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Assaf Gavron

Traduttore: D. Mano, S. Zolli
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Pagine: 347 p. , Brossura
  • EAN: 9788804592655

Recensioni dei clienti

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    Raffaele

    05/06/2015 10.35.13

    Al di là dell'insulso titolo italiano (ma quanti anni ha chi fa queste scelte?) il libro è molto bello; forse cala un po'nelle ultime 100 pagine, ma è un ritratto interessante della vita e della morte in Israele/Palestina. Da leggere.

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    Ugo

    05/02/2014 15.07.02

    Non un capolavoro, certamente, comunque piuttosto buono. Classico romanzo scritto da un israeliano di sinistra.

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    Lupo '58

    06/01/2014 23.03.01

    Un bel romanzo, narrato a due voci. La prima è quella di un giovane Israeliano di Tel Aviv scampato più volte ad attentati suicidi di matrice palestinese, tanto da diventare una specie di leggenda per il popolo israeliano; la seconda è quella di un giovane Palestinese, proveniente da un campo profughi, che spinto dal fratello maggiore ha da tempo sposato la causa della lotta armata e che narra le sue vicende dal letto di un ospedale dove giace paralizzato e in coma, ma comunque in grado di percepire tutto ciò che avviene attorno a lui e, soprattutto, di ricordare. Entrambi i personaggi sono interessanti e nello scorrere del romanzo il lettore viene fatto partecipe anche delle loro travagliate vicende sentimentali. Le loro due storie, che ad un certo punto si intrecceranno, ci fanno capire il clima che si respira da quelle parti: l'insicurezza del popolo Israeliano, quotidianamente sotto la minaccia di possibili attentati suicidi e il senso di ingiustizia e la mancanza di speranza nel futuro percepiti dai Palestinesi, che conduce alcuni di loro al terrorismo e in taluni casi al gesto estremo dell'attentato suicida.

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    Lorso57

    28/12/2013 10.33.48

    In uno stato ebraico dilaniato dagli attentati seguiamo la storia parallela di due ragazzi, uno israeliano, l'altro palestinese. L'autore del libro, israeliano, non fa sconti a nessuna delle due parti in lotta e descrive lucidamente e , a mio modo di vedere, in maniera obiettiva gli avvenimenti che si succedono lasciando alternativamente ai due protagonisti lo sviluppo della narrazione. La psicosi degli attentati e il tremendo peso psicologico di chi è sfuggito più volte ad essi sono raccontati con immediatezza e realismo come pure la condizione quasi impossibile in cui devono vivere i palestinesi. Il finale amaro è preceduto tuttavia da una nota di speranza perchè inevitabilmente è solo dalle nuove generazioni che può venire un impulso costruttivo verso la pace.Testo interessante al di fuori dei soliti schemi.

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    Daniel

    12/09/2013 09.28.13

    Cerco di dire quanto è bello. Ma non ci riesco. La sua bellezza mi è rimasta proprio qui. Incastrata nel cuore.

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    Marco Tolotti

    11/03/2010 09.42.19

    Anche se il libro mi sembra ben strutturato, ha una partenza veramente troppo lenta. A mio avviso comincia a coinvolgere davvero il lettore solo dopo un centinaio di pagine circa. Ero indeciso se votarlo con un 2/5 o 3/5. Ho optato per quest'ultima soluzione e ne sono convinto. L'ho letto...ma non mi ha entusiasmato

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    flavio

    14/02/2010 22.29.24

    conosco Israele da 20 anni, se è possibile ad un essere umano conoscere un paese come Israele. Nel libro di Gavron si annusano gli odori del suq e si vede l'ombra dei grattacieli di Tel Aviv, si sentono i richiami del muezzin e il gracchiare delle radio sempre accese. Viene voglia di mangiare un falafel con molto hummus, si vedono le divise verdi della mishtarà hagvul, la polizia di frontiera israeliana, e le keffie bianconere dei palestinesi. Si sente Israele: la morte che ti accompagna, la speranza che non muore, il sole ed il caldo, la tensione ed il dialogo. Un libro che ti incatena, con due storie che un po' alla volta si intrecciano e si sovrappongono, si uniscono e si rischiarano. Israele produce anche libri, libri veri, che ti fa bene leggere, che ti fanno venire la voglia di tornarci con il libro in tasca, per rileggere in situ alcune pagine. Un libro che resterà nella mia memoria, come esempio di scrittura lieve e profonda, capace di suggerire una morale senza dirlo, capace di far nascere e crescere la consapevolezza di essere tutti. ebrei ed arabi, italiani e stranieri, soltanto uomini, bisognosi di affetto e di comprensione, solidarietà e amicizia, stima e fraternità.

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    riccardo

    16/10/2009 11.23.38

    Bellissimo! Libro comico e commovente. Romanzo costruito proprio benissimo, personaggi a tutto tondo, storia avvincente, sguardo lucido e molto umano sulla situazione israelo-palestinese. Che un israeliano riesca a immedesimarsi così con un ragazzo palestinese, beh, è una cosa che riaccende un po' di speranza...leggetelo

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