Il morso della reclusa

Fred Vargas

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 23 gennaio 2018
Pagine: 432 p.
  • EAN: 9788806236830

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Narrativa gialla

pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 10,80
Descrizione

Nebbioso, beccheggiante, indolente. Sempre perso nelle sue vaghezze. È il commissario Adamsberg, capo dell'Anticrimine al tredicesimo arrondissement parigino.

- Non ci posso credere, - disse Danglard, - non ci voglio credere. Torni fra noi, commissario. Ma in quali nebbie ha perso la vista, porca miseria? - Nella nebbia ci vedo benissimo, - replicò Adamsberg in tono un po' secco, appoggiando i palmi sul tavolo. - Anzi, meglio che altrove. Quindi sarò chiaro, Danglard. Non credo a una moltiplicazione delle recluse. Non credo a una mutazione del loro veleno, cosí grave e cosí improvvisa. Credo che quei tre uomini siano stati assassinati.

Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d'accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

€ 17,00

€ 20,00

Risparmi € 3,00 (15%)

Venduto e spedito da IBS

17 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    giuliano

    05/11/2018 11:57:20

    Fred Vargas è una scrittrice che adori o che non sopporti, non ci sono vie di mezzo; e lo stesso per i suoi personaggi, ancora più che borderline. Solo 4 invece di 5 a questo libro perché presenta le prime 40/50 pagini inutili e fuori dal contesto del racconto, e comunque la storia, bella e ben elaborata, rimane in subordine rispetto all'indagine che viene portata avanti un po' troppo convulsamente. Per il resto un ottimo libro come al solito, nel solito stile Vargas, e come tutti gli altri non è per chi vuole il racconto lineare e concreto al 100%

  • User Icon

    Corrado

    19/09/2018 21:39:03

    Ho scoperto Vargas da poco.... incuriosita dal titolo dell'ultimo libro "Il morso della reclusa", che finalmente ho letto (per ultimo). Ho cominciato a leggerli in ordine cronologico, prima la prima trilogia di Adamsberg e poi la seconda e ora questi libri successivi. Mi sono innamorata dello stile della scrittrice e soprattutto del personaggio del commissario Adamsberg, fuori dagli schemi, che ti trasporta in un altro mondo e modo di vedere le cose, che ti fulmina con le sue "illuminazioni" e il "non pensiero". Consiglio, a chi non non conoscesse ancora l'opera di Vargas, di cominciare dall'inizio.... perché le storie si concatenano e ci sono dei riferimenti al passato che non verrebbero compresi altrimenti. Da quando è uscito questo libro ci sono segnalazioni di morsi del ragno violino sui giornali e su internet..... realtà o psicosi collettiva? Non so se sono fake news o realtà...so solo che il libro ti prende proprio e cominci a guardare nelle scarpe prima di metterle.....

  • User Icon

    Adriana

    18/09/2018 21:19:37

    Vargas non delude mai. Adamsberg ritorna in tutto il suo nebuloso splendore regalandoci una trama scorrevole e, come sempre ricca. Consigliato.

  • User Icon

    Gigia

    18/09/2018 15:27:24

    Amo il XIII arrondisment e la Vargas: anche indagine un tantino troppo fantasiosa questo romanzo ha stile, è divertente,avvincente e ottimamente scritto. Sono affezionata a tutta la squadra e sarà dura aspettare altri due anni....

  • User Icon

    AdrianaT.

    18/09/2018 06:31:19

    Delle indagini mi annoiano riunioni, resoconti, indizi, ipotesi, congetture e false piste; insomma mi annoiano le indagini, e non è che mi prude più di tanto sapere chi ha ucciso chi. Allora perché leggere ancora gialli? Uno ogni tanto me lo concedo per relax, e cerco fra quelli che mi danno qualcosa in più, come la Vargas che, al di là della procedura investigativa, mi fornisce atmosfere, competenza linguistica, conoscenze storiche e scientifiche; una che riesce, con razionalità ed equilibrio, a mischiare illusione, magia, suggestione, istinto, inconscio e superstizione alla realtà fattuale piegandoli alla logica. Episodio dopo episodio, è in grado di ritemprare efficacemente, rinnovandone i pensieri, una mente interessante come quella di Adamsberg il quale, nonostante abbia letto la serie completa, continua ad intrattenermi con i suoi toni grigio-azzurri. Il giallo è un effetto cromatico collaterale tutto sommato tollerabile.

  • User Icon

    mara regonaschi

    06/09/2018 13:57:56

    E' la prima volta che leggevo questa autrice (che si firma con un nome maschile : "Fred"), abilissima nel tessere un'intricata trama introno a delle oscure morti, all'apparenza tragiche fatalità, a seguito del morso del ragno reclusa. Sarà il cocciuto e pensieroso commissario Adamsberg e i suoi strambi collaboratori che "inventeranno" e risolveranno con pazienza e arguzia il complicatissimo caso. Ma questo giallo non mi ha per nulla convinto: surreale, fumoso (anzi direi inverosimile), troppo lungo e tortuoso, troppi nomi da ricordare e un intreccio di accadimenti e coincidenze che sembrano forzate, anzi direi un po' troppo al limite....!

