Le menzogne della notte

Gesualdo Bufalino

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Editore: Bompiani
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
In commercio dal: 7 agosto 2001
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788845291500
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    Cristina

    11/03/2019 22:18:24

    Ingredienti: un carcere in un’isola deserta siciliana a metà ‘800, l’ultima notte di 4 rivoluzionari condannati a morte, una proposta in extremis per aver salva la vita, 4 ricordi sospesi tra realtà e bugia per riempire l’attesa. Consigliato: a chi vuole scoprire uno scrittore di grande talento esibirsi in un piccolo “Decamerone” dalle tinte gialle, a chi è disposto ad accettare ogni menzogna per arrivare alla verità.

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    Marika

    22/12/2018 21:29:41

    Siamo a metà 800. In un carcere su un’isola deserta, quattro uomini decidono di riempire l’ultima notte della propria vita, prima di salire il patibolo, raccontando di sé. A turno, ogni condannato racconta la propria storia, tenendo viva l’attenzione del lettore fino alla fine. Tra l’altro ho apprezzato il modo di scrivere dell’autore.

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    Patrizio

    19/09/2018 12:48:31

    A noi due... Bufalino gioca come non mai con l'iperletterarietà, con il citazionismo, con l'invenzione letteraria, tutto all'interno di una cornice decameroniana. Capolavoro

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    Alinghi

    02/09/2018 13:20:32

    Bellissimo libro, avvincente coinvolgente con sempre piu forza con il progredire della storia. Storia semplice, ma potente. Unica pecca un italiano eccessivamente arcaico che richiede parecchie pagine per abituarcisi...da leggere

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    angelo

    27/08/2018 11:40:24

    Ingredienti: un carcere in un’isola deserta siciliana a metà ‘800, l’ultima notte di 4 rivoluzionari condannati a morte, una proposta in extremis per aver salva la vita, 4 ricordi sospesi tra realtà e bugia per riempire l’attesa. Consigliato: a chi vuole scoprire uno scrittore di grande talento esibirsi in un piccolo “Decamerone” dalle tinte gialle, a chi è disposto ad accettare ogni menzogna per arrivare alla verità.

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    Elena8573

    24/08/2018 09:55:58

    Vincitore del premio Strega questo mirabilissimo romanzo racchiude dentro di se uno stile ricercato nei termini e armoniosamente poetico. Sembra di leggere un libro classico nello svolgimento dell'intreccio narrativo grazie all'utilizzo di una terminologia assai ricercata e desueta. La storia si svolge tutta in una unica notte che porterà al patibolo 5 persone, le stesse che capitolo per capitolo narrano la loro storia, bellissimo. Lo consiglio anche se non ancora finito. Incipit: Mangiarono pochissimo o niente. Le portate, sebbene più ricche dell’ordinario, per come s’era ingegnato di condirle un secondino volenteroso, avevano un sapore nemico, ne’ v’era boccone che in gola non diventasse una cenere.

