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Karl Ove Knausgård

Traduttore: M. Podestà Heir
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2014
Pagine: 505 p. , Brossura
  • EAN: 9788807031144

Recensioni dei clienti

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    tom

    05/09/2016 18.44.33

    Libro lentissimo all'inizio con insignificanti aneddoti come le circa 50 pagine dedicate a una festa dell'ultimo dell'anno e inutili descrizioni sui preparativi x il funerale del padre: le pulizie di casa con analitica spiegazione delle operazioni svolte e i prodotti usati, le telefonate fatte x sbrigare le pratiche, i viaggi al supermercato con rendiconto delle spese effettuate... Ho scoperto che ci sono altri 4-5 volumi precedenti e successivi a questo(xò! che vita interessante) e che l'autore è considerato da alcuni il Proust scandinavo ma il paragone mi pare inappropriato: le descrizioni di Proust non sono fini a sé stesse, c'è sempre un profondo significato dietro ad esse. Knausgard descrive dettagliatamente le parole, i gesti, i vestiti che indossavano e cosa mangiavano e bevevano ma non è altrettanto minuzioso nel parlare dei suoi sentimenti. Verso la fine il libro migliora, quando parla dell'alcolismo del padre, rivelando anche episodi imbarazzanti o spiacevoli. Come voto sto nel mezzo xché apprezzo il coraggio, la sincerità, il mettersi a nudo ma la letteratura non può essere solo questo, questo romanzo non arriva veramente né al cuore, né all'anima.

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    Oz

    20/01/2016 20.16.23

    Sicuramente non è facile trovare bravi traduttori dal norvegese, ma la Feltrinelli poteva impegnarsi un tantino di più. Errori grammaticali che ad un certo punto si smette di contare. Sullo stile dell'autore c'è invece poco da dire. Per nulla interessante, a tratti noioso. Storia che si finisce di leggere giusto per non interrompere un romanzo a metà. Certo, i sentimenti di un figlio di fronte alla morte di un padre che forse non si è mai voluto conoscere fino in fondo, non possono non toccare certe nostre corde interiori, ma viene comunque il dubbio, alla fine, che forse l'autore non abbia poi una vita così interessante da doverci scrivere sei tomi.

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    RAFFAELE

    02/10/2015 18.53.51

    Gli elogi sull'autore e il titolo mi hanno spinto all'acquisto: quanto mai, secondo libro dopo Il Cimitero di Praga ad essere abbandonato. Prolisso su avvenimenti per nulla interessanti, anche se autobiografici, ripetitivi e con una scrittura al limite del fastidioso. Non capisco da dove arrivi questa capacità narrativa tanto da farne un "eroe" norvegese; avrà un editor potente non c'è altra spiegazione. Certo è che i rimanenti 5 volumi staranno sullo scaffale delle librerie, per me ben altri sono gli autori che possono definirsi tali e Karl non lo è...Mi spiace non finire un libro ma era chiedermi uno sforzo sovraumano.

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    William Dollace

    16/08/2015 22.41.47

    La morte del padre è il primo volume di sei, le prime 500 pagine di 3500 [La mia lotta (Min Kamp)], la vita (l'opera è pura autobiografia) cartacea di Knausgård si snoda senza codici, insita nella sospensione fra ogni gesto quotidiano, impartito e masticato e digerito sulla carta in una poltiglia di noia e verità. È l'elenco dei pensieri («Per essere libero, avevo bisogno di scrivere molto velocemente e disfarmi della nozione di qualità. All'inizio scrivevo 5 pagine al giorno, poi 10 e alla fine 20») che formano una scia che formano una vita che scorre fino all'evento preannunciato che sagoma il presente e va a dischiudere il passato di Karl Ove: la morte del padre. È stato chiamato il Proust norvegese, la sua ricerca del tempo perduto è la costante connessione fra il suo presente e ciò che l'ha costruito, il libro odora di morte così come di vita, senza filtri, senza definizioni sterili e retoriche, significative in questo senso le prime 30 pagine e la ridefinizione della constatazione davanti al corpo del padre all'obitorio, ridiventato insieme oggetto e parte di un tutt'uno che appartiene a tutti e a nessuno, umanitario in senso stretto. L'opera omnia, che non ha risparmiato nessuno nel suo realismo e mancata finzione, ha macinato al di fuori della scrittura gran parte dei rapporti interpersonali sacrificati in un patto faustiano alla letteratura e alla verità. Zadie Smith ha paragonato il Min Kamp di Knausgård al crack, per la dipendenza che ne deriva, gesto dopo gesto, pagina dopo pagina mentre Jeffrey Eugenides ha dichiarato che «Knausgård ha rotto il muro del suono del romanzo autobiografico». La più grande sovrapposizione di realismo che ci possiamo permettere è quella di viverlo, parola dopo parola.

