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Traduttore: L. Costantini
Editore: Adelphi
Anno edizione: 1998
Pagine: 870 p.
  • EAN: 9788845914157
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scheda di Rastello, L., L'Indice 1998, n. 7

Un uomo che è un reggimento e un reggimento che è il cosmo intero, la terra, la memoria, il caos, l'acqua infinita degli infiniti stagni danubiani. E poi l'eterna marcia all'indietro, marcia nel fango di un popolo intero destinato alla sconfitta dalla scelta celeste del capostipite. E, insieme, miti e figure della spiritualità ortodossa tradotti in narrazioni di gesta e amori: Mosca terza Roma ("un cerchio azzurro immenso, nel suo cuore una stella"), la migrazione come necessità, il soffio della sapienza divina sul creato, principio femminile, salvezza e nostalgia infusa in ogni cosa, il sacrificio del figlio divino, la follia in Cristo e l'abiezione come sole vie per riappropriarsi della perduta spiritualità, la terribile commistione di bellezza e sangue. Tutto in filigrana, nella storia di un vecchio, grasso, stanco e arrabbiato capitano di ventura serbo al servizio dell'imperatrice Maria Teresa ("Vagabondavano come mosche senza testa; mangiavano, bevevano, dormivano, e infine cadevano a passo di carica, entrando nel nulla, per volere e interesse altrui"). "Migrazioni "è un'epopea dal respiro immenso e vasto, salmodiante e ipnotica, costruita con qualche virtuosismo saltando dai registri del cantare popolare a quelli comici ed elegiaci. Forse l'esempio più affascinante, fra quelli tradotti nella nostra lingua, della capacità serba di affondare nei secoli senza manierismi o leziosità in costume ("Il passato è un abisso fosco e spaventoso. Ciò che è entrato in quel crepuscolo non esiste più e non è nemmeno esistito"). E anche un esempio inquietante di quell'"arte nazionale" su cui i carnefici della recente pulizia etnica hanno costruito il loro mito politico nazionale, mostrando come nessuna operazione culturale sia in sé immune da un uso scellerato. L'estate sarebbe l'occasione buona per appartarsi con quest'opera complessa e un po' spaventosa, pubblicata fra il 1929 e il 1962, se solo fosse disponibile in italiano qualcosa di più del primo volume (comunque un romanzo a sé di grande bellezza).

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    Mau

    01/07/2010 14.11.26

    La storia della famiglia Izakovic e del popolo serbo è la storia di tutti i migranti. Divisi tra la nostalgia del posto lasciato e il desiderio di una nuova vita. Sullo sfondo della vita degli ufficiali e nobili degli imperi austiaco e russo si muove una folla di persone alla ricerca di una identità e di una giustizia che difficilmente otterranno. Decisamente un ottimo romanzo storico e un notevole affresco umano.

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