  • User Icon

    Talisie

    10/08/2018 14:32:51

    La scrittrice si poteva di certo risparmiare alcune decine di pagine iniziali che nulla hanno a che vedere con il caso centrale, arzigogolato e improbabile nella sua evoluzione. Comunque, il ritmo regge, nonostante la costante tendenza a rifinire il carattere tormentato e maledetto del commissario che una risata ogni tanto se la potrebbe concedere. Ma, si sa, i personaggi che si macerano nei loro conflitti interiori catturano di più, circondati da un alone di rispetto e dipendenza da parte dei loro subordinati: che noia, però, quando questo lato è continuamente sottolineato, bilanciato solo dal fatto che il commissario mostra iterata preoccupazione per il nutrimento degli uccellini nati sotto il commissariato !

  • User Icon

    Axxelwords

    08/08/2018 13:54:09

    Un libro scritto per forza... Per chi era abituato alla Vargas dei primi libri del commissario Adamsberg una vera delusione. Improbabile, noioso, ripetitivo. Concetti scritti tre volte per spiegare meglio al lettore l'ingarbugliata trama. Caricature estremizzate dei personaggi come in un quadro di Picasso. Intuizioni poliziesche al limite del paranormale. Peccato.

  • User Icon

    luigisa

    01/08/2018 14:19:16

    Anche per me, niente a che vedere con i precedenti libri di questa autrice. Piuttosto noioso e ripetitivo, pochi sprazzi di spassosa e surreale divagazione adamsbergiana

  • User Icon

    Loretta Gatti

    21/07/2018 17:18:40

    Perché non parliamo mai del lessico amplissimo, appropriato e vario che la Vargas usa e della bravura delle sue traduttrici? Ottima l'autrice ma eccellente la scelta di margherita botto come traduttrice!

  • User Icon

    guido

    19/07/2018 09:51:41

    Una Vargas in ottima forma in quest'ultimo episodio: oltre alla vicenda in sè, sempre originale e curiosa, sono le dinamiche di gruppo ad essere le vere protagoniste del romanzo. Ed è un plus.

  • User Icon

    adri

    18/07/2018 21:07:35

    secondo ma certamnte ultimo libro della Vargas. noioso, confuso, sconclusionato: responsabile identificato prima dell meta'. macchinoso; insomma NO

  • User Icon

    Endaxi

    17/07/2018 05:52:39

    Si vola per 200, 250 pagine. Poi non scorre come prima, a mio parere, e sono arrivato alla fine ben sapendo chi era il colpevole (non dico altro x non sciupare la lettura a nessuno). Insomma mi sono sembrati 2 libri: la prima parte della Vargas...forse nella seconda...che ci sia lo zampino di un editor? Sempre brava la Vargas, questo libro però è troppo carico. Per me. Ciao, a proposito, anch'io sono una donna con pseudonimo!

  • User Icon

    eclipse

    29/06/2018 19:13:30

    Sempre geniale la Vargas. Consigliatissimo.

  • User Icon

    Max Frammenti

    14/05/2018 18:32:37

    La scrittura di Vargas è sempre molto coinvolgente e scorrevole, e i suoi personaggi sono così realistici che sembrano vecchi amici e si stenta a credere di non poterli più incontrare una volta terminata la lettura. Il passato del commissario Adamsberg è sempre un po' poco casualmente collegato ai casi che gli si presentano, dettagli che non gli servono per essere un personaggio completo e che falsificano un po' la narrazione, ma nel complesso è sempre una lettura piacevole e interessante.

  • User Icon

    n.d.

    09/05/2018 11:35:41

    La Vargas sempre all'altezza delle aspettative. Una trama avvincente, un po' cruda e crudele che ti entra dentro e non ti lascia nonostante abbia finito il libro da giorni. Si tifa quasi per l'assassino alla fine. Il commissario Adamsberg resta uno dei miei preferiti, con il suo guardare dentro la nebbia e le sue bolle di proto pensieri. Consigliatissimo a chi vuole mettere in moto gli ingranaggi della mente!

  • User Icon

    Francesco

    08/05/2018 14:20:01

    Primo e ultimo libro della Vargas.... normalmente leggo thriller di scrittori del nord col doppio delle pagine in poco tempo.... questo fino a metà volevo "mollarlo" e mi ci è andata un eternità ad arrivarci.... mi addormentavo dopo poche pagine ogni volta..... lentissimo e inconcludente, molto ripetitivo e troppo dispersivo, composto inoltre da troppi personaggi... si salva nelle ultime 100 pagine in cui diventa più fluido ed ha un finale inaspettato ma non per questo acquisterò altri romanzi della scrittrice.... peccato, prometteva bene....

