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Si tratta di un libro scritto a più mani per ricordare Massimo Gorla scomparso il 20 gennaio 2004. Nato a Milano nel 1933 all'età di vent'anni si era iscritto al Psi. Il 1956 l'anno della destalinizzazione del XX congresso del Pcus e del rapporto segreto di Krusciov – ma anche quello della repressione della rivolta popolare e operaia d'Ungheria da parte delle truppe sovietiche – lo colse mentre si laureava in architettura e maturava nell'ambito della militanza politica una serie di riflessioni critiche sulla svolta politica che Nenni intendeva imprimere al partito avvicinandolo all'area governativa. Gorla abbandonò allora il Psi per iscriversi al Pci nel 1957. Risalgono a quegli anni anche i suoi primi contatti con le tematiche trotskiste e con la piccola organizzazione italiana della Quarta internazionale i Gruppi comunisti rivoluzionari (Gcr) a cui aderì poco dopo diventando quasi subito uno dei quadri dirigenti sul piano nazionale e internazionale. Gli eventi internazionali di cui Gorla era un attento osservatore nonché conoscitore così come l'esplosione del Sessantotto lo conducono ad abbandonare il Pci e a considerare ormai superata la forma organizzativa dei Gcr. Partecipò quindi alla costituzione di Avanguardia operaia. Fu tra i promotori della pubblicazione del giornale “Il quotidiano dei lavoratori” che vide la luce nell'autunno del 1974. Nel 1976 fu eletto deputato nel cartello elettorale di Democrazia proletaria costituito e appoggiato da quasi tutti i gruppi della nuova sinistra. Venne rieletto deputato nel 1983. Nel frattempo aveva partecipato attivamente al processo che aveva portato alla nascita del partito di Democrazia proletaria. Quando quest'organizzazione si sciolse per confluire nel progetto di Rifondazione comunista Gorla non la seguì.


Diego Giachetti