La morte come pena. Saggio sulla violenza legale

Italo Mereu

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Editore: Donzelli
Collana: Virgola
Edizione: 3
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 9 ottobre 2007
Pagine: XIV-191 p., Brossura
  • EAN: 9788860361295
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La morte come pena. Saggio sulla violenza legale

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Gaia la libraia

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Quali sono i meccanismi che hanno portato a legittimare l'idea di usare la morte come "pena"? Si può pensare di uccidere per fare giustizia? Questo libro nasce con un orientamento molto preciso: non tanto ricostruire la storia della pena di morte, quanto guardare alla morte come pena. Non è un gioco di parole. Accogliere il primo presupposto significa dare per indiscutibile la bestialità umana e accettare l'uccisione "giudiziaria" di una persona come un fatto naturale e ovvio, che è sempre esistito, del cui svolgimento si narra la storia, cominciando dagli antichi egizi o dagli assiro-babilonesi e finendo ai giorni nostri. Guardare dal secondo punto di vista significa constatare come non sempre la pena di morte sia stata usata come pena, e individuare quando e perché un mezzo di tale brutalità sia stato utilizzato dal legislatore, esaltato dagli intellettuali, applaudito dalla folla, sanzionato, presentato e sentito come uno strumento consono alla civiltà e alla religiosità di un popolo. Visto così, il problema non è più prendere atto della bestialità umana, ma cercare di capire perché l'istinto omicida è stato sublimato in istituto giuridico e come un momento impulsivo e incontrollabile dell'agire umano sia stato trasformato in azione legale, razionalmente predisposta, regolata da precise norme e sanzionata con una sentenza.
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    Sergio

    10/12/2014 17:38:48

    Gran bel libro. Originale e -direi quasi- anticonformista.

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    Sergio

    18/11/2014 20:22:17

    Libro interessantissimo che sfata molti luoghi comuni e che fa giustizia sui meriti di molte personalità sconosciute alla gran parte degli italiani. Istruttivo.

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    Beppi Lamedica

    19/12/2007 09:28:25

    “La morte come pena” è un testo molto utile perché contiene argomentazioni interessanti per comprendere l’importanza della campagna per la moratoria universale della pena di morte. La prima edizione risale al 1982. Fu pubblicato nella collana “Espresso Strumenti” ma non ebbe molta fortuna, tanto che il prof. Mereu ne comprò a peso – circa mezzo quintale – molte copie invendute. Evidentemente, notava l’autore, si tratta di un argomento che non “tira” troppo. Mereu individua nella Utopia di Tommaso Moro il primo scritto ove sono buttate giù le linee di un nuovo sistema e, conseguentemente, si prende posizione contro la pena di morte. “O noi ammettiamo la validità del principio ‘non uccidere’ come superiore e trascendente l’uomo, e in questo caso la pena di morte non potrà mai essere inflitta; oppure ammettiamo che la legge umana possa, in certi casi, derogare alla legge divina, e allora non c’è più nessun limite e nessun ostacolo, perché tale deroga sarà sempre ottenuta ogniqualvolta la società la ritenesse necessaria.” Sostituire al diritto penale quale tecnica del terrore un diritto quale tecnica della convivenza è stata la lezione del Verri e del Beccaria. Certamente Beccaria non era contrario alla pena di morte, però parlando di “dolcezza della pena” ha introdotto uno spirito umanitario nella letteratura giuridica che non era molto diffuso. E’ vero che contraddittoriamente fu l’apologeta dell’ergastolo come “omicidio al rallentatore” però “Dei delitti e delle pene” può essere considerato al primo posto nella letteratura giuridica, come “Il Principe di Machiavelli” per quella politica e i testi di Galilei per la scientifica. In fondo se Leopoldo di Lorena, granduca di Toscana, ha abolito per primo la pena di morte, ciò è dovuto all’accoglimento di quella speranza, del Beccaria e del Verri, di far divenire il diritto penale tecnica della convivenza sociale.

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