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Vittorio Lanternari

Editore: Liguori
Collana: Anthropos
Anno edizione: 1994
Pagine: 332 p.
  • EAN: 9788820723224


recensione di Inglese, S., L'Indice 1995, n. 1

Il testo di Vittorio Lanternari, frutto di una ricerca pluriennale e di una missione di vita, prende forma a partire dall'identificazione di persistenti ideologie tradizionali che costituiscono la matrice di specifiche prassi sociali. Ogni parola del titolo evoca un particolare paesaggio antropologico entro cui potersi addentrare, non senza una mappa di orientamento. Lanternari si pone di fronte alla medicina descritta nelle sue molteplici varianti teorico-empiriche, riguardandola come grande e inesausta questione antropologica. Su tale questione maggiore egli riordina un grande numero di ricerche, realizzate da diverse generazioni di studiosi, finora giacenti come unità celibi. Lo sviluppo del volume illustra le fasi e le articolazioni dei rituali terapeutici delle medicine tradizionali permettendo di riconoscere la loro comune logica di base. In esso si ritrovano due piccoli "classici" dell'investigazione transculturale che fissano i punti estremi dell'excursus intrapreso da Lanternari. Il primo (Frighi, 1987) descrive il caso esemplare di una sindrome psicopatologica da "possessione" nelle cui modalità espressive si rintraccia la sopravvivenza del magico negli interstizi della società italiana. Il secondo (Nicolas, 1970) narra un paradigmatico culto di possessione, culturalmente sintonico e ritualmente strutturato, praticato in una società tradizionale (il Bori degli Hausa, Niger). Ambedue le ricerche riconoscono la diversa valenza significativa che le concezioni tradizionali possiedono nei contesti in cui sono ancora dominanti e in quelli in cui sono delegittimate o subalterne.
Tra le agenzie terapeutiche tradizionali e quelle psichiatriche intercorre uno strenuo rapporto di forza e un delicato gioco di equilibrio. In assenza di una consapevole mediazione culturale tra questi istituti operativi - spesso ormai occupanti lo stesso spazio sociale - l'individuo in crisi subisce traumaticamente le rispettive intenzioni totalizzanti. Esiste infatti la questione del modo con cui culture originate in contesti differenti possano costituirsi come risorsa di reciproco potenziamento. Oggi avanza un sommesso dibattito sull'utilizzazione delle terapie tradizionali (guaritori, farmacopea naturale, terapeutica religiosa) nelle situazioni in cui la filosofia applicativa della medicina scientifica si proietta nelle aree non-occidentali (Piero Coppo rappresenta forse il più autorevole propugnatore italiano di tale esigenza). Lanternari fornisce ulteriori motivi a questo approccio quando istruisce sul fatto che al centro di ogni cultura è sempre collocata una specifica nosologia, una nosografia e una terapeutica.
Egli inoltre ricorda che le culture tradizionali assegnano spesso una valenza positiva ad alcuni stati di malattia. In esse la malattia sarebbe l'epifenomeno attraverso cui si rende riconoscibile il rapporto tra l'uomo e ciò che lo trascende (divinità, spiriti, geni tutelari). Il malato allora non è solo l'inquietante espressione di un'anomalia, ma diventa l'attore di un'intermediazione progressiva tra gli uomini, il mondo naturale e quello sovrannaturale. In tali culture la malattia non è solo un affare privato, o una sofferenza insensata, ma un interesse collettivo e un significato generale (morale, religioso, sociale, culturale). La malattia resta pur sempre espressione di un disordine che irrompe nella realtà quotidiana ma viene sottomessa alla sovranità della legge del valore culturale. Per Lanternari questo valore corrisponde a quel "nucleo di idee-forza che funge... da guida ai comportamenti di una comunità e da cui acquisti senso il vivere insieme". Ripristinare perciò una condizione di benessere significa ricostituire l'ordine naturale delle cose nell'ambito delle gerarchie sociali, delle relazioni affettive, dei rapporti con la natura e con il divino momentaneamente sovvertito dalla trasgressione delle regole sociali che l'individuo consuma lungo l'arco delle generazioni.
L'eziologia tradizionale non si esaurisce nella sola materialità del naturale, ma rinvia a una visione cosmologica in grado di distinguere le forme del sovrannaturale. Lanternari riconosce che in Occidente è in atto un diffuso e reattivo rifiuto della medicina "tecnocratica", dimostrato dalla moltiplicazione delle medicine alternative, dei movimenti settari integralisti, dei culti sincretistici, delle personalità carismatiche. Invita a vigilare sull'inflazione di tali fenomeni che spesso deragliano verso destini di dolore, di colpa, di vergogna o di ignominia, a causa del propagarsi di uno spirito di massa acritico e astenico che non arretra di fronte all'irrisolvenza o all'inefficacia di pratiche magico-rituali decontestualizzate dalla propria originaria matrice. La grazia non ricevuta, il male inguaribile, la colpa inconoscibile, la vergogna inconfessabile non scalfiscono l'adesione al culto o al rito. Proprio il fallimento spesso rilancia la necessità del rito che rafforza i legami interni alla comunità in risposta all'invincibilità momentanea del male, che rende infine indifferibile la pratica del sacrificio, sempre più oneroso e sempre meno simbolico. La selezione culturale dei riti terapeutici cancella dal proprio orizzonte l'insorgenza del nuovo ricacciandolo nel serbatoio inesauribile del già noto, del già avvenuto, nell'universo ricorsivo della tradizione. In questo rapporto con il nuovo le terapie tradizionali si differenziano dalla medicina scientifica che sul disvelamento di anomalie precedentemente inspiegabili fonda la propria autorità. Ciò non toglie che la stessa medicina occidentale sia infiltrata da pregiudizi e superstizioni, ceda al fascino delle ipotesi aleatorie e all'azzardo delle ordalie. I suoi stessi fattori terapeutici sono spesso imponderabili e incomprensibili, i suoi effetti di perturbazione talvolta predominano su quelli di riequilibrio o di riparazione, fino a diventare causa essi stessi di nuova patologia. Con le sue arditezze questa medicina lascia materializzare il proprio sentimento di onnipotenza, sovverte e minaccia valori fondamentali e ordinatori. Contro di essa si mobilitano coscienze, non sempre trasparenti, che promuovono campagne sempre più pressanti di controllo etico sul suo operato.
Il secondo volume di questa ricerca di Lanternari, peraltro già annunciato, dovrebbe avvicinarsi di più alla base antropologica sulla quale riposa la medicina scientifica. Questa non è un sistema ideologico autonomo e fisso, ma una prassi interdipendente dai sistemi di valore e di sapere che concorrono alla formazione e al funzionamento dell'intelletto generale reggente la struttura di una specifica costellazione socio-culturale. Il ventaglio delle pratiche e delle discipline mediche non è forse completamente riconducibile a un solo tipo di funzionamento o a una sola logica. Altrimenti sfuggirebbe l'articolazione interna della sua complessità e resterebbero incomprensibili le infinite contraddizioni che continuano a emergere dalla sua prassi sociale (Jaspers). Per soddisfare una tale esigenza teorica sarebbe necessario procedere in direzione di studi microfisici e locali (ad esempio, nel campo della medicina di base, della pediatria, delle psicoterapie, dell'ingegneria genetica, dell'immunologia, delle chirurgie virtuali, ecc.) in grado di catturare la sua intima, complessa e controversa natura.