Il mondo e l'Occidente

Arnold J. Toynbee

Traduttore: G. Cambon
Curatore: L. Canfora
Collana: La memoria
Edizione: 2
Anno edizione: 1992
In commercio dal: 23 novembre 1992
Pagine: 130 p.
  • EAN: 9788838908590
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    luca

    10/01/2011 14:39:12

    avevo questo libro da anni senza averlo mai letto. Iniziata la lettura per caso lho terminata dopo breve tempo e la consiglio vivamente. Scritto in maniera chiara e brillante aiuta a pensare il nostro mondo, senza falsi sogni di superiorità ed anche senza abbandonarsi alla disperazione. L'incontro scontro tra Islam, Cina e l'Occidente è cosa vecchia di secoli. Interessante il capitolo sugli esiti del mondo greco/romano vinto dal cristianesimo perché pacificato e senza senso. Da non dimenticare la teorina della difrazione culturale secondo cui gli incontri tra civiltà sono sempre generativi di scontri e quando si riesce a spezzare la cultura di un paese in più raggi verrà accolto quello più triviale (il Giappone del 1600 si oppose ai missionari ma accettò la tecnologia occidentale.

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scheda di Bongiovanni, B., L'Indice 1993, n. 3

Toynbee, nelle sue opere maggiori, ci ha abituato a considerare il cosiddetto Occidente (parola da maneggiare con cautela) al centro della spettacolare dialettica dicotomica che articola il succedersi storico delle civiltà secondo il ritmo delle "sfide" e delle "risposte". L'Occidente è stato cioè quell'area geo-socio-politico-culturale che ha saputo rispondere adeguatamente alle sfide che provenivano dall'esterno, mantenendo la propria identità e, nel contempo, cogliendo nelle ragioni e nella civiltà dello sfidante un'irripetibile occasione per la propria crescita e per il proprio mutamento. La Grecia classica è diventata quella che conosciamo solo confrontandosi con la sfida della Persia. La stessa cosa è accaduta a Roma con Cartagine, all'Europa cristiano-carolingia con l'islam e così via. Questo libretto, che racchiude le Conferenze Reith, tenute dall'autore nel 1952 e radiotrasmesse dalla Bbc, capovolge in modo sorprendente la prospettiva consueta. Al centro vi è infatti la risposta del resto del mondo alla sfida dell'Occidente (che Canfora, nella postfazione, identifica con il "capitalismo"). Siamo nel pieno della guerra fredda. Toynbee non ama ciò che è stato definito "comunismo" (per lui nulla più che una "tirannia russa"), eppure scorge in esso una dirompente forza universalistico-spirituale, quasi religiosa, che l'Occidente non possiede. È improbabile, del resto, che il "comunismo" vinca sul terreno economico e politico dell'avversario liberale; è invece possibile, congettura Toynbee, che si rinnovi il portento del molecolare e imprevedibile affermarsi dell'orientale cristianesimo sull'occidentale e apparentemente insormontabile universo ellenistico-romano. L'Occidente, per natura e per necessità sincretistico, non ha infatti armi davanti ai processi di lenta permeazione osmotica.