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Fred Vargas

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Pagine: 391 p. , Brossura
  • EAN: 9788806186647

Il più inquietante e noir tra i gialli della misteriosa zooarcheologa medievalista francese che si cela dietro lo pseudonimo di Fred Vargas, autrice di grandi successi letterari che raggiungono regolarmente i vertici delle classifiche dei bestseller d'oltralpe.
Considerata "l'anti Patricia Cornwell", scrive le sue storie di getto durante i ventun giorni di vacanza annuale e ha pubblicato dal '92 quasi un libro all'anno. All'origine del "caso Vargas" ci sono lo stile ironico e incisivo, la capacità di prendere per mano il lettore fino alla rivelazione finale e l'accuratezza - che le viene dalla passione medievalista e dalla professione di zooarcheologa - nel tratteggiare i dettagli più sorprendenti. Da qui il gusto per la détection, per le impronte, le tracce, le piccole cose senza importanza che permettono di dedurre, per una qualche associazione di idee, la soluzione di un caso.
Dans les bois éternels, uscito in Francia nel 2006, è stato a lungo bestseller ed è considerato il suo indiscusso capolavoro. Anche in questo romanzo Vargas porta sulla scena il protagonista dei libri precedenti, il commissario Jean-Baptiste Adamsberg del tredicesimo Arrondissement di Parigi: un uomo che ama la lentezza; uno "spalatore di nuvole" dai pensieri aggrovigliati come gli scarabocchi che annota sui fogli; uno che preferisce procedere a zig-zag e aspettare le soluzioni, invece di affannarsi a cercarle. Questa volta il protagonista si trova alle prese con un puzzle inestricabile: dopo essersi trasferito in una casa, che dicono essere infestata dal fantasma di una monaca che alla fine del '700 sgozzava le sue vittime, Adamsberg indaga sull'uccisione di due addetti al mercato delle pulci che, poco prima di morire, hanno profanato la tomba di una zitella morta in un incidente stradale. Il medico legale sostiene che l'omicida sia una donna. Nel frattempo Claire Langevin, un'infermiera detta "l'angelo della morte" per aver ha ucciso trentatré anziani, dopo aver eliminato una delle guardie, riesce a fuggire dalla prigione. In Normandia c'è poi qualcuno che si diverte a squartare dei cervi ed estrarne il cuore. Un intreccio diabolico che mette il commissario di fronte a un mondo che sembra tornato al Medioevo, dove si compiono orrendi delitti, si profanano cadaveri di vergini per estrarne misteriose sostanze e le pozioni magiche assicurano la vita eterna.
Con una scrittura asciutta e tersa, e un plot avvincente, Vargas conduce il lettore in una Francia esoterica fatta di antiche tradizioni di caccia, di trattati secenteschi sulla vita eterna e di "ombre" che infestano le soffitte. Un romanzo dolente e insieme ironico, ma soprattutto inquietante, in cui ogni elemento ne richiama un altro in una catena misteriosa di suggestioni e di echi in cui nulla smarrisce mai la propria ragione d'essere.

Recensioni dei clienti

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    maurizio castagna

    02/09/2013 08.55.41

    E' il primo libro della Vergas che leggo e mi ha abbastanza affascinato la figura inusuale del commissario Adamsberg. Lettura scorrevole, trama adatta ad un giallo, finale non del tutto imprevedibile: non un capolavoro, ma un buon libro estivo!

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    kadhia74

    27/06/2013 13.50.22

    Bel romanzo, letto ormai 3 o 4 anni fa, ma lo ricordo con piacere. Non il mio preferito della Vargas ma sicuramente tra i migliori. Sto notando dai commenti che le opere di questa scrittrice o le si odia o le si ama, per me la seconda, trovo le sue storie piacevoli, la lettura scorrevole, i personaggi talmente ben delianeati che Danglard mi pare di avercelo di fronte. Per me è sicuramente una lettura consigliata

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    io

    11/06/2013 20.36.38

    Che boiata... e per fortuna ho chiesto al libraio quale fosse il migliore della Vargas. Primo e ultimo che leggo, ma cosa è... un noir? un giallo? Mi sembra più un libro comico, personaggi insulsi, storia assurda, e poi il GATTO! Ma per favore, leggetevi Indridason (sotto la città) oppure come consigliava qualcuno prima di me... Saramago (l'uomo duplicato).

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    Luca

    25/09/2012 21.42.37

    Un nuovo intricato caso per Adamsberg ed il suo 15/o arrondissement (qui con l'entrata in scena del tenente Veyrenc). Bella e solida la trama con l'aggiunta, qua e là, di un po' di ironia. Lettura scorrevole ed affascinante. Da leggere!

