giusta misura di quanto la negatività ci scolpisca, di quanto le esperienze negative sagomino il nostro carattere e ridefiniscano i nostri orizzonti, laddove le esperienze positive ci consentono di accettare tutto questo. Alla fine non ho più letto questo libro, ma l’ho vissuto, sentendone tutte le emozioni e credo che questo ne sia il pregio più grande.

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    sonia

    31/08/2017 09:03:51

    libro carino con una bella trama e personaggi interessanti, ma ha comunque qualche pecca, i dialoghi in napoletano, che servono a dare carattere ai personaggi, ma per chi non è di quelle parti sono difficili da seguire, e i troppi "vaneggi" in cui si perde la protagonista. M a rimane una piacevole lettura

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    Luciano

    21/08/2017 08:27:43

    Libro piacevole, scritto bene e scorrevole, ero curioso di leggere questo nuovo autore e non ne sono stato deluso. Certo la storia ha dei limiti, non sempre in linea con le aspettative e certe volte sconfina nel banale. Ma le atmosfere napoletane, i racconti dei luoghi, delle storie e della vita dei quartieri spagnoli fanno vivere in pieno questa meravigliosa città. Inoltre l'amore in generale, sia per il prossimo o per la propria famiglia, con una carica emotiva che commuove, è la costante narrativa di questo romanzo e di questi tempi non è niente male.

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    Teresa Anania

    08/08/2017 07:07:21

    Veramente un bel libro. Lettura scorrevole, linguaggio curato e contemporaneamente semplice, dove l'alternanza della lingua italiana alle "battute" in lingua napoletana, rende il tutto ancora più familiare. Solo il dialetto è in grado di farti cogliere l'essenza di alcuni concetti scagliandoli dritti al cuore e alla mente. Una storia di vita quotidiana in un territorio difficile, dove riesci a farti rispettare solo se fai la voce grossa e dove rimanere se stessi senza cedere ai ricatti della corruzione e del Dio Denaro, equivale ad uno scontro fra titani, dove essere donna ti costringe a lottare contro le provocazioni di un ambiente maschilista e colmo di pregiudizi. Un intreccio di sentimenti contrastanti, conseguenza di un vissuto non semplice che sfocia inevitabilmente nella paura e nello "scuorno" di esternare ogni minima sensazione provata. Una quotidianità monotona scossa continuamente dagli eventi che si susseguono e che fanno guardare il mondo da prospettive nuove. La lotta con se stessi, tra rimanere nel posto in cui si è nati e tentare l'ardua impresa di far cambiare le cose e trovare la felicità in ciò che si possiede, o non provarci nemmeno e andarla a cercare altrove in una sorta di astratto Eldorado. Lo definirei un racconto introspettivo, in grado di farti immedesimare in ogni personaggio, spingendoti a riflettere sulla vita e sugli eventi, giungendo alla conclusione che i cambiamenti pur se incutono timore non devono spaventare, e che restare ancorati al passato non fa che precludere il naturale decorso della vita perchè in fondo, ciò che cerchiamo è a portata di mano, ma finchè la cecità dettata dai meccanismi di difesa costruiti nel tempo continuerà a persistere, difficilmente si riuscirà a "spiccare il volo"........ Libro assolutamente consigliato..........

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    RossaMina

    10/07/2017 06:49:27

    Una serie infinita di descrizioni inutili: per arrivare a spiegare un qualsiasi concetto un giro lunghissimo, praticamente non ci si ricorda più cosa stava raccontando all'inizio. Mi spiace, perchè mi è passata la voglia di leggere anche i libri precedenti con commenti più brillanti.

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    rosanna

    23/06/2017 05:17:52

    Mi ha letteralmente sfiancato.Dopo un inizio promettente,il romanzo diventa noioso,pretenzioso,inverosimile per i dialoghi intrisi di riflessioni psicologiche,in una parola,insopportabile come la protagonista. L'ho finito perché volevo rendermi conto di quanto banale potesse essere il messaggio che voleva dare lo scrittore. Marone,con quel finale,ha superato ogni aspettativa. In negativo. E poi quell'uso del napoletano mi è risultato indigesto,l'ho trovato stucchevole. Niente a che vedere con il primo romanzo,gradevolissimo come scrittura e contenuti.

