La memoria più lunga

Fred D'Aguiar

Traduttore: A. Nadotti
Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 1997
In commercio dal: 01/01/1997
Pagine: 136 p.
  • EAN: 9788806143183
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recensione di Gritella, R., L'Indice 1997, n. 6

I ricordi fanno male, e bisogna guardarsi bene dal considerare la memoria un contenitore di piacevoli avvenimenti del passato: spesso può capitare di voler dimenticare, di fare ogni sforzo perché tutto cada nell'oblio. È quello che succede nel 1810 in una piantagione della Virginia allo schiavo nero Whitechapel di fronte all'immagine del figlio massacrato a frustate dai sorveglianti. Così, con un vecchio che piange la morte del figlio, incomincia "La memoria più lunga", romanzo di Fred D'Aguiar, scrittore della Guyana da tempo residente a Londra.
Gli schiavi della piantagione di Mr Whitechapel, piccolo universo chiuso, emblema di una situazione disumana, non hanno nome: vengono chiamati con il cognome del padrone o secondo la propria funzione all'interno della tenuta. Non hanno passato, perché gli è stato rubato con la deportazione dall'Africa, continente di cui i più vecchi hanno un vago ricordo; e non hanno futuro, perché "il futuro non è che passato che aspetta di accadere". Hanno però la responsabilità delle proprie azioni, e si dividono in due gruppi: quelli che accettano di buon grado la loro condizione e con il tempo vengono premiati con un trattamento più umano, come il vecchio Whitechapel, e quelli che invece si ribellano, come il giovane Chapel. Frutto della violenza di un sorvegliante sulla giovane moglie di Whitechapel, il ragazzo non accetta la schiavitù e sfida l'uomo bianco corteggiando la figlia del padrone e impadronendosi della scrittura, della lettura e della poesia, privilegi vietati ai neri. Con l'estremo atto di ribellione della fuga, Chapel firma la sua condanna a morte.
Nello spazio temporale brevissimo di una giornata, i monologhi dei vari personaggi presentano al lettore mentalità diverse: l'indulgenza di Mr Whitechapel, padrone umano con i propri schiavi, si scontra con la crudeltà dei sorveglianti e degli altri ricchi proprietari terrieri, e l'apertura mentale di Lydia, la figlia del padrone che si innamora di Chapel e lo inizia al piacere proibito della lettura, rimane segreta. La rassegnazione di Whitechapel contrasta con la ribellione senza compromessi del figlio, cui Fred D'Aguiar riserva, nel suo breve bellissimo monologo, il privilegio della poesia.
Alla fine di un tragico giorno di caccia all'uomo e di violenza, resta solo il pianto di un vecchio per un figlio e l'immane sforzo di dimenticare, che è anche il tentativo di un popolo di lasciarsi alle spalle la schiavitù e la propria disumana condizione.