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Jules Verne

Traduttore: F. Gambino
Edizione: 3
Anno edizione: 1990
Pagine: 352 p. , ill.
  • EAN: 9788842506676
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Recensioni dei clienti

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    Alessandro G

    12/07/2004 11.00.52

    Verne è un grande narratore e Mathias Sandorf è il suo romanzo che mi ha catturato di più.<br>Commovente la descrizione che l'autore fa dell'Istria e di Ragusa come <i>italiane</i>, e pensare che sono trascorsi appena 120 anni dalla stesura del romanzo. Grande la caratterizzazione del conte ungherese e titanico il personaggio per pescatore corso trasferitosi a Rovigno Andrea Ferrato. Da Trieste, a Pisino, a Ragusa, a Malta, alla Sicilia, a Gibilterra, al Marocco, a Monaco, alla Tripolitania, il viaggio del lettore insieme a quello di Mathias Sandorf e avvincente ed emozionante.<br>E non ditemi che Mathias Sandorf è un romanzo per ragazzi!

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    Stefano Pera

    09/05/2002 12.43.32

    Molti ricordano Verne come il fantasioso romanziere ottocentesco padre di una sorta "paleo-fantascienza" d'altri tempi e autore di "best seller" come "20.000 leghe sotto i mari" o "Il giro del mondo in 80 giorni". Indubbiamente è un vero peccato. Verne è stato a tutti gli effetti un romanziere di ottimo livello, capace di scrivere trame solide e complesse, epigono della scuola francese del romanzo avventuroso così ben rappresentata da Dumas padre, ma al contempo già proiettato oltre verso il nostro secolo sia per il fascino delle nuove tecnologie che per la capacità di vedere il mondo come un solo ed unico immenso background dei suoi romanzi. L'opera di Verne è immensa, poliedrica ed affascinante, paragonabile numericamente solo al contemporaneo Stephen King, ma ben più varia e assortita di quella dell'americano. In questo panorama di opere Mathias Sandorf merita una posto d'onore. Verne, figlio dei suoi tempi e legato da un profondo amore a Dumas padre, scrisse il romanzo come omaggio a quello che considerava il capolavoro di Dumas "Il conte di Montecristo". La trama è presto detta: Sandorf, aristocratico patriota ungherese in lotta contro la dominazione austriaca, (come Dantes) viene tradito dagli amici ed incarcerato a vita, ma riesce a fuggire. A distanza di tempo appare un misterioso Dott. Antekirt (come per Dumas appariva il Conte di Montecristo), che incomancia a tessere misteriose ed intriganti trame tese a rendere pariglia ai traditori di un tempo, fino a quella che dovrebbe essere la vendetta finale, come nel Montecristo di Dumas, solo che Verne si riserva il colpo di scena finale. Visto così il parallelismo fra i due romanzi è evidente, ma c'è dell'altro. Il Dantes di Dumas ha uno spessore limitato (eroe un po' stereotipato) mentre il Sandorf di Verne appare sulla scena immerso in una sorta di spy story moderna, ottocentesco nei tratti morali (patriota eroico), ma attuale per profondità psicologica, cultura e dignità. Mentre Dantes incontra l'abate Faria (la guida, il maestro), Sandorf ha dentro di sè

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