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    patrizia b.

    13/06/2017 16:38:12

    Che delusione! Mi era piaciuto parecchio "La tentazione di essere felici", ma questo proprio mi è sembrato uno scivolone, fino al finale rondinesco. Dai, Lorenzo, un attimo di tregua e pensa.

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    ivan

    07/06/2017 09:29:17

    Premetto che sono a circa 100 pagine dalla fine. Sto facendo fatica a portarlo avanti. E' tutt'altro che un mattone, sia chiaro, solo un po' troppo banalotto e scontato. A tratti lento e flash back eterni... "La tentazione di essere felici" dello stesso autore è mille volte meglio...

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    virginio

    04/06/2017 16:49:42

    Il libro è una dolce poesia, dal titolo sgraziato, ma dal contenuto profondo. Molto bella la parte finale ove non mancano momenti di profondo coinvolgimento e commozione.

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    Dielle

    16/05/2017 20:30:23

    Conquistato dalle prime pagine (l'Autore ha sicuramente talento...) dopo ha iniziato ad annoiare....pieno di retorica e di luoghi comuni napoletani....il personaggio Luce è prevedibile scontato e noioso...per non parlare del vecchio filosofo della porta accanto dispensatore di frasi perugina...quando i libri si leggono con troppa leggerezza rimangono tali

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    Ketty

    09/05/2017 18:37:20

    Dopo l' indimenticabile e fortunatissimo "La tentazione di essere felici", ho trovato deludente "La tristezza ha il sonno leggero", ma ho comunque acquistato quest'ultimo confidando di ritrovare l'autore che avevo tanto amato, mi sbagliavo!

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    Giovanni

    22/04/2017 17:17:10

    È stato uno di quei libri che compri per caso in libreria, incuriosito dalla copertina... di solito mi va bene, questa volta no, per niente. Ci ho messso quasi un mese per finirlo: non succede mai niente, spesso banale, a volte irritante. Per fortuna é finita!

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    villadelpoeta

    02/04/2017 18:36:57

    L'inizio ti affascina per la freschezza e la novità della figura della protagonista. DOpo poco, però, la storia si impantana in elucubrazioni sull'esistenza danneggiando la storia in sé e l'interesse del lettore: in ogni dialogo una morale, in ogni riflessione il peso del passato e degl stereotipi napoletani. Sinceramente non lo consiglio.

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    Carol

    23/03/2017 18:56:42

    Con questo terzo libro Lorenzo Marone ha preso definitivamente la deriva filosofica, già accennata nel secondo libro (nel quale però era ancora tollerabile e tutto sommato più giustificata, ma sopratutto più leggera e meno supponente), con il risultato di aver confezionato una storia stucchevole e poco credibile. Tutti i personaggi, ma dico proprio tutti (anche il cane che non parla ma lancia sguardi, lecca a abbaia sempre nel modo e momento giusto) non fanno altro che parlare per aforismi, pensieri profondi e perle di saggezza, dal bambino perfettino alla madre bellona e un po' cafona, dalla nonna non istruita all'avvocato belloccio, dal nonno paralizzato al transgender, per non parlare della protagonista, che parla e pensa solo per metafore e filosofia. Non dico che saggezza e filosofia siano una prerogativa di intellettuali o ceti sociali alti, ma Marone ha inserito una concentrazione di pseudofilosofi nei Quartieri Spagnoli di Napoli pari a quella che si può registrare in un'intera nazione. Ma quando mai, nella vita reale, non dico i pensieri, ma i dialoghi fra persone comuni sono di questo tono? Nessuno ha una così lucida e costante consapevolezza dei propri pensieri, dei propri comportamenti e di quelli degli altri. Qui invece tutti sembrano essere dei gran saggi, tutti hanno capito come va la vita, tutti sanno benissimo quello che conta e sproloquiano su tutto e il contrario di tutto. Ma questa saggezza è solo nelle parole, perché nei fatti i personaggi sono quasi sempre dei mezzi falliti o hanno un passato e un presente poco risolti. Mi dispiace, ma rispetto al primo libro, che ho apprezzato molto e in cui i personaggi erano autentici, qui ci sono solo macchiette, soprattutto la protagonista, sempre arrabbiata e pronta a menar le mani, al punto da sembrare la parodia napoletana di Lisbeth Salander di Stieg Larsson.