  • User Icon

    Elena

    30/04/2018 22:15:09

    Devo dire che la Vargas mi piace sempre molto, divoro i suoi libri e vorrei che ne scrivesse più spesso... Come per tutti gli autori certi libri riescono meglio, altri meno, ma non sono mai rimasta delusa, i casi del commissario Adamsberg sono sempre molto intriganti, particolari, e lui è un personaggio inusuale e affascinante.

  • User Icon

    Erica Berti

    30/04/2018 10:20:38

    Concordo pienamente con Fiorella. Non è la Vergas che conosciamo: Adamsberg è perso nelle sue bolle, la trama noiosa e ossessiva, una grande delusione.

  • User Icon

    Ciro D'Onofrio

    20/04/2018 14:42:05

    Malgrado il grande successo internazionale di Fed Vargas io vado controcorrente. Il Morso della reclusa è il primo libro che leggo della scrittrice, un libro che decolla veramente non prima di 110/120 pagine, la trama del giallo in sé è interessante,serrata e coinvolgente, intelligente l’attenzione particolare riservate alle donne ma il libro, per me, è fiacco,lento,ha delle divagazioni spesso noiose, inseguendo un sofisticato fine a se stesso. Una storia che potrebbe concludersi ben prima salvaguardando la sua l’essenzialità ed invece si zavorra in maniera stucchevole. Consapevole di essere una voce fuori dal coro difficilmente credo di “rincontrare” la Vargas.

Vedi tutte le 62 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Nella nebbia ci vedo benissimo. Anzi, meglio che altrove. Quindi sarò chiaro, Danglard. Non credo a una moltiplicazione delle recluse. Non credo a una mutazione del loro veleno, così grave e così improvviso. Credo che quei tre uomini siano stati assassinati.

Buongiorno Jean-Baptiste Adamsberg, ben tornato! E buongiorno anche al colto e scaltro comandante Danglard: ci è mancato molto, così come la straordinaria Retancourt con il suo metro e ottantacinque di altezza i centodieci chili di peso e l’energia di dieci uomini: una quercia celtica. Finalmente li ritroviamo, insieme agli altri colleghi dell’Anticrimine di Parigi. Possiamo di nuovo gustarci i dialoghi un po’ surreali che caratterizzano i rapporti tra il capo e i suoi collaboratori, curiosare nella vita privata dei protagonisti (ma non troppo, quanto basta per farsi un’idea della solitudine di alcuni e della ricchezza di rapporti di altri), seguirli nelle loro indagini, tutt’altro che lineari.


Una donna investita da un suv. Tre anziani morti in campagna. Un ragno velenoso – la reclusa -, ma non abbastanza per uccidere all’istante. Sono questioni aperte che nella mente di Adamsberg devono trovare una ragione. Perché quella donna? Perché i tre anziani sono deceduti dopo il morso di un ragno che generalmente si nasconde, non aggredisce e che, se anche lo facesse, potrebbe creare problemi seri, ma non certo la morte per avvelenamento? Chi erano quei tre uomini? Nessuno sembra capire che queste morti non sono tragiche fatalità, ma omicidi. Nessuno tranne Jean-Baptiste, che decide di indagare a dispetto di tutti, anche dei suoi collaboratori.

Fred Vargas è autrice molto seguita e apprezzata. I suoi romanzi si innestano nel filone polar francese, ma superando ogni vincolo di genere. L’atmosfera ombrosa, le nebbie che coprono i paesaggi e il vento gelido che sferza i paesi nordici, eventi atmosferici e geografici che caratterizzano il giallo scandinavo, sfiorano anche queste storie. Ne percepiamo l’odore, ma siamo anche catturati da quell’elemento più mediterraneo (quasi alla Izzo o alla Montalbán), solare e caldo anche nei rapporti umani, che è l’altra componente forte delle sue pagine. Non manca un sottofondo etico, quasi politico, lo stesso che si ritrova in tanti romanzi di Camilleri. La Vargas non è Simenon: nella narrativa di genere ha fatto un passo avanti, rendendola contemporanea. E non è neanche la Giménez Bartlett che sembra quasi divertirsi a usare lo stereotipo. Adamsberg e i suoi compagni sono i poliziotti che troviamo nelle nostre strade e nei nostri commissariati più che personaggi mitici, inarrivabili nella loro unicità come Maigret.

Uno dei primi e più entusiasti lettori dei romanzi della Vargas è Carlo Lucarelli. Ma a dire il vero c’è chi ama moltissimo i suoi personaggi e chi li detesta. Io sto dalla parte di Lucarelli, ma si può dire che la scrittura e le storie di Fred Vargas non lasciano comunque indifferenti. Ottima premessa per la lettura di un libro!

Giulia Mozzato