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Stephen Crane

Curatore: G. Mariani
Editore: Marsilio
Anno edizione: 1997
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788831766135

recensione di Massenzio, A., L'Indice 1997, n. 9

Il titolo di questo racconto sembra affiorare da una zona d'ombra indefinita e cupa per attrarre, sorprendere o semplicemente incuriosire. Si scivola oltre scorrendo le pagine per saperne di più, e l'impressione d'incertezza aumenta attorno a quel nome, quasi toccasse al lettore far luce, indagare sull'intera vicenda e sciogliere i nodi accuratamente intrecciati dalla scrittura.
Il mostro nasce in una cittadina statunitense dell'inizio secolo quando una volontà diabolica e misteriosa dà fuoco alla casa del dottor Trescott animando una tribù magica di fiamme, e catturando nell'incendio un servitore nero mentre tenta di soccorrere il figlio del suo padrone. Anche se entrambi vengono portati in salvo, l'uomo è ormai in punto di morte, la sua testa, per una strana fatalità, completamente bruciata nel rogo. Ciononostante, il dottore riesce a curarlo e in segno di riconoscenza "sceglie" di mantenerlo in vita (cos'altro può fare?), quasi producendo artificialmente una creatura diversa, come un nuovo Frankenstein. Tuttavia, la breve sosta all'inferno priva quel volto della sua coscienza e ne distorce i lineamenti in uno spettacolo orrendo che annichilisce gli abitanti bianchi e neri di Whilomville. È la stessa voce del narratore a definirlo con disinvoltura "mostro", specchiandosi nella mentalità di chi guarda, compreso il lettore, trascinato a chiedersi cosa sia, "invece". Mentre lo sguardo affonda nelle piaghe della società moderna, condito di squisita ironia, emerge la vena naturalistica del racconto, che percorre molti dei romanzi di Crane, fra cui il capolavoro "The Red Badge of Courage", e affiora anche un'altra caratteristica della scrittura di questo autore, cioè la tendenza a comunicare significati e sensazioni attraverso raffigurazioni verbali capaci di ricreare in modo "sensuoso" o "impressionistico" la realtà. Oltre alla straordinaria scena dell'incendio, queste immagini sparse qua e là lungo il testo compaiono all'improvviso, balzano agli occhi come animando con un qualche effetto speciale le righe della pagina scritta, e culminano in quell'ultimo, conclusivo disegno che lascia aperte e inconcluse tutte le strade dell'interpretazione.
Con una tecnica da regista cinematografico, l'autore introduce la scena finale via via restringendo il campo visivo attorno a quindici tazze vuote in cui sembrano prendere forma i volti delle quindici donne che non fanno più visita alla signora Trescott, disertando i suoi ricevimenti. Se la voce narrante si allontana e tace, le tazzine lucide restano sotto i nostri occhi qualche istante ancora per racchiudere un semplice vuoto, sordo e agghiacciante nella sua indifferenza. L'ultimo fotogramma avvolge nell'oscurità la scelta del medico, circonda di silenzio lo spettatore, lo confonde, lo interroga sul significato di quella resistenza ai percorsi della Natura, alla volontà del destino, proiettando sul foglio il profilo mostruoso delle quindici teste di porcellana.

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    rossana

    13/09/2008 16.31.51

    Straordinarie le descrizione che lo scrittore con grande maestria ed uno stile inappuntabile riesce a trasmettere al lettore, tanto da indurlo ad entrare nella narrazione in prima persona. L'aspetto che a mio modo di vedere emerge con grande forza riguarda il cambiamento dei rapporti tra gli individui nei confronti della diversità. Persone stimate e rispettate possono trasformarsi in creature da osteggiare se i canoni esteriori a cui siamo abituati subiscono dei cambiamenti. Un libro che induce ad interessanti riflessioni.

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