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Edgar L. Doctorow

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2007
Pagine: 365 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804564270
Nel 1864, durante la guerra di Secessione americana, migliaia di soldati e di schiavi liberati, condotti dal generale Sherman, avanzano sulla Georgia e sulle Caroline, lasciandosi alle spalle oltre seicentomila vittime. Questi i dati storici, ai quali Doctorow intreccia le vite di numerosi personaggi, dando voce alle loro paure, alle loro riflessioni, alla volontà di comprendere. La marcia è infatti sia un romanzo storico, rigorosamente documentato, sia una fiction storica in cui gli attori non "recitano" entro lo sfondo della distruzione bellica, ma vivono e sentono intensamente ogni ferita che si apre nelle loro coscienze.
Nel romanzo assistiamo alla continua compenetrazione di storia singola e sociale, individualità e universalità, dati storici circoscritti e coscienze che assurgono a simbolo eterno di un'umanità pregna di sentimenti sovraspaziali e sovratemporali. La marcia è anche metafora della condizione di sradicamento dell'individuo moderno, di una coscienza che non può che abitare un mondo eternamente fluttuante, così come afferma un personaggio: "Vedo la fermezza non nelle case radicate ma nelle cose che non hanno radici, in ciò che è itinerante". Il tema del viaggio, in tutte le sue accezioni, diventa uno dei nuclei tematici più importanti, e uno dei motivi ricorrenti che assicurano continuità semantica alla narrazione corale, nella quale ogni personaggio vive e "percorre" la propria storia e la storia del suo paese.
Il generale Sherman, impavido e insieme codardo, la "negretta" Pearl, che avanza travestita da tamburino, il dottor Wrede, uomo di scienza che deve arrendersi ai limiti della ragione, e il presidente Lincoln, il quale incarna nella sua lancinante tristezza finale, tutte le "ferite" della guerra: ogni personaggio è un frammento del vasto mosaico storico, e viene paragonato dallo stesso autore a una "cellula", unità infinitesimale che costituisce i tessuti di un individuo, per farlo poi diventare tassello dell'esercito e dello stato. La marcia e l'esercito diventano dunque un corpo unico e mostruoso, efficacemente descritto come una "bestia" che avanza lentamente e inesorabilmente, dilatandosi e contraendosi come un verme, e fagocitando tutto ciò che incontra. Tali movimenti, di espansione e contrazione, ci riportano al ritmo di ispirazione ed espirazione, e a quello di sistole e diastole, alla base della preservazione biologica umana: la marcia diventa anche metafora del flusso temporale della vita, ineluttabilmente diretto verso il suo epilogo. Il ritmo della marcia appare a tratti accelerato, come nei momenti di annebbiamento, e decelerato, come nei momenti di acuta percezione, capaci di dilatare il tempo e fornire a Doctorow terreno fertile per i momenti più suggestivi di penetrante poesia.
Il romanzo procede per capitoli brevi che riproducono effimere illuminazioni e, allo stesso tempo, l'organizzazione sintattica si avvale di frasi cortissime e di altre più elaborate, rispecchiando lo stesso movimento sincopato della "bestia" marciante. Rilevante è anche l'alternanza di narrazione onnisciente e discorso indiretto libero, nelle cui oscillazioni si fonda il dubbio e la mancanza di certezze dei personaggi. Il generale Sherman, ad esempio, riflette sul concetto di morte, in un momento epifanico tra i più intensi del romanzo: "L'unica ragione per temere la morte è che essa non rappresenti una vera, insensibile fine della coscienza". Forte è il richiamo ai temi esistenzialisti di assurdità e incapacità di comprensione, così come fortemente delineati sono gli echi della parabola nietzschiana del corso circolare e infinitamente ripetuto dell'esistenza. Ogni azione dei personaggi esprime infatti la volontà di andare avanti e di costruirsi un sentimento di speranza, nonostante l'orrore, incomprensibile e assurdo, che caratterizza le loro vite. E che caratterizza tutte le vite che, come quelle, sono divorate, fisicamente o moralmente, dalla "bestia" belligerante.
  Federico Sabatini

Recensioni dei clienti

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    clara lunardelli

    18/10/2014 18.16.44

    Doctorow è sempre un piacere....la storia arriva pulita, netta, plana come un velivolo sulla nostra mente.

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    Libetta

    18/04/2007 19.10.08

    Se davanti a questo libro capita di pensare di non esservi pronti, di non amare il genere o di non averne nessuna voglia allora è prima il caso d'innamorarsi della singolarità di Doctorow nel riproporre la Storia intrecciata alle sue, di come molte immagini da lui risultino meravigliosamente truci e torve ed ammantate di premonizione mista a consapevolezza di brutture già commesse, del modo di trasmettere affascinata apprensione per i personaggi, cominciando da Ragtime e passando per Acquedotto ny (ed eventualmente Billy Bathgate ed Il lago delle strolaghe) ed allora, con bramosia, non si vedrà l'ora di leggerlo.

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