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    Luca Aquadro

    22/07/2017 11:06:46

    Un'isola. Un carcere. L'ultima notte di quattro patrioti italiani condannati a morte per lesa maestà nel Sud di metà Ottocento. Sono questi gli ingredienti di base del romanzo "Le menzogne della notte", pubblicato da Gesualdo Bufalino nel 1988. Ma, come in tutte le ricette che si rispettino, a fare la differenza sono i dettagli meno evidenti. E così, pagina dopo pagina, man mano che il lettore si ritaglia un posto nel buio della cella, il tempo pare fermarsi e il ritmo delle onde che si infrangono sugli scogli si fonde con quello della prosa d'arte dei discorsi dei morituri, in un decamerone notturno nel quale il confine tra la vita e la morte, tra il coraggio e la paura e, soprattutto, tra la verità e la menzogna, diventa sempre più labile. Che cos'è "Le menzogne della notte"? Un romanzo? Formalmente sì, nella sua prosa ritmata, colta, ricercatissima. Ma anche un metaromanzo, nel quale la grande narrativa ottocentesca è oggetto di omaggio e di dissezione. Una tragedia? Sì, nel rigoroso rispetto delle unità aristoteliche di tempo e di luogo. Ma anche un dialogo platonico, nel quale il mito della caverna rivive nel buio di un penitenziario borbonico. Un romanzo filosofico? Soprattutto. Nel quale il Grande Assente pare essere la Verità. "Se così è, niente è vero. Peggio: niente è, ogni fatto è uno zero che non può uscire da sé. Apocrifi noi tutti, ma apocrifo anche chi ci dirige o raffrena, chi ci accozza o divide: metafisici niente, noi e lui, mischiati a vanvera da un recidivo disguido; nasi di carnevale su teschi colmi di buchi e d'assenza..." (p. 129). Da leggere possibilmente di notte, possibilmente d'estate, possibilmente infischiandosene della differenza tra "maggiori" e "minori" dei manuali di letteratura. Da leggere.

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    Hush

    28/06/2016 01:02:16

    Quattro condannati a morte isolati su un'isola penitenziaria, alla loro ultima notte. Prima dell'esecuzione, decidono di ingannare il tempo (soltanto quello?) raccontandosi l'un l'altro una storia, un episodio che essi ritengono fondamentale della loro vita. Splendido esempio di quanto la letteratura possa ancora rapire e sorprendere con i propri colpi di scena. Avverto subito che lo stile è particolarmente elaborato, un po' complesso all'inizio, ma in breve ci si abitua. Non ho ancora letto nient'altro di Bufalino quindi non so se sia il suo modo di scrivere o se, semplicemente, abbia adattato lo stile all'ambientazione (siamo in un anno imprecisato del 1800). In ogni caso, è uno di quei libri che vanno letti.

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    paolo

    26/06/2016 10:04:28

    Dissertazione su come la realta'puo'essere apparenza e su come cio'che appare forse non e' reale esistono tante realta'quanti sono gli esseri umani che la interpretano e con la quale vengono a contatto.Libro pirandelliano scritto molto bene con stile personalissimo che risente delle risonanze ottocentesche dell'epoca in cui la vicenda si svolge in maniera intrigante e che ci regala un doppio finale degno di un giallo d'autore.

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    Giuseppe

    28/02/2016 12:51:35

    Libro stupendo, coinvolgente dall'inizio alla fine, che tiene col fiato sospeso sino all'ultimo. Magistrale uso delle parole con cui dipinge nella mente le più raffinate immagini. Finale magnifico.

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    spaggio

    25/05/2014 17:22:49

    Capolavoro. Una lingua che incanta. Una cultura che stordisce. Un finale che destabilizza. Non è un romanzo, è una sinfonia letteraria. Straordinario e inimitabile. Non c'è null'altro da aggiungere.

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    alessandra

    03/07/2013 23:52:02

    Un romanzo splendido, colto e intelligente, da gustare con calma, frase dopo frase. Numerosi i riferimenti letterari alle opere di grandi scrittori del passato come Manzoni, Leopardi, De Maistre e molti altri, indicativi della profonda cultura letteraria dell'autore.. Quasi al livello di "Diceria dell'untore".

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    ninonux

    20/09/2012 15:13:09

    Affermare che un romanzo (o racconto che sia) possa cambiare la vita di una persona, può apparire un'esagerazione, ma, credetemi, è quanto è avvenuto in me quando, parecchi anni orsono, mi imbattei casualmente in questo capolavoro. Nel retrocopertina viene definito "un giallo metafisico": perfetto!!! un libro che riesce a far sorgere dubbi sulla realtà dell'esistenza, sulla concretezza del nostro vivere. Su una cosa soltanto è impossibile dubitare: l'alto, altissimo livello di un'opera e di un autore che rende onore alla letteratura italiana e, soprattutto, siciliana.

