Il morso della reclusa

Fred Vargas

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 23 gennaio 2018
Pagine: 432 p.
  • EAN: 9788806236830

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Narrativa gialla

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Recensioni dei clienti

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    Talisie

    10/08/2018 14:32:51

    La scrittrice si poteva di certo risparmiare alcune decine di pagine iniziali che nulla hanno a che vedere con il caso centrale, arzigogolato e improbabile nella sua evoluzione. Comunque, il ritmo regge, nonostante la costante tendenza a rifinire il carattere tormentato e maledetto del commissario che una risata ogni tanto se la potrebbe concedere. Ma, si sa, i personaggi che si macerano nei loro conflitti interiori catturano di più, circondati da un alone di rispetto e dipendenza da parte dei loro subordinati: che noia, però, quando questo lato è continuamente sottolineato, bilanciato solo dal fatto che il commissario mostra iterata preoccupazione per il nutrimento degli uccellini nati sotto il commissariato !

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    Axxelwords

    08/08/2018 13:54:09

    Un libro scritto per forza... Per chi era abituato alla Vargas dei primi libri del commissario Adamsberg una vera delusione. Improbabile, noioso, ripetitivo. Concetti scritti tre volte per spiegare meglio al lettore l'ingarbugliata trama. Caricature estremizzate dei personaggi come in un quadro di Picasso. Intuizioni poliziesche al limite del paranormale. Peccato.

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    luigisa

    01/08/2018 14:19:16

    Anche per me, niente a che vedere con i precedenti libri di questa autrice. Piuttosto noioso e ripetitivo, pochi sprazzi di spassosa e surreale divagazione adamsbergiana

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    Loretta Gatti

    21/07/2018 17:18:40

    Perché non parliamo mai del lessico amplissimo, appropriato e vario che la Vargas usa e della bravura delle sue traduttrici? Ottima l'autrice ma eccellente la scelta di margherita botto come traduttrice!

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    guido

    19/07/2018 09:51:41

    Una Vargas in ottima forma in quest'ultimo episodio: oltre alla vicenda in sè, sempre originale e curiosa, sono le dinamiche di gruppo ad essere le vere protagoniste del romanzo. Ed è un plus.

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    adri

    18/07/2018 21:07:35

    secondo ma certamnte ultimo libro della Vargas. noioso, confuso, sconclusionato: responsabile identificato prima dell meta'. macchinoso; insomma NO

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    Endaxi

    17/07/2018 05:52:39

    Si vola per 200, 250 pagine. Poi non scorre come prima, a mio parere, e sono arrivato alla fine ben sapendo chi era il colpevole (non dico altro x non sciupare la lettura a nessuno). Insomma mi sono sembrati 2 libri: la prima parte della Vargas...forse nella seconda...che ci sia lo zampino di un editor? Sempre brava la Vargas, questo libro però è troppo carico. Per me. Ciao, a proposito, anch'io sono una donna con pseudonimo!

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    eclipse

    29/06/2018 19:13:30

    Sempre geniale la Vargas. Consigliatissimo.

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    Max Frammenti

    14/05/2018 18:32:37

    La scrittura di Vargas è sempre molto coinvolgente e scorrevole, e i suoi personaggi sono così realistici che sembrano vecchi amici e si stenta a credere di non poterli più incontrare una volta terminata la lettura. Il passato del commissario Adamsberg è sempre un po' poco casualmente collegato ai casi che gli si presentano, dettagli che non gli servono per essere un personaggio completo e che falsificano un po' la narrazione, ma nel complesso è sempre una lettura piacevole e interessante.

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    n.d.

    09/05/2018 11:35:41

    La Vargas sempre all'altezza delle aspettative. Una trama avvincente, un po' cruda e crudele che ti entra dentro e non ti lascia nonostante abbia finito il libro da giorni. Si tifa quasi per l'assassino alla fine. Il commissario Adamsberg resta uno dei miei preferiti, con il suo guardare dentro la nebbia e le sue bolle di proto pensieri. Consigliatissimo a chi vuole mettere in moto gli ingranaggi della mente!

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    Francesco

    08/05/2018 14:20:01

    Primo e ultimo libro della Vargas.... normalmente leggo thriller di scrittori del nord col doppio delle pagine in poco tempo.... questo fino a metà volevo "mollarlo" e mi ci è andata un eternità ad arrivarci.... mi addormentavo dopo poche pagine ogni volta..... lentissimo e inconcludente, molto ripetitivo e troppo dispersivo, composto inoltre da troppi personaggi... si salva nelle ultime 100 pagine in cui diventa più fluido ed ha un finale inaspettato ma non per questo acquisterò altri romanzi della scrittrice.... peccato, prometteva bene....

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    Elena

    30/04/2018 22:15:09

    Devo dire che la Vargas mi piace sempre molto, divoro i suoi libri e vorrei che ne scrivesse più spesso... Come per tutti gli autori certi libri riescono meglio, altri meno, ma non sono mai rimasta delusa, i casi del commissario Adamsberg sono sempre molto intriganti, particolari, e lui è un personaggio inusuale e affascinante.

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    Erica Berti

    30/04/2018 10:20:38

    Concordo pienamente con Fiorella. Non è la Vergas che conosciamo: Adamsberg è perso nelle sue bolle, la trama noiosa e ossessiva, una grande delusione.

