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Convinto alla lettura dai commenti entusiasti degli altri lettori, non sono rimasto affatto deluso; è il primo racconto che leggo di questa autrice, ma ne diventerò certamente un fan accanito. Bella la ricostruzione storica degli eventi così come della vita romana sia in patria che nelle colonie più lontane dell’Impero; ha il pregio di rendere “vivo” un periodo storico lontano che – molte volte – facciamo fatica ad immaginare nei momenti di vita normale: la storia di Roma non è solo quella dei grandi condottieri e delle grandi battaglie, ma, soprattutto, quella di persone con lavori del tutto normali come la produzione ed il commercio di ceramiche e vestiario, la conduzione di una trattoria ovvero di una barberia. Certo non sarà del tutto storicamente perfetto, ma è un romanzo su base storica, non un saggio e per di più ambientato in un periodo storico lontano dal nostro. L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è la velocità con la quale termina il romanzo; in 20 pagine si chiude un po’ frettolosamente tutto il lavoro di preparazione delle precedenti 350, lasciandomi un vago senso di insoddisfazione.
E' il primo libro di Davis Lindsey che ho letto e devo dire che sono rimasto abbastanza deluso. Forse sono stato "condizionato" dai giudizi molto positivi espressi da altri lettori e quindi le mie aspettative erano alte, ma mi è sembrato insufficiente sia come libro storico sia come giallo. Peccato perchè la prima parte del libro mi aveva abbastanza coinvolto. Il finale mi è sembrato scontato e sbrigativo. Ma non sono un esperto e questa è la mia semplice riflessione dopo aver terminato l'ultima pagina.
Incuriosito dalle recensioni che continuavano a cadermi sotto gli occhi, ho scelto "La mano di ferro" quale primo libro della Davis. Per dire che mi è piaciuto basta pensare che ora sto leggendo "Tre mani nella fontana". Lo stile è amabile, il personaggio di Marco Didio Falco credibile. Ma perchè devono essere sempre autori stranieri a raccontare la nostra (antica!) Italia?
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