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Ivano Ferrari

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2013
Pagine: 101 p. , Brossura
  • EAN: 9788806208080

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    alida airaghi

    26/09/2013 19.12.08

    Una poesia impregnata dell'odore della morte, del suo degradante e immobile gelo, del suo imperturbabile squallore, questa di Ivano Ferrari, in un volume diviso in due parti. La prima sezione ("Le bestie imperfette") ritorna su temi già proposti al lettore nella indimenticabile raccolta "Macello" del 2004: il sacrificio cruento delle bestie nei macelli pubblici, la loro agonia, la loro ingiustificabile, orrenda e gratuita sofferenza, che tutti siamo pronti a dimenticare davanti a un sandwich al prosciutto. Eccoli qui, gli animali raccontati in versi da Ferrari: puledri uccisi appena partoriti, vermi che escono dalla carne guasta, vitelli e asini malati da scartare, veterinari impietosi, aguzzini sadici, macellai che assaggiano il sangue delle vacche o giocano con le tenie dei cavalli. Cosa dire ghignando alle bestie da immolare? "ricordargli che il padre/ la madre/ i genitori di entrambi,/ i figli/ i fratelli/ la specie sua,/ è nata/ cresciuta e morta/ per renderci più alti". In un macello "l'eterno dura/ al massimo un giorno", e "Più grande/ del dolore è l'universo": quindi possiamo voltarci dall'alta parte, e non pensare. Ma cosa succede quando a soffrire, a agonizzare e morire è una persona cara? Nel caso del poeta, sua moglie ("La morta moglie"): allora la malattia, il tumore, "i capelli radi come un angelo", le ospedalizzazioni, "la sacca dell'urina" e la casa in disordine raccontano una disperazione lucida e senza appello. Nessuna retorica in questi versi; c'è rabbia, ma anche consapevolezza che la morte è la conclusione naturale destinata a tutti: "Prima o poi/ i luoghi scompariranno", "non c'è luogo che rimanga intero/ né secolo a cui resti tempo/ muore sta morendo la materia". Se "spesse volte la poesia accumula polvere", (è ridondante e inutile, elegante e sciocca), non è questo il caso delle parole scabre ed essenziali di Ivano Ferrari.

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