Editore: Mondadori
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 188 p., Brossura
  • EAN: 9788804615446
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    Massimo

    21/05/2016 10:28:02

    Autobiografico: le lotte in fabbrica degli anni 70-80 e la sconfitta degli operai, sino al disimpegno (o a un impegno diverso, comunque svuotato della relazione solidale di classe). E' incredibile come uno stesso autore, a partire da una narrazione confusa, a tratti vivida ma a tratti semplicemente imbarazzante, di questa prima prova letteraria, arrivi, mantenendo lo stesso stile narrativo, alle vette de Il Fasciocomunista e di Canale Mussolini.

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    Materlab

    23/03/2015 18:45:29

    Un romanzo divertente che apre un piccolo spaccato sulle lotte operaie in una zona decisamente periferica (Latina). A parte questo, si nota chiaramente (e lo scrittore lo ammette candidamente) uno stile acerbo, un intreccio slegato, discontinuo e in certi casi banalotto. E' stato (ri)pubblicato da mondadori solo dopo il grande successo degli altri romanzi. Resta una piccola rivincita per l'autore, che se lo vide rifiutare una quarantina di volte.

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    Simone

    05/02/2015 15:46:58

    Una normale storia di fabbrica con protagonista un sindacalista che difende i diritti degli operai. AL centro della narrazione ci sono questi fatti: lotte operaie, scioperi, lavoro più o meno duro. Complessivamente parlando un libro abbastanza anonimo, lontano anni luce dagli insuperabili "Il fasciocomunista" e "Canale Mussoini". Nulla da segnalare, la lettura scorre e non è mai troppo noiosa, ma adesso capisco come mai questo libro abbia atteso 30 anni prima della pubblicazione: semplicemente era uno dei tanti, che ha rtovato fortuna solo percè Pennacchi era già diventato Pennacchi. Se vi posso dare un consiglio non lo comprate, non vi perderete niente.

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    Michele Lucivero

    13/05/2014 17:23:22

    "Epopea operaia" di un tempo perduto che suona ridondante e ampollosa non solo nel fonema, ma anche nel contesto di quella che è oggi la nostra epoca postmoderna, che si lascia alle spalle lotte, consigli di fabbrica e la stessa produzione nei nostri opifici. Per molto tempo gli editori non hanno voluto pubblicare i testi di Pennacchi, e qualche ragione l'avranno anche avuta, poi ad un tratto Mondadori comincia da questa opera prima ed è un successo, almeno così si dice. A voler trovarci qualcosa di buono, perché c'è di mezzo anche un linguaggio popolare e molto spesso scorretto sintatticamente e ortograficamente, tendente al gergo romanesco piuttosto che alla lingua italiana, ci sarebbe l'epilogo, in linea con la grande disillusione in cui è incappata la classe operaia intorno agli anni '80. Si è comunisti e solidali finché si è in trincea, fintantoché si è in fabbrica, ma dopo, per opportunismo o per necessità, alla prima occasione si girano i tacchi e ci si rinchiude nel proprio individualismo e si coltiva il proprio orticello. Certamente si tratta di un documento importante per quella che è stata la realtà operaia del secolo scorso, ma se penso alla funzione evasiva della narrativa, alla sua capacità di far sognare i lettori che si immedesimano nelle vicende narrate, allora probabilmente in ciò il testo è decisamente carente, anche perché se gli operai di oggi leggessero di una simile disfatta, ne resterebbero amaramente delusi

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    Sonya

    05/02/2013 13:53:45

    L'argomento trattato dal libro è sicuramente interessante, soprattutto da un punto di vista storico, ma il racconto risulta poco avvincente e nel complesso il librio è poco scorrevole.

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    Cristiana

    10/09/2012 21:51:55

    Noioso e pesante. Ce lo ammanniscono sulla scia del Canale mussolini ma lo scrittore doveva ancora farsi.

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    mauro uboldi

    05/01/2012 09:09:40

    E' un buon libro, onesto e ben scritto. Da leggere, specialmente se di vita di fabbrica e di lotte sindacali si è solo letto o sentito parlare. Un grazie a Pennacchi.

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    anna

    18/10/2011 12:23:57

    è il primo libro di Pennacchi che leggo. Mi aspettavo qualcosa di più. Il tema trattato è comunque molto interessante oltre ad essere una parte nemmeno troppo passata della nostra storia. consigliato.

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    ant lomell@libero.it

    19/03/2011 19:29:41

    Questo sarebbe il primo libro scritto da Pennacchi, adesso capisco del perchè lo scrittore viene chiamato col nomignolo di "fasciocomunista". Infatti se Canale Mussolini, quello premiato con lo Strega, volere o volare era una celebrazione del ventennio, questo di cui voglio parlare adesso è uno splendido spaccato di vita di fabbrica con l'esaltazione della lotta operaia e con la messa in evidenza di tutte le sfaccettature dal taglio psicologico al livello professionale di un qualsiasi operaio. Il libro è imperniato sulla figura carismatica di un rappresentante di fabbrica, voglio precisare che la storia è ambientata in prov di LT alla Supercavi di Borgo Piave e a fare da traino a tutte le storie raccontate nel testo, è proprio il personaggio di cui sopra, tale Benassi. Lo scrittore individua nel protagonista, a mio parere, l'anima lacerata degli anni 80 in quanto Benassi è solo con la sua forza d'animo e la sua voglia di migliorare culturalmente a combattere contro lo strapotere sia economico che intellettuale della classe dirigente di allora, ma... a differenza di oggi(e mi collego con l'attualità) il carismatico operaio di allora a forza di strilli, urla ,slogan e affiggendo locandine di protesta riesce a tenere a galla non solo il suo lavoro ma sopratutto la sua DIGNITA' di persona, adesso come tutti sappiamo non è per niente così, anzi... Molto variegate e fantasiose anche le digressioni riguardanti la vita quotidiana degli operai che si apprestavano a svolgere i turni notturni o semplicemente a svolger il lavoro che gli competeva. Ultima cosa, le analogie politiche e storiche molto interessanti che Pennacchi fa prendendo sempre come punto di riferimento il protagonista e gli operai in genere, infatti li paragonaa prima ai paesi dell'Est che piano piano si staccavano dal potere centrale di Mosca e poi all'Albania come simbolo dell'essere isolati. Molto commovente la parte finale, col commiato del protagonista dalla fabbrica. Bello

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