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Ernst Lothar

Traduttore: M. Bistolfi
Editore: E/O
Anno edizione: 2014
Pagine: 604 p. , Brossura
  • EAN: 9788866324874
Disponibile anche in altri formati oppure usato:

Quando si pregusta il piacere della lettura, quando ci si sbriga ad adempiere i compiti del dovere per potersi immergere nelle pagine del libro che abbiamo iniziato, quando si prova un piacere fisico nel tenere tra le mani il libro che tanto ci appassiona, quando ci dispiace di averlo terminato e di separarci dai personaggi: ecco, questi sono i segnali che un romanzo è bello, bellissimo, indimenticabile.
La melodia di Vienna di Ernst Lothar Müller (nato a Brno nel 1890 e morto a Vienna nel 1974) è un libro indimenticabile, appassionante, ricco di atmosfera.
Per questo, a distanza di qualche mese dalla sua uscita, i lettori ne stanno decretando il successo, come sempre accade con il passaparola.
C’è un blasone in pietra sull’ingresso della casa all’angolo tra Seilerstätte e Annagasse, nel centro di Vienna. Rappresenta un angelo che suona una lunga tromba. Perché, nell’iconografia, un angelo musicante non può che suonare una tromba, non di certo un pianoforte, come sarebbe più appropriato per indicare la dimora dei discendenti di Christoph Alt, costruttore di pianoforti dal 1780.
Perfino Mozart aveva suonato in quella casa - Il flauto magico, per la prima volta - durante la festa di inaugurazione nel settembre del 1791. Nel suo testamento Christoph Alt “ordinava” ai futuri componenti della famiglia di abitare nella casa di via Sailerstätte numero 10, pena la perdita dell’eredità.
E allora il romanzo di Ernst Lothar è la storia di una casa - con il suo mobilio cupo, i pesanti tendaggi, le stanze che nessun caminetto riesce a riscaldare e poi la costruzione di un quarto piano e, molti anni dopo, l’installazione di un ascensore e di un moderno impianto di riscaldamento - e di una famiglia e di quella che era l’Austria Felix durante il lungo regno dell’imperatore Francesco Giuseppe, e la Grande Guerra, la sconfitta, l’ascesa di Hitler, le camicie brune che sciamano per le strade di Vienna.
Quando, durante una dimostrazione, delle pietre colpiscono l’angelo con la tromba che sovrasta il portone, solo lo strumento resta intatto, sembra che annunci il Giudizio universale alla fine del mondo.
Di certo un mondo è scomparso, la famiglia Alt si disgrega, la fabbrica di pianoforti viene requisita: chi ha sangue ebraico nelle vene non ha il diritto di possedere niente. Neppure la vita. Largo agli ariani! E l’angelo in pezzi acquista lo stesso significato dello stemma del gattopardo del principe Salinas nel romanzo di Tomasi di Lampedusa: non era quello a frantumarsi, segnando la fine di una famiglia e di un’epoca, ma la carcassa tarlata del cane Bendicò con gli occhi di vetro che, scagliata dalla finestra, sembrava danzare con le zampe per aria, proprio come l’animale emblema della casata.
La melodia di Vienna è anche la storia di vicende private, di amori e matrimoni, di tradimenti e di figli illegittimi, di unioni contrastate e di sfide a duello, di rivalità tra fratelli e di rinuncia alla vita secolare.
Lothar accosta personaggi reali con personaggi creati dalla sua immaginazione - la bellissima Henriette che ha una fuggevole relazione con il leggendario principe Rodolfo che si uccide insieme all’amante Maria Vetsera proprio il giorno delle nozze di Henriette con Franz Alt, l’imperatore Francesco Giuseppe il cui comportamento austero, di una freddezza glaciale, serve da modello agli uomini di casa Alt, il giovane Hitler che si presenta all’esame di ammissione all’Accademia insieme a Hans Alt (vengono respinti entrambi). Henriette, poi, sembra essere la copia dell’imperatrice Elisabetta - giovane sposa bella, appassionata, impulsiva come lei, come lei legata ad un uomo che non riesce a farla felice. In una scena memorabile, quando Henriette indossa un lungo abito di velluto color oro e ha dei fiori intrecciati nei capelli scuri, par di vedere la Sissi del famoso ritratto del pittore di Franz Xaver Winterhalter. Entrambe, Henriette e Sissi, muoiono di morte violenta. Storia ma anche cultura, nel libro di Ernst Lothar.
Tutti i maggiori esponenti culturali dell’Austria Felix passano nelle sue pagine: Freud e Max Reinhard, Johann Strauss con il valzer Wiener Blut (la musica preferita di Henriette), Robert Musil (di Hans Alt si dice che è ‘l’uomo senza qualità’), Thomas Mann (c’è qualcosa di Hanno dei Buddenbrook, oltre che un richiamo nel nome, nella personalità sensibile di Hans). E poi c’è Vienna, la signorile e raffinata Vienna della fine dell’800, la capitale dell’impero austro-ungarico, dell’Austria che vuole essere una nazione sopra le nazioni, capace di radunare popoli diversi.
Il grande affresco de La melodia di Vienna fa pensare a i fratelli Karnowski di Singer, a La marcia di Radetskij di Joseph Roth con una pennellata di feuilleton che gli dà leggerezza, che lo solleva sulle ali dell’angelo con la tromba.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Renzo Montagnoli

