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Frans De Waal

Traduttore: L. Comoglio
Editore: Garzanti Libri
Collana: Saggi rossi
Anno edizione: 1997
Pagine: 366 p. , ill.
  • EAN: 9788811592846

recensione di Vitale, A., L'Indice 1997, n. 5

Qualche tempo fa una bambina, alla fine di una conferenza sul comportamento delle scimmie, chiese: "Quando una scimmia muore, le sue compagne piangono?". Quella bambina forse avrebbe trovato la risposta in questo libro di Frans De Waal. L'autore è un primatologo olandese di fama internazionale, ormai da tempo stabilitosi negli Stati Uniti, e precisamente allo Yerkes Regional Primate Research Center di Atlanta, Georgia. De Waal si chiede all'inizio di questo "Naturalmente buoni": "Gli animali possono essere umanitari?". Una domanda del genere qualche tempo fa sarebbe stata giudicata oziosa e non scientifica. Ora i tempi sono maturi perché un tale quesito sia affrontato con la serietà che merita. I progressi dell'etologia cognitiva hanno infatti suggerito scenari che prevedono una frattura meno netta di quanto si pensasse tempo fa tra la vita intellettuale ed emotiva degli umani e degli altri animali, specialmente nel caso delle scimmie (si consiglia a questo proposito l'opera pionieristica dello studioso statunitense Donald Griffin).
La risposta alla domanda di De Waal, che sarà affermativa, viene articolata in una serie di capitoli che affrontano temi finora propri della morale umana, ma che l'autore riesce agevolmente a calare in una prospettiva "scimmiesca". Il primatologo olandese presenta a favore delle proprie argomentazioni un gran numero di osservazioni molto accurate sul comportamento sociale di diverse specie di scimmie. Il punto di partenza è la negazione dell'idea che l'egoismo sia alla base dei rapporti che regolano le società animali. C'è anche un'esplicita critica a dottrine "gene-centriche", come le definisce l'autore, che avrebbero fornito una base teorica a questa interpretazione della socialità. Con questo proposito in mente, De Waal descrive una lunga serie di casi in cui il comportamento di macachi e scimpanzé è riconducibile a una certa attenzione ed empatia verso i bisogni del prossimo. Qualche forzatura nell'interpretazione di alcune osservazioni comportamentali viene facilmente perdonata in favore di un atteggiamento generalmente prudente e scientificamente corretto.
Un'attenzione particolare è dedicata a un'efficace rilettura del concetto di aggressività. Questa, secondo un modello che viene definito "relazionale", viene reinterpretata come parte integrante dei rapporti sociali, e non più come un elemento distanziatore tra gli appartenenti a una società. Ma il vero cavallo di battaglia del libro è la parte dedicata alle riconciliazioni. Questo non è un caso, dato che De Waal studia ormai da anni il "far pace tra le scimmie" (un suo precedente libro, tradotto in italiano per Rizzoli nel 1990, era appunto interamente dedicato a questo tema). Se altrove gli esempi sono un po' ridondanti, qui i racconti di scimmie che fanno di tutto per andare d'accordo sono convincenti e appropriati.
Il maggior pregio dell'approccio di De Waal, e che rende la sua opera originale, è il non volere insistere sulla presunta funzionalità dei comportamenti empatici e di cooperazione. Qui non è importante chiedersi a cosa serve che uno scimpanzé abbia coscienza della sofferenza di un suo simile, e che faccia qualcosa per alleviarla. Quello che interessa è la capacità di percepire lo stato d'animo di un proprio simile e la volontà di intervenire a proposito. Ricercare queste motivazioni negli animali, anche per arricchire di nuovi significati la morale umana, è un metodo che ha un suo importante senso evolutivo e che serve a comprendere meglio la nostra posizione rispetto agli animali non umani. È fuorviante ricercare negli animali un senso della morale così come lo riconosciamo nella nostra specie, ma è utile individuare le caratteristiche di una moralità animale, come precorritrice della nostra. Potrebbe essere il caso, per esempio, della maggiore tolleranza e attenzione dedicata ad Azalea, una piccola macaca nata mentalmente ritardata, da parte dei suoi compagni di gruppo. In questo senso, De Waal riesce a passare il confine tra animali e umani in modo indolore.
Nelle ultime pagine di questa sua opera il primatologo olandese affronta il problema della sperimentazione animale e accenna al Progetto Grande Scimmia (proposto, nel 1993, da Cavalieri e Singer che propongono l'allargamento della "comunità degli eguali" alle scimmie antropomorfe). Dobbiamo ammettere che il ristretto numero di pagine dedicate a questi problemi è un po' deludente. L'autore possiede sicuramente una serie di conoscenze e convinzioni, insieme alla capacità di argomentarle, che gli avrebbero permesso di calarsi di più nel merito. Forse quella di De Waal è una scelta dettata dalla prudenza, o semplicemente si tratta di un peccato di eccessiva umiltà. È certo che il contributo di primatologi di grande prestigio intellettuale, come appunto nel presente caso, gioverebbe alla discussione in atto sull'opportunità di usare o meno gli animali per curare meglio gli umani, e sui limiti di una tale scelta.
Il libro è completato da note molto esaurienti a complemento dei singoli capitoli. Il testo è anche intervallato da una serie di fotografie, prevalentemente scattate dall'autore, che sono tra le più convincenti e affascinanti incontrate di recente in un libro sul comportamento animale. Un'obiezione va forse mossa alla traduzione in italiano del titolo originale ("Good natured: the origins of right and wrong in humans and other animals"); nella traduzione italiana "humans" è diventato "uomo", invece che "umani". E le donne?
Per concludere, a nostro avviso questo libro può essere valutato positivamente sotto due punti di vista. È un bel libro sul comportamento animale, esauriente e accattivante. Ma è anche un modo tutto nuovo di interpretare la realtà naturale. Se la scienza è narrativa, quella di De Waal è tutta al positivo, il che è confortante. Siamo sicuri che quella bambina di cui sopra sarebbe d'accordo con noi.