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    norma

    04/05/2015 21.26.33

    Un romanzo autobiografico molto accattivante che racconta il mondo di Karl Ove K. da quando era bambino fino alla morte del padre. L'autore norvegese riesce a raccontare sentimenti ed eventi della propria infanzia ed adolescenza con molta naturalezza. Al centro il rapporto complesso con il padre, descritto come un uomo vagamente interessato alla vita dei figli e a tratti anche assente e violento. La sua morte, condurra' Karl Ove e suo fratello nella casa dei nonni dove il padre ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, insieme, alla propria madre. Un libro autobiografico ed intenso ma raccontato con autenticita' ed intensita'.

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    ispettore72

    31/03/2015 14.36.45

    Avevo grandi aspettative e sono rimasto molto deluso. Dopo le prime 150 pagine sono stato seriamente tentato di abbandonare la lettura, cosa che mi sarà capitata una o due volte in vita mia. Ho resistito e quantomeno la seconda parte è stata meno noiosa e meno fine a se stessa. L'ho trovato prolisso, ridondante, pazzescamente ripetitivo: un esercizio di stile (quale poi??) del quale avrei francamente fatto volentieri a meno. Sicuramente non leggerò le prossime puntate della storia, va bene farsi del male ma fino ad un certo punto..

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    maqroll

    06/01/2015 10.34.02

    Appena finita la lettura-lampo, cosa dire di questo singolare manufatto letterario, conosciuto più per la sua storia editoriale "esterna" che per il suo intrinseco contenuto narrativo? Si tratta, come noto, del primo di sei tasselli fortemente e risolutamente autobiografici, che insieme vanno a formare un mastodonte di oltre 3500 pagine. Gli schivi norvegesi, forse poco abituati alle autobiografie franche e sincere, sono usciti di testa; il resto del mondo, dopo aver preso nota, è corso a pubblicarlo a sua volta. In questa operazione il richiamo e l'omaggio a Proust sono evidenti, ma Knausgard, pare di capire, lavora la materia con mano infinitamente meno ambiziosa. Il risultato, a giudicare da questo primo 16% del totale, è di sicuro interesse: l'autore mette a nudo la sua infanzia, il suo rapporto con il padre, i suoi sentimenti per lui, le relazioni con gli altri membri della famiglia, le sue passioni, le sue idiosincrasie. Pagine forti e toccanti quelle in cui lui e il fratello entrano nella casa della nonna, dove il padre è appena morto. Quasi insostenibili nella loro indisponente crudezza, nella loro illogica veridicità. L'andamento narrativo è brillante, ma non parlerei di virtuosismo; l'abilità dello scrittore sta proprio in questa confessione a cuore aperto, condotta davanti al lettore, a cui tutto egli rivela, con penna piana e scorrevole. Alcune descrizioni sono approfondite e insistite, ma anche qui esiterei a paragonarlo agli scrittori genuinamente virtuosistici. Insomma: non c'è molto altro ma il prodotto piace, si fa leggere, avvince, ci si immedesima persino, si attendono con ansia gli altri volumi. Per il giudizio complessivo, ovviamente, bisogna attendere pag. 3500 (o giù di lì).

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