    10/05/2016 10.09.19

    Si tratta della narrazione dell'esistenza di tre generazioni (gli Alt) in un arco di tempo cruciale per la storia d'Europa che, dopo la restaurazione ottocentesca e la cristallizzazione di quattro imperi, vede l'inarrestabile declino degli stessi, che verranno spazzati via dalla Grande guerra. Diciamolo francamente: il romanzo di Lothar ha un fascino del tutto particolare derivante dall'attività familiare di fabbricazione di pianoforti, che erano forse i migliori del mondo, e dall'ubicazione della trama, quella Vienna imperiale che si culla nell'illusione di essere perpetua, con i balli di corte sulle note del Bel Danubio blu, e che non si accorge, o non vuole accorgersi, che il mondo sta cambiando, che è percorso da fremiti di rivolta sociale e di aspirazioni irredentiste. L'impero asburgico è sì un colosso, ma che si va lentamente sgretolando, e se le crepe all'inizio sono piccole, da esse deriverà il collasso con il grande conflitto del 1914 - 1918. E queste tre generazioni saranno le testimoni e le partecipi di questo evento epocale, pur vivendo ognuna nel suo tempo che finisce però con il diventare un unico lungo periodo propedeutico alla fine. Nel corso della loro vita capiterà di tutto e, come è possibile comprendere, c'è tanta carne al fuoco e quindi il rischio di bruciarla, ma l'abilità, l'equilibrio dell'autore tiene lontana l'opera da questo pericolo, anzi non rasenta neppure un momento il feuilleton, riuscendo a mantenere un apprezzabile distacco in un'armonica composizione che se avvince il lettore lo porta anche a meditare, a comprendere il perché di certi fatti, gli consente di arrivare a capire come fu possibile che la dinastia degli Asburgo, che per così tanto tempo aveva regnato, si sia pressoché di colpo dissolta.

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    Roberta

    29/01/2016 10.25.48

    "Se avete amato La famiglia Karnowski' di I.J. Singer e le atmosfere di Downton Abbey, vi innamorerete de "La melodia di Vienna", la storia avvincente di una nobile famiglia sospesa tra due secoli, dal 1888 al 1945, testimone privilegiata di un'Europa al culmine dello splendore e della decadenza." Questa e' l'introduzione che mi ha spinto ad acquistare e a leggere questo libro oltre al fatto di essere un'appassionata di saghe familiari. La particolarita' di questa storia e' che attraverso tre generazioni della Famiglia Alt entriamo nel mondo dorato e di massimo splendore di una grande capitale europea, Vienna, sino alla sua decadenza durante la seconda Guerra Mondiale. Anche i personaggi rispecchiano lo stato d'animo di quel periodo. Ho provato antipatia per Henriette, donna fredda e tutta di un pezzo, e tanta simpatia per Selma, donna moderna e anticonformista, simbolo dell'Austria libera e aperta verso un nuovo futuro. Bella la descrizione della Vienna della Belle Epoque, ho provato sensazioni che ritrovo ancora oggi in alcune zone di questa bellissima citta'.

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    Meena

    05/06/2015 17.08.42

    Finalmente è arrivata anche l'ultima pagina. Lentissimo e noioso.

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    Stefano

    13/11/2014 23.52.17

    Libro veramente bello, scrittura scorrevole.

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    Paola

    20/10/2014 17.11.21

    Finalmente l'ho finito! Qualcuno ha scritto che è il "I Buddenbrook" austriaco. Niente di più falso. Moltissime pagine di riflessioni sulla vicenda dell'Austria, passata, nel giro di qualche decennio, da impero reazionario a stato inglobato dal Reich di Hitler. Per scoprire poi che esiste il vero e puro spirito austriaco, corretto, onesto, idealista e dimesso, che aleggia nel libro, incarnato da Hans Alt. Forse se questo libro è stato dimenticato per tanto tempo una ragione c'è.

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    elisabetta

    10/09/2014 15.14.12

    un bel libro che dà una visione molto chiara della fine dell'impero asburgico e dell'ambiente viennese del primo novecento.

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