Curatore: G. Crico
Collana: Il divano
Anno edizione: 1990
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 gennaio 1991
Pagine: 184 p.
  • EAN: 9788838906602
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    07/05/2018 16:50:47

    I semi e i nervi da cui è abitata questa storia erompono da soli in una frase gigantesca, una riflessione degna già da sola, più di un secolo e mezzo prima, di un robusto tomo di raffinata psicoanalisi o dei dolori più profondi di cui è capace la filosofia. Accade che il genio arrivi sempre prima di ogni logica tradotta, perché è destinato ad essere il biografo delle violenze del dentro, delle più atroci e sublimi contraddizioni. Il genio è già in sé spiegazione e riuscita, perché cala il celeste nelle ovaie del terragno e ne feconda gli istinti, la potenza, la vita. Questo il pensiero: "Certo, l'idea sarà sempre più violenta del fatto, altrimenti il desiderio sarebbe meno bello del piacere, mentre esso è più potente. La causa non è superiore all'effetto?". Questi sono i fondali che cullano l'ennesima ostrica Balzachiana, e questo libro è la perla avvolta in quell'astuccio. Solo che la meraviglia stavolta si eleva a gradini davvero maestosi perché fra le pagine si apre uno dei più grandi misteri della creazione umana, la Musica! E' attorno a questo miracolo necessario e inspiegabile, attorno a questo soffio di raddoppiata vitalità che ruota tutta la vicenda, l'amore fra due anime magnifiche dipinte col pennello che meritano, febbre e luce di rara chiarezza se si giunge a dire - come è vero - che "le persone che amano sono per natura aristocratiche". Dunque due mondi: labbra che si cercano e doloroso corteo di note, tutto congiunto in una prova narrativa che sconvolge per finezza d'analisi: "Gli oboi non destano immagini campestri? Gli ottoni non danno qualcosa di guerresco, gli archi non giungono in fondo al nostro cuore? Il linguaggio della musica è superiore al colore che è fisso e alla parola che ha dei limiti. E' infinito, può contenere tutto, esprimere tutto". Sarò sempre certo che le nubi del dubbio e i segreti dell'animo si siano spogliati solo di fronte agli occhi di Balzac. Honoré li ha visti e ne ha fatto una cattedrale di sentimento. Immensa!

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    AdrianaT.

    18/11/2017 07:46:26

    Massimilla e Emilio. I loro sguardi si incrociano al teatro La Fenice di Venezia, ed è subito amore: "Quelle due ignoranze si fusero come due sostanze della stessa materia che incontrandosi diventano una sola." Ma messo a dura prova dal braccio di ferro fra l'amor e il digiuno preparato dal diavolo "che, lo sapete, è un gran colorista", il povero Emilio cede al digiuno: eterno, lacerante dilemma fra amor sacro e amor profano. Breve parabola amorosa che si consuma in una Venezia pennellata egregiamente nel fasto tanto quanto nella decadenza, nonché prezioso ed edificante punto di vista di Balzac sulla nostra società di allora. Magnifica esperienza di Letteratura e di Musica.

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Massimilla Doni - storia d'amore di ambientazione italiana, veneziana in particolare - ha una genesi lunga e complessa. Balzac vi attende dal suo ritorno dal viaggio in Italia, nel maggio del 1837, avendo assorbito soprattutto stili di vita, di conversazione, abitudini mondane; e nello stesso anno ne stende una versione. Nel 1839 compare la novella completa che infine troverà collocazione definitiva nel 1846 tra gli Etudes philosophiques (XV volume dell'edizione Furne della Comédie Humaine) che Balzac dedica al tema del trionfo del pensiero sulla materia.