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    Ciro D'Onofrio

    20/04/2018 14:42:05

    Malgrado il grande successo internazionale di Fed Vargas io vado controcorrente. Il Morso della reclusa è il primo libro che leggo della scrittrice, un libro che decolla veramente non prima di 110/120 pagine, la trama del giallo in sé è interessante,serrata e coinvolgente, intelligente l’attenzione particolare riservate alle donne ma il libro, per me, è fiacco,lento,ha delle divagazioni spesso noiose, inseguendo un sofisticato fine a se stesso. Una storia che potrebbe concludersi ben prima salvaguardando la sua l’essenzialità ed invece si zavorra in maniera stucchevole. Consapevole di essere una voce fuori dal coro difficilmente credo di “rincontrare” la Vargas.

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    Bapi

    15/04/2018 14:20:11

    Uno dei più bei romanzi scritti da Fred Vargas! A differenza di tanti altri autori che, col tempo, esauriscono la loro vena creativa, lei continua a sorprendermi per la peculiarità delle idee, dello stile e del nebuloso mondo che avvolge il protagonista Adamsberg! Grazie Fred Vargas e continua così!!!

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    Carlo Viani

    15/04/2018 10:54:24

    Anche io un po' deluso. Buono ma sotto la media Vargas

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    Clara

    14/04/2018 07:09:38

    Concordo con le altre recensioni, questo libro è inferiore ad altri pubblicati dalla Vargas. Il commissario è troppo perso nelle sue bolle e la trama sembra forzata; il libro stenta a decollare. Per chi ha letto tutta la serie può anche valere la pena, ma nel complesso questo libro si può anche non leggere.

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    Hadar

    02/04/2018 19:58:14

    Una trama poco avvincente con sprazzi di intuito del commissario che rimangono lì a mezz'aria. È il primo libro che leggo della Vargas, non mi ha entusiasmato. Sì, a tratti simpatico e con qualche passaggio interessante, ma niente che lo faccia emergere tra i libri che esistono su questo tipo di genere

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    BOB_MANGUSTA

    30/03/2018 12:41:07

    Non è sicuramente un capolavoro. Il commissionario è più confusionario del solito . L'argomento è interessante e di moda : le molestie che gli uomini fanno alle donne ed il bullismo in generale. Ma la trama è svolta in modo confusionario, secondo il mio parere

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    fiorella

    27/03/2018 20:56:52

    Che delusione ! Caotico, una Vargas irriconoscibile. E' riuscita a distruggere un personaggio favoloso come il commissario Adamsberg che adoravo trasformandolo in una parodia di se stesso. E poi più che un giallo sembra un trattato di aracnologia , si parla solo di ragni e dei loro veleni. Noioso. Lo sconsiglio specialmente a chi ha amato i romanzi precedenti.

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Nella nebbia ci vedo benissimo. Anzi, meglio che altrove. Quindi sarò chiaro, Danglard. Non credo a una moltiplicazione delle recluse. Non credo a una mutazione del loro veleno, così grave e così improvviso. Credo che quei tre uomini siano stati assassinati.

Buongiorno Jean-Baptiste Adamsberg, ben tornato! E buongiorno anche al colto e scaltro comandante Danglard: ci è mancato molto, così come la straordinaria Retancourt con il suo metro e ottantacinque di altezza i centodieci chili di peso e l’energia di dieci uomini: una quercia celtica. Finalmente li ritroviamo, insieme agli altri colleghi dell’Anticrimine di Parigi. Possiamo di nuovo gustarci i dialoghi un po’ surreali che caratterizzano i rapporti tra il capo e i suoi collaboratori, curiosare nella vita privata dei protagonisti (ma non troppo, quanto basta per farsi un’idea della solitudine di alcuni e della ricchezza di rapporti di altri), seguirli nelle loro indagini, tutt’altro che lineari.


Una donna investita da un suv. Tre anziani morti in campagna. Un ragno velenoso – la reclusa -, ma non abbastanza per uccidere all’istante. Sono questioni aperte che nella mente di Adamsberg devono trovare una ragione. Perché quella donna? Perché i tre anziani sono deceduti dopo il morso di un ragno che generalmente si nasconde, non aggredisce e che, se anche lo facesse, potrebbe creare problemi seri, ma non certo la morte per avvelenamento? Chi erano quei tre uomini? Nessuno sembra capire che queste morti non sono tragiche fatalità, ma omicidi. Nessuno tranne Jean-Baptiste, che decide di indagare a dispetto di tutti, anche dei suoi collaboratori.

Fred Vargas è autrice molto seguita e apprezzata. I suoi romanzi si innestano nel filone polar francese, ma superando ogni vincolo di genere. L’atmosfera ombrosa, le nebbie che coprono i paesaggi e il vento gelido che sferza i paesi nordici, eventi atmosferici e geografici che caratterizzano il giallo scandinavo, sfiorano anche queste storie. Ne percepiamo l’odore, ma siamo anche catturati da quell’elemento più mediterraneo (quasi alla Izzo o alla Montalbán), solare e caldo anche nei rapporti umani, che è l’altra componente forte delle sue pagine. Non manca un sottofondo etico, quasi politico, lo stesso che si ritrova in tanti romanzi di Camilleri. La Vargas non è Simenon: nella narrativa di genere ha fatto un passo avanti, rendendola contemporanea. E non è neanche la Giménez Bartlett che sembra quasi divertirsi a usare lo stereotipo. Adamsberg e i suoi compagni sono i poliziotti che troviamo nelle nostre strade e nei nostri commissariati più che personaggi mitici, inarrivabili nella loro unicità come Maigret.

Uno dei primi e più entusiasti lettori dei romanzi della Vargas è Carlo Lucarelli. Ma a dire il vero c’è chi ama moltissimo i suoi personaggi e chi li detesta. Io sto dalla parte di Lucarelli, ma si può dire che la scrittura e le storie di Fred Vargas non lasciano comunque indifferenti. Ottima premessa per la lettura di un libro!

Giulia Mozzato