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Ernst H. Kantorowicz

Curatore: G. Solla
Editore: Marietti
Collana: Kairos
Anno edizione: 2005
Pagine: 232 p.
  • EAN: 9788821194399

La forza speculativa dei saggi qui riuniti, che riguardano alcune figure del potere e della sovranità occidentale, consiste nella meticolosa ricostruzione del processo di contaminazione tra politica e teologia che attraversa la storia dell'Occidente. In Kantorowicz le analisi di diritto medievale non potevano restare separate dalla percezione della rovina politica e morale dell'Europa rappresentata dai totalitarismi del Novecento. L'interrogativo, ora esplicito ora inespresso, di ciascun saggio riguarda proprio il legame impensato che tiene insieme un'epoca dai risvolti drammatici e quella tradizione politico-teologica di cui non ci riconosciamo eredi.

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    Nicola Gandin Sanson

    14/03/2006 16.27.43

    (continua) Con riguardo alla nostra dichiarazione di apertura ci fa buon gioco quanto segue: “C’era anche un'altra buona ragione per asserire che il volere del sovrano avesse teoricamente forza di legge: essendo [Egli] la legge animata, il re non poteva fare nulla di sbagliato dal momento che «qualsiasi cosa facesse sarebbe stata giusta ipso facto»” Su un altro tema Kantorowicz lucidamente così sintetizza: “L’analogia tra Cristo e il fisco, inconcepibile se non blasfema nel tardo medioevo, è da ricondursi alle remote stratificazioni del pensiero del diritto romano,[...]. Così in maniera anomala fu proprio la fastosa religione di Stato a Roma, trasformata dal cristianesimo e unita ora a un moderno concetto di Stato sempre più lontano dagli dei, a generare quell’imprevedibile effetto rappresentato dall’idolatria dei meccanismi statali.” Per ultimo in riferimento ai misteri dello Stato egli scrive: “Arguto come sempre, Maitland ha sottolineato una volta con una espressione del tutto calzante che «la nazione si era messa nei panni del principe»; noi dal canto nostro, pur concordando con il suo punto di vista, vorremmo tuttavia aggiungere che «questo avvenne solo dopo che il principe si era già messo nei panni del pontefice e del vescovo» ” Le provocazioni qual’è la mia iniziale hanno tanto più valore quanto più riescono a suscitare interesse su temi reali, così vi auguro un piacevole approfondimento de I misteri dello Stato.

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    Nicola Gandin Sanson

    13/03/2006 10.29.36

    Ernst Kantorowicz e “I misteri dello Stato” Il 18 gennaio 2006 Silvio Berlusconi presso una nota trasmissione televisiva ha detto: “Il presidente del Consiglio non può mentire per definizione”. Di primo acchito, e nel terzo millennio, tale dichiarazione suona curiosa. Un’analisi metodica ed erudita individuerebbe implicazioni intorno al diritto e alle sue fonti, problematiche di carattere filosofico sulla verità, dibattiti di natura gnoseologica, di morale e sulla natura dell’uomo. Piu’ tosto l’intelligenza ma anche la curiosità dell’“uomo della strada” viene solleticata dal immediato parallelismo col più sacro (ma non meno problematico) principio di infallibilità della chiesa. Perchè un uomo nelle più prosaiche faccende si pronuncia prendendo a modello il Papa? Questi solo nelle più solenni manifestazioni “Quale pastore e dottore di tutti i fedeli...sancisce con atto definitivo una dottrina riguardante la fede e la morale” . Strabilia che noi uditori si sia tanto inclini ad accettare un tale argomento e altri di tenore simile, senza porre eccezioni dettate dal buon senso, o differenziazioni interpretative, oppure che non si approfondisca che cosa sottendano tali fraintendimenti della mente. Perché siamo così inclini a consentire siffatti ragionamenti? Stupisce che si ignori la deriva semantica di tante espressioni, che si consentano talune prassi dialogiche e che si fatichi ad ancorarle a precisi riferimenti di natura storica. Perché ci solletica l’idea che tale dialettica abbia operato innumerevoli volte in innumerevoli direzioni negli ultimi 20 secoli? Ernst Kantorowicz fa ne “I misteri dello Stato” una divertente, sagace, ed estremamente circostanziata disanima di taluni di questi nodi concettuali e della storia, di cui daremo tre esempi. (continua)

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