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Forse uno dei migliori racconti da me letti negli ultimi tempi. Con la forma del resoconto dei lavori di un simposio a porte chiuse svolto nella Svezia degli anni '70 , nazione che si interroga su tutto ciò che abbia attinenza al sui welfare e istituisce una commissione di studio su ogni argomento , vi si analizza costi e benefici circa una campagna destinata a convincere la popolazione che , divenuta anziana ,dopo alcuni anni di pensione ma ormai fuori dal ciclo produttivo , di essere 'soppressa' per non gravare sulla collettività. Una decisione presa calcolatrice alla mano. E quindi , visto che viene citato Hitler ed i suoi tristi programmi , non un qualcosa fatto contro 'avversari' o 'diversi' ma su tutti ergo un qualcosa di democratico. Fortunatamente partecipa al dibattito e ne regge solitario il peso , una voce contraria che controbatte circa il valore della vita di chiunque . Ah...c'è anche un piano B per convincere le persone ad accettare che il loro corpo , post decedsso , venga utilizzato per trarne a buon mercato sostanze varie. Lucido e realistico su tematiche che ovunque , anche nei nostri ospedali o affini vengano trattati oggi , in periodi di crisi economica con ridotte risorse , perché 'non si può tutelare la vita di chiunque a qualsiasi costo'. Da brividi soprattutto perché qualcosa che oggi non si può ancora sostenere pubblicamente , perché politicamente uncorrect , domani potrebbero invece essere trattato per legiferarci sopra. Togliamo il diritto di voto agli anziani se no questi bloccherebbero il progetto ! Ovviamente al piano qualche deroga dovuto al 'valore' del soggetto per la collettività. Mi permetto di consigliarlo.
"La morte moderna" inscena, sotto le spoglie del dramma, una tragedia invero contemporanea: a quale giustizia prestar fede? In forma di dramma si diceva eppure con l'urgenza dimostrativa propria di un dialogo platonico in cui il protagonista, Socrate degenere è il Moderatore. E poiché ove è Socrate non abbia a mancare il suo daimon l'autore ci apparecchia la figura dell'insigne bioetico Storm. Il fine della democrazia (i.e. la fine della democrazia come debitamente rilevato dal Magris nella postfazione acclusa) sia non la selezione eterodiretta ma la persuasione della necessità di una selezione; a dire non tanto l'imposizione coercitiva di una selezione che potrebbe (Dio, un Dio qualsiasi non volesse! poiché tutti gli dei sono pari non sull'altare del popolo ma agli occhi turibolanti del potere) odorare di nazionalsocialismo che la Storia delle democrazie ha provveduto a debellare bensì l'accettazione volontaria, da parte delle enclave marginali e non rimarginabili, della necessità della selezione. Ciò che Wijkmark seziona con chirurgica lucidità e spietata cogenza è un ferocissimo j'accuse ai meccanismi di controllo e governo che le Autorità della Svezia come pure delle nazioni riconosciute più avanzate sulla lodevole via senza ritorno che dallo stato sociale conduce allo stato etico attuano alle spalle degli ignari loro cittadini, ottusi e inscatolati come sono dalla più infestante e corrosiva delle illusioni: l'illusione della autodeterminazione. In questo libello che si legge come un pamphlet è la democrazia, come la conosciamo e come ci viene offerta, a cuore aperto, a rivelarsi non altro che un totalitarismo non proclamato, non esplicitato pronta a levare la sua mano anestetica con carità assistenziale sull'uomo che la sua "morte moderna" sconta ogni giorno vivendo.
Un libro difficile, un argomento troppo spinoso. E' giusto trovare un modo "umano" per far cessare la vita dei troppi anziani che pesano sull' economia dei paesi occidentali? Wijkmark dimostra grande coraggio ad affrontare un tema così spinoso, ma non credo siamo ancora pronti per discuterne, non abbiamo ancora un adeguato rapporto con la morte, non abbiamo ancora la capacità di accettare l' eutanasia, la buona morte che accompagna fraternamente l' individuo fino al termine del suo cammino. E' presto per la Svezia, figuriamoci per il resto del mondo. Ovviamente noi siamo sempre gli ultimi.
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