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    LettoreMedio

    25/11/2010 14:11:11

    Bufalino sa scrivere. E' questo il punto fondamentale. La sua è una scrittura straordinaria. Le menzogne non raggiungono la grandezza di Diceria dell'untore, ma rimangono sempre un gradino sopra a qualsiasi libro scritto oggi. Ci si basa troppo sulla storia e poco su come la si racconta. Bufalino in questo libro riesce a unire entrambe le cose.

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    marco

    15/09/2009 07:47:36

    E' un libro perfetto...scritto in un italiano ricco e avvolgente, un italiano che pochi conoscono e soprattutto, usano.

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    egomar

    14/07/2009 12:09:30

    Scritto in modo incredibile, perfetto nello stile e nella forma, ogni parola al suo posto ma soprattutto ogni frase ha il suo significato. Anche le più contorte lasciano comprendere al lettore ciò che lo scrittore vuole dire e lasciar trasparire. E questa è magia. In particolare mi ha incantato l'uso delle parole....inusuali e antiche ma mai pesanti o artefatte. Sempre leggerissime nel discorso.

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    lucia

    28/03/2009 21:57:22

    peccato non poter dare 6 come voto. Non smetterò mai di ringraziare il mio amico Danilo per avermi consigliato questa lettura.

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    Gigi

    14/07/2008 22:47:32

    Straordinario. Senza parole.

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    xino

    26/12/2007 11:27:18

    Il tempo di abituarsi al linguaggio - volutamente invecchiato con parole rare e inusuali per ricalcare l'italiano di metà ottocento - e si viene catturati da una vicenda affascinante. Il meccanismo narrativo non ha nulla di originale e anche il (doppio) finale è ben sospettabile sin da prima. D'altra parte se anche uno sapesse fin dall'inizio come finisce la storia continuerebbe a leggerla d'un fiato. Infatti a mio avviso la grandezza di questo libro non risiede tanto nella trama quanto nella straordinaria atmosfera che permea tutto il romanzo e nelle situazioni biografiche raccontate dai personaggi; storie avvincenti che ci portano a interrogarci sui concetti di identità, apparenza e destino. In conclusione, un gran bel romanzo.

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    Chiara

    29/10/2007 10:30:12

    "Vedete:io sono cresciuto indiviso, come un pesce nell'acqua di due bocce comunicanti, fra verità e menzogna, fra menzogna e verità. Al punto di non distinguere più la parete di vetro dall'aria, la cabala dalla vita." All'inizio mi sembrava troppo barocco, quasi difficile da leggere in un ingarbugliarsi pesante di termini ricercati, antichi, ridondanti...belli certo, ma non altrettanto lineari...Eppure la lentezza del ritmo, il fango delle parole creavano pagina dopo pagina quella statica attesa, quella monotonia che dovevano vivere in cella i condannati...sono le quattro...le cinque...il tempo trascorreva limaccioso:nulla è, tutto coesiste...e poi improvviso il finale...l'arte si scopriva geniale.

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  • Gesualdo Bufalino Cover

    Scrittore italiano. Si è rivelato tardivamente come narratore con il breve romanzo "Diceria dell'untore" (1981, Premio Campiello). In seguito ha pubblicato dei libri di poesia:("L'amaro miele", 1982), di memorie ("Museo d'ombre", 1982), "Il fiore breve ovvero le malizie della memoria", 1984), di aforismi ("Il malpensante", 1987), di scritti giornalistici ("Cere perse", 1985; "La luce e il lutto", 1988); un "Dizionario dei personaggi di romanzo da Don Chisciotte all'Innominato" (1982) e romanzi che hanno compiutamente rivelato il carattere lirico-autobiografico della sua scrittura: "Argo il cielo ovvero i sogni della memoria" (1984), "Le menzogne della notte" (1988, Premio Strega), "Calende greche" (1992), "Tommaso e il fotografo cieco" (1996). Da: "Enciclopedia della Letteratura", Garzanti,... Approfondisci
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