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    Ciro D'Onofrio

    07/03/2017 22:17:09

    Lorenzo Marone da giovane promessa della scrittura con questo libro si afferma e si consolida positiva realtà del panorama lettarario italiano.Magari domani resto è un libro che inizia anche poco convincente ma che è capace di un crescendo importante e vibrante fino al più sorprende dei finali.Luce, la sua orgogliosa protagonista, si fa interprete delle contraddizioni, la ansie,le paure della vita ma soprattutto si fa interprete di una tenace fame di vita che esorcizza i non pochi problemi che la contorniano da sempre, fin da un'infanzia complicata.Un romanzo di malinconia e di tenerezza, lontanissimo da ogni forma melensa; un romanzo che racconta la disperazione della ricerca di un riscatto personale senza mai rinunciare ad una grandissima ironia ed alla felicissima "chimica" di mare, famiglia e Sud.

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«Ti sto dicendo che la vita è questa, alti e bassi, luce e ombra. Anzi, più si va avanti e più il rapporto cambia in peggio. Senti a me, che tengo una certa età, nun penzà tropp’ e continua per la tua strada, che tanto lei ti porta dove vuole e tu nemmeno te ne accorgi. Parlo sempre di lei, della vita.»

Luce Di Notte. È questo il tuo nome. Te lo porti addosso come l’unico ricordo di un padre che ti ha abbandonata quando eri ancora bambina. L’aveva scelto perché per te voleva qualcosa che non fosse normale, qualcosa di straordinario come la luce nelle ore notturne. O forse, semplicemente, perché fumava troppi spinelli. Ma ormai è passato tanto tempo da quella mattina in cui ti ha salutato per l’ultima volta davanti a scuola. Adesso hai superato i trent’anni, sei una donna fatta. Hai lo sguardo fiero, i capelli corti da maschiaccio e indossi jeans attillati e anfibi. La tua sembra una vita tranquilla. Vivi a Napoli, da sola, in un monolocale in affitto nei Quartieri Spagnoli, lavori in uno studio legale e porti a passeggio Alleria, il tuo Cane Superiore. Per pranzo, vai a casa di Don Vittorio, il tuo vicino settantenne, musicista e filosofo, sempre pronto ad ascoltare e a dispensare consigli.

Racconti la tua storia come se stessi cercando di sbrogliare una matassa, come se volessi sciogliere tutti i nodi che si sono accumulati nel corso della tua vita e disfarti una volta per tutte di quel groppo che ti senti in mezzo alla gola e che non se ne va. Per farlo insegui il filo dei tuoi pensieri: divaghi, ti perdi e viaggi lontano, scavi in ricordi che avevi accantonato, e poi ritorni al presente.

Ma il tuo presente, ora, sta per cambiare. Ti viene assegnata una nuova causa. Nulla di importante, all’apparenza, solo una questione di affido di minori. In realtà non è neanche una vera e propria causa, si tratta solo di spiare la vita di una mamma e di suo figlio per capire se è una donna degna di crescere un bambino. E sarà quel ragazzino, Kevìn, a smuovere finalmente qualcosa dentro di te, a dare una scossa alle tue giornate, a farti capire che alla vita si può chiedere di più. Finché quel groppo in gola, quel peso che sentivi addosso senza capire bene cosa fosse, sembra andarsene, piano piano. E ti ritrovi a decidere se spiccare il volo e migrare lontano, oppure restare, alla ricerca della felicità nel tuo piccolo e curioso mondo.

Per la prima volta, Lorenzo Marone si cimenta con una protagonista femminile, riuscendo a dare vita a una donna per niente banale, una femmena forte e sicura che “non riesce ad accettare che qualcuno le pesti i piedi e che il più forte vinca sul più debole”. Una donna che parla un linguaggio schietto, ironico e intriso di dialetto napoletano, che ci porta tra le strade della sua città a far la conoscenza di personaggi speciali e bizzarri. E che ci farà capire come spesso sia la vita a scegliere per noi, anche quando ci troviamo di fronte alle decisioni più toste e impegnative.

Recensione di Mauro Ciusani