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    Maria Teresa Pisano

    10/07/2012 13.51.39

    Credo che quanto si possa dire della bravura - notevole - della Vargas si possa riassumere in un tratto di questo libro - che non riporterò per non rovinare la lettura, ma del quale mi limito a una mia umile interpretazione: il protagonista della storia, il commissario Adamsberg, a un certo punto sente il bisogno di andare lungo il fiume (la Senna, il romanzo si svolge tra Parigi e la Normandia) e di "lasciar volare liberi i pensieri". Perché i pensieri "sono come i gabbiani": a volte occorre lasciarli volare liberi perché stanno stretti. E, proprio come nei gruppi sociali di gabbiani, c'è un pensiero - un gabbiano - che svolge il ruolo di gabbiano-sentinella. O gabbiano-poliziotto. E' il gabbiano che sorveglia il gruppo e che rintuzza - "rimprovera" - quel o quei gabbiani che non si comportano secondo le regole che il gruppo si è dato. Spesso gli altri pensieri - gabbiani - non danno retta al pensiero - gabbiano - sorvegliante ed è allora tutto uno stridio di grida, uno scambio rumoroso di opinioni e beccate che agita, alla fine, l'intero gruppo. E capita che uno di questi pensieri - gabbiani - ribelli si allontani e vada per una sua strada. Un po' un Jonathan Livingstone della mente. E' quello il momento che attende il protagonista del libro: vedere dove quel pensiero lo porterà. Seguirlo perché sa che è quello che lo condurrà alla verità. Come sempre fanno i suoi pensieri ribelli, non omologati, da "spalatore di nuvole" come viene definito più o meno affettuosamente dai colleghi. Perché è il pensiero che non si ferma alle regole, non "fa gruppo" con gli altri , che non china la testa solo perché lo fanno gli altri ma usa la propria. Di testa.

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    puzzailsignorvincenzo

    23/02/2012 15.02.58

    Davvero un bel giallo, scorrevole, divertente. Certo, per nulla credibile, soprattutto la parte del gatto, ma basta metterci una buona dose di immaginazione.

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    Ragnetto

    27/05/2011 18.33.09

    Storia ancora più inverosimile di quella del libo precedente....ma è difficile resistere al fascino dei soliti personaggi e gli incontri di Adamsberg con quel gruppetto di amici in Normandia sono memorabili...La trama è piuttosto intricata, ma la soluzione finale dipana bene la matassa.

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    Libricciola

    15/12/2009 10.57.21

    Che delusione!la storia di per sè non è male, però la sostanza non è molta. L'inizio è interessante, in seguito si perde. Il filone "romanzi che parlano di romanzi" comincia ad annoiarmi...Ho l'impressione che con Ruiz Zafon abbiamo esaurito le risorse.

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    slobodan

    03/08/2009 12.47.12

    C'e molta carne al fuoco in questo libro della Vargas, forse un po' troppa. Mi era piaciuto moltissimo "Parti in fretta e non tornare", questo un pochino meno, anche se ci sono molti sprazzi di genialità letteraria, nonostante in molti si ostinino a non riconoscerla.

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    Giorgio

    26/05/2009 15.14.05

    Chi ama la Vargas ed il suo mondo, il suo stile, non rimarrà deluso. Peccato venga meno dopo poco parte della suspence in quanto a, mio avviso, è abbastanza evidente chi sarà il colpevole...la cosa pazzesca è che l'Einaudi nel commento sul retro di copertina lo rivela con un commento che lascia spazio a pochi dubbi: non ho mai visto una cosa del genere presentando un giallo!

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    DJ

    26/01/2009 18.17.13

    Il libro è indubbiamente ben scritto. L'autrice ha un dono efficace per le parole, ma sembra quasi che la cosa sia fine a se stessa...e non all'interno della narrazione. Il libro risulta lento in modo fastidioso, molto autocompiaciuto. Punta più sull'analisi psicologica dei personaggi - non necessariamente in relazione al caso poliziesco affrontato- che sui fatti che compongono la storia. Sono un po' delusa, mi aspettavo davvero di meglio.

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    Drusilla

    22/01/2009 15.01.42

    ritmo in crescendo, prima avvolge con manto poetico per poi catapultare in una trama avvincente. Seduce lo stile. Eccellente.

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    br1

    13/01/2009 18.03.21

    E' il primo libro di Vargas che ho letto...sicuramente sarà anche l'ultimo!!!Una delusione abissale. Lo consiglierei esclusivamente a chi soffre d'insonnia...se non vi addormentate nemmeno con questo...beh allora penso non ci sia medicina!!! Risparmiate i soldi, secondo me non li vale.

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    ombretta

    16/09/2008 21.08.46

    Intrigante, ben scritto, mai macabro, con personaggi ben delineati e che ti sembra di conoscere da sempre. Un libro che si legge (nonostante l'oggetto), con leggerezza e piacere. Il voto non è al massimo perchè non eccelle come 'Io sono il tenebroso' o 'Chi è morto alzi la mano'. Ho consigliato (e prestato) a molti amici i libri della Vargas e tutti l'hanno apprezzata da subito, principalmente per lo stile lieve con cui scrive.

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    greta

    29/08/2008 11.00.41

    Non si puo' paragonare Mozart con Allevi, Frank Capra con i Vanzina. Io ho letto molto, e di tutto, Mann, Melville, Yourcenar, Calvino, Pavese, Eco, Amado, e piu' recenti, Tabucchi, Pamuk, per citarne solo alcuni. E adoro i gialli, ma non la violenza. Per me un libro della Vargas e' un appuntamento, quasi sempre estivo, soprattutto disimpegnato. La vita e' fatta anche di questo, leggerezza. E i suoi gialli sono cosi', leggeri ma non fatui, e i personaggi sembrano uscire da un fumetto, un meraviglioso fumetto. Cosa volere di piu' da una lettura? Che lasci un ricordo, possibilmente positivo.

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    lhl

    28/07/2008 16.51.12

    quando fa discutere, un libro ha vinto. Qui vedo, sulla vargas, valutazioni ed interpretazioni discordanti di molto, dall'1