Morte a Firenze. Un'indagine del commissario Bordelli - Marco Vichi - copertina

Morte a Firenze. Un'indagine del commissario Bordelli

Marco Vichi

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Editore: Guanda
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 27 agosto 2009
Pagine: 344 p., Brossura
  • EAN: 9788860881847
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Morte a Firenze. Un'indagine del commissario Bordelli

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Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Il commissario Bordelli indaga disperatamente, e durante le indagini arriva l'alluvione... La notte del 4 novembre l'Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. Mentre la città è alle prese con quella inaspettata e inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non vien meno...
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    Towandaaa

    21/10/2019 14:54:23

    Dopo una prima metà gradevole (soprattutto per i quadretti dedicati all'alluvione del '66, che hanno richiamato alla mia memoria i racconti ascoltati da genitori e nonni) ma anche un po' sonnacchiosa (per il fatto di avvitarsi attorno ad un tema che si può agevolmente riassumere con un pensiero dello stesso Bordelli: "Qualunque cosa, pur di stare vicino a lei. Si domandava se fosse innamorato di quella ragazza o del fatto che lei potesse innamorarsi di lui, ma in fondo non c'era troppa differenza. Si sentiva rimbecillito e questo gli bastava") un improvviso cambio di tono, un'accelerata discesa agli inferi per sprofondare al cospetto di un delitto che fin dall'inizio si poteva sì immaginare turpe e orrendo, ma non con tali dimensioni di efferatezza e nefandezza. Bordelli, dopo essersi abbandonato con indulgenza egocentrica ad un narcisismo romantico a cui già altri commissari seriali in piena mezza età ci hanno abituati, con buona pace di una indagine che stagna e che quando riprende vita lo fa solo grazie a una serie di fortunati eventi e coincidenze, si macchia di qualche leggerezza (con conseguenze pesantissime) che da lui non mi aspettavo. Vichi, sebbene io conosca già da tempo la sua propensione a non fare sconti al lettore disposto a seguire gli oscuri meandri e le atrocità di cui è capace la mente umana, questa volta ha davvero passato il limite di quanto io sia disposta a sopportare leggendo un noir. E manca del tutto uno dei momenti più belli che finora avevano sempre costituito la digressione originale dei romanzi della serie: la cena in cui, dopo piatti abbondanti ma soprattutto abbondanti libagioni, Bordelli e a turno gli altri commensali si lasciavano andare a racconti fatti di ricordi.

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    Marida

    23/09/2019 15:30:22

    Un libro di grande atmosfera, che descrive un'epoca, una tragedia, una città (Firenze). Il caso su cui indaga Bordelli diventa quasi un dettaglio, ma non per questo risulta deludente. Il finale è molto malinconico, ma non toglie il desiderio di leggere il seguito.

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    Attilio Alessandro Bollini

    07/05/2018 06:32:36

    Che meravigliosa scoperta! Uno scrittore intelligente, colto, grande affabulatore. Ho letto questo bellissimo libro con grande piacere e mi ha riportato alle atmosfere dell'alluvione di Firenze che io ho vissuto in prima persona. Consigliatissimo

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    Letizia

    20/04/2018 15:10:04

    Un giallo che non è un giallo. Prevalgono la storia personale e l'umanità del commissario Bordelli. C'è molto della Firenze del '66, pure troppi dettagli, cita i nomi delle strade... e poi molta nostalgia per un passato dove tutto andava peggio ma andava meglio. La risoluzione del caso del bambino violentato e ucciso, avviene un po' troppo per caso...

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    LUCA

    07/10/2015 14:09:05

    è il terzo libro che leggo di marco vichi e devo dire che questo è senz'altro il migliore. la descrizione dell'alluvione è perfetta, ti pare di essere lì dentro. la storia del bambino rapito è particolarmente significativa.

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    Mariflo

    16/06/2015 16:26:12

    Ho gradito veramente tanto la lettura di questo capitolo del Commissario Bordelli, tanto che mi sono già procurata il seguito e non vedo l'ora di iniziarlo. La storia del fatto criminoso, la penosa storia di una bambino che sparisce nel nulla, si svolge sullo sfondo di una Firenze ferita e devastata dall'alluvione del '66, al cui racconto lo scrittore dedica molte righe. Per il resto, la profonda umanità di questo'uomo, con i suoi pesanti ricordi della guerra, i suoi scrupoli, la sua solitudine, la malinconia per l'età che avanza. Assolutamente consigliato.

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    P.G.

    09/03/2015 16:38:57

    Se lo stesso Vichi afferma, senza mezzi termini, di odiare i gialli, non gli si fa nessun torto a giudicare questo suo "Morte a Firenze" come un romanzo che è tutto meno che una storia "investigativa". Certo, il commissario c'è, ma provateci voi a considerare Franco Bordelli una sorta di "deus ex machina" che interviene nell'intreccio per ristabilire l'ordine violato, risolvendo il caso, catturando il colpevole e consegnandolo alla giustizia. No, "Morte a Firenze" è un romanzo storico-sociale e Bordelli è uno dei pochi uomini pensanti rimasti su carta e purtroppo anche in carne ed ossa. Custodiamolo, anzi coccoliamolo, come fa la sua adorata Rosa.

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    DADADA

    26/09/2013 23:35:37

    Simpatico, godibile.Consigliato. I cattivi sono cattivi perchè quel che sono li rende cattivi. Poco da fare. Forza Vichi.

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    roaclub

    02/07/2013 23:45:52

    un bel libro ke ti tiene incollato con la curiosità di come andrà a finire quest indagine,mi aspettavo un altro finale,ma i libri sono interessanti appunto xkè nulla è come ti aspetti,xò forse ci ha lasciato lì in sospeso aspettando la continuazione?mah!staremo a vedere

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    farfallina

    05/10/2012 23:39:08

    Vichi ha una scrittura semplice pur descrivendo generalmente cose non propriamente leggere e frivole: mi è piaciuta la descrizione dell'alluvione di firenze e degli anni 60 ma anche la storia dell'assassinio e dell'indagine poliziesca, anche se a mio parere non ha grandissimi colpi di scena: ho trovato solo inverosimile la relazione del commissario vecchio panzuto gran bevitore e gran mangiatore con la bellissima venticinquenne; la fine secondo me ha varie interpretazioni. Da leggere, comunque

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    Antoine

    31/08/2012 22:17:52

    Devo dare un buon voto, il libro si legge bene: Crudo forse, ma i cattivi sono cattivi e vanno smascherati. OK Vichi.

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    Nicola81

    29/11/2011 16:46:23

    Di Vichi avevo già letto alcuni anni fa due romanzi che non mi avevano particolarmente entusiasmato, mentre questo mi è piaciuto abbastanza. Saranno cambiati i miei gusti, oppure questo libro è davvero migliore degli altri? Certo, nemmeno qui l'indagine riserva chissà quali colpi di scena, però la storia si lascia leggere con un certo interesse, grazie anche alle splendide e intense pagine dedicate all'alluvione, e culmina in un finale che ti colpisce come un pugno allo stomaco. Ma come è possibile che una ragazza giovane e bella come Eleonora si innamori del commissario Bordelli che, oltre a poter essere tranquillamente suo padre, mangia come un porco e fuma come un turco? Va bene che l'amore è cieco, ma a tutto c'è un limite...

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    Nathan

    29/08/2011 11:41:57

    E' il primo libro che leggo di Marco Vichi. Lo conoscevo per corsi di scrittura che teneva all'università di Firenze ed era molto apprezzato dagli studenti. Non ho letto i primi del commissario Bordelli ma ho apprezzato il suo personaggio che mi ha ricordato, anche se in un contesto diverso, l'ex poliziotto in "Prima della notte" di Ken Bruen quando dice: "mentre il mio corpo continua il suo viaggio i miei pensieri continuano a seppellirsi nei giorni passati". Unico appunto da fare è che il commissario non può aver visto in quei giorni il film "il buono il brutto il cattivo" perchè è stato proiettato per la prima volta il 23 dicembre '66 a Roma

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    giancarlo

    27/08/2011 22:10:58

    non gli do il massimo dei voti, perchè deluso da un finale che avrei voluto differente. per il resto molto bello e piacevolissimo da leggere, e adatto per lettura da ferie

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    Paolo Pallanti

    05/03/2011 17:12:46

    Bellissimo. Un anti-eroe, con tutte le debolezze del caso, le sigarette, il troppo cibo, la pensione che incombe sul suo futuro, anche un po' di imprudenza, per essere un commissario di Pubblica sicurezza. Un detective con una umanità da fare invidia, stimato e ammirato da tutti, soprattutto da chi "sta sotto" nella società. Bravo Vichi, ottimo lavoro, meravigliosa la descrizione dell'alluvione di Firenze del '66, bella storia d'amore incastonata con sapienza. Ho fatto le tre di mattina senza riuscire a staccare gli occhi dalle pagine ... non capita spesso. Un libro da leggere senza esitazioni.

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    Gabriele

    14/02/2011 11:43:13

    La trama potrebbe essere avvincente e l'ambientazione ai tempi della grande alluvione sembra promettere tantissimo. L'elemento che stona di più tra tutto è la natura eccessivamente stereotipata dei personaggi che hanno come esempio massimo l'omosessuale gaudente in vestaglia e con collezione di tartarughine; si fa fatica a pensare a dei personaggi veri e ci si diverte di più a ritrovarsi nello stereotipo. Eppure il tema è fin troppo crudo e realistico con l'ambizione di toccare punte di infinito dolore e sconfitta... Appunto la delusione nasce proprio da questo scarto tra la promessa e la realizzazione. Ultima cosa: l'alluvione. Si impasta con difficolta e scorre parallela alla vicenda portante, tanto che o c'è l'una o c'è l'altra e mal si fondono. Sarebbe potuto essere meraviglioso. Peccato

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    Simone

    26/01/2011 10:30:00

    Bellissimo libro, il miglior Bordelli dopo il primissimo della serie. La scrittura di Vichi è sciolta, diretta, ma non certo "sciatta" o "banale" come qualcuno sostiene;è frutto sicuramente di duro lavoro di lima. La vicenda, direi, riguarda più Firenze e la società italiana dell'epoca che semplicemente l'indagine poliziesca. Sicuramente, come sempre, Vichi sfrutta il commissario per farci un quadro personale e schietto della varia umanità che circonda il suo protagonista. Fantastica la galleria di personaggi secondari: il vile bottegaio che fa sciacallaggio, il vecchio compagno di classe che Bordelli salva da un pestaggio gratuito, Padre Baldesi che dopo l'alluvione si fa in quattro per risollevare la sua parrocchia devastata.Sono figure ed episodi che arricchiscono l'immagine che abbiamo di Bordelli, non sono semplici digressioni che, come dice qualcuno, "disturbano il corso dell'indagine".Sta proprio in questi episodi la bravura e lo stile personalissimo di Vichi, che non si smentisce nemmeno in questo libro.Da leggere.

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    Luca Marchesani

    21/11/2010 11:53:06

    Anche in Italia esistono autori di assoluto valore nel genere poliziesco. Marco Vichi ha ottenuto molti riconoscimenti per questo romanzo e tutti, a mio parere, assolutamente meritati. La storia si legge d'un fiato, alla ricerca di un assassino che è meno nascosto di quanto si possa immaginare, che si annida dietro la porta accanto, in fondo è quello che accade tutti i giorni da queste parti. Il Commissario Bordelli è un antieroe come ce ne sono molti, tra quelli che lavorano alacremente al buio dei riflettori, ma appare ancor più credibile proprio in ragione della sua scarsa fama di gloria. L'alluvione di Firenze è l'inconsueto sottofondo di questo romanzo, dettagliamente raccontata e magistralmente descritta.

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    massimo

    05/09/2010 16:51:12

    Mi ricollego alla recensione di leonardo: " non si legge Bordelli per leggere un triller " ma lo si legge per sapere come sta andando la vita del comissario. Ci si affeziona a questo uomo che ricorda il grandissimo attore Lino Ventura perchè è un uomo di un'umanità sconvolgente... bellissimi i dialoghi tra Bordelli e Diotivede che, peraltro sono pochi ma esileranti..Mi auguro anche io che non sia l'ultima storia del comissario... sarebbe come perdere un amico... bel libro compresi i difetti che, secondo me, lo impreziosiscono

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    Masssimo F.

    31/08/2010 22:22:26

    L’apoteosi della sconfitta. Perde la città di Firenze contro la pioggia e la mostruosa violenza dell’Arno, soccombe il nostro protagonista di fronte alle logiche impietose della vita, della violenza, delle lobby e delle “logge”. L’indagine del Commissario non è che il filo conduttore narrativo di una metafora maliconica ed amarissima di un autore cinquantenne, su quello che poteva essere e non è stato. Non un capolavoro, ma vale la pena leggerlo.

Vedi tutte le 45 recensioni cliente

Premio Scerbanenco 2009 e Azzeccagarbugli 2010. Ex combattente del battaglione San Marco ed ex partigiano, il commissario Franco Bordelli è un poliziotto vecchio stile. Piace alle donne, ai reietti, ai criminali onesti e anche agli altri scrittori di gialli, a Camilleri in particolare, forse per via dell'ironia sorniona e del suo modo diretto e genuino di affrontare ogni indagine. Dopo il successo dei primi tre episodi dedicati al burbero commissario (Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda e Il nuovo venuto), tutti ambientati nella Firenze degli anni Sessanta, Marco Vichi si cimenta in un romanzo che esula dalla semplice trama poliziesca per affrontare una delle pagine più tristi e suggestive della storia italiana. Firenze entra prepotentemente nella narrazione, con i suoi palazzi, le sue strade tortuose che si snodano tra i capolavori dell'arte, le sue botteghe e i vizi dei suoi bottegai. L'alluvione che sommerse la città il 4 novembre 1966 taglia in due il romanzo, spezza la trama sottile dell'indagine, irrompe come l'ondata di piena dell'Arno, per affondare sotto il fango i mali di una società imputridita.
L'omicidio che deve affrontare questa volta il commissario Bordelli è tra i più efferati. Il cadavere di un ragazzino di appena tredici anni è stato ritrovato nudo nel bosco. Prima di ucciderlo, i suoi aguzzini lo hanno seviziato e violentato. Nessuna traccia, nessun sospetto, la pioggia che da giorni cade fitta sulla città e sulle colline cancella ogni pista, logorando i nervi di un uomo ormai vecchio, troppo malinconico, ossessionato dai ricordi della guerra. Il commissario ha promesso al padre del ragazzo di scovare l'assassino, ma già dopo i primi giorni si accorge che non è una promessa facile da mantenere. Si attacca disperatamente a un pezzo di carta, molto meno di un indizio, e si trascina svogliatamente tra i sentieri di montagna, per liberare un po' la mente, per evitare di fumare le solite venti sigarette, per immaginarsi già nel casolare che lo aspetta dopo la pensione. Morte a Firenze è la storia di una città marcescente, che imputridisce sotto tre metri di acqua torbida che ha invaso le strade dopo l'inondazione, che nasconde e preserva al suo interno le deviazioni dei suoi poteri occulti. Ma è anche la storia di uomini che il giorno dopo il disastro lavorano insieme per salvare l'enorme patrimonio artistico della città, come i libri della Biblioteca Nazionale.
A non fare arrendere il commissario Bordelli è la sua indole intimamente fiorentina. è la sua curiosità a trascinarlo fuori dalla questura per infilarsi nelle cucine e nelle bettole, nei postriboli e sui viali delle Cascine, dove auto di lusso raccattano giovani ermafroditi e ronde nostalgiche del Ventennio giocano come i lupi con l'agnello. In una di queste notti passate a vagabondare tra le vie di una città unta e maleodorante, incontrerà il colonnello Bruno Arcieri, un personaggio creato da Leonardo Gori e protagonista del suo libro L'angelo del fango. Sarà l'austero colonnello (che a sua volta ha incontrato il commissario Bordelli nel romanzo di Gori) a indicare uno spiraglio nelle indagini e a riaprire una pista che sembrava ormai compromessa.
Amaro, irriverente, con un finale coinvolgente e tragico, questo nuovo romanzo di Marco Vichi non ha solo tutti gli ingredienti classici dell'Hard Boiled chandleriano, ma ha anche la forza dirompente delle immagini dell'Istituto Luce e la malinconia di chi, ancora immerso nei ricordi nella guerra, ha visto crescere una nuova generazione di giovani "capelloni". Tra gli ideali tramontati della borghesia decadente e il boom consumistico degli anni Sessanta, Marco Vichi non trova né mediazioni né compromessi. La brama di potere è un peccato che ha accomunato negli anni i ricchi cittadini fiorentini ma anche i loro figli, è una poltiglia che invischia ogni cosa e contro cui il commissario Bordelli, forse, non ha più voglia di lottare.

  • Marco Vichi Cover

    Nato a Firenze, oggi vive nel Chianti. È autore di racconti, testi teatrali e romanzi, tra cui quelli della fortunata serie del commissario Bordelli. Vichi ha scritto anche sceneggiature per la radio (si ricordi Le Cento Lire, trasmissione di Rai Radio Tre dedicata all'arte in carcere). Ha tenuto laboratori di scrittura creativa in varie città e all'Università di Firenze. I suoi romanzi sono stati tradotti in varie lingue; tra questi ricordiamo Il commissario Bordelli (Guanda, 2002), Una brutta faccenda. Un'indagine del commissario Bordelli (Guanda, 2003), Il nuovo venuto. Un'indagine del commissario Bordelli (Guanda, 2004), Il brigante (Guanda, 2006), Nero di luna (Guanda, 2007), Per nessun motivo (Rizzoli, 2008), L'inquilino (Guanda, 2009) Morte a Firenze. Un'indagine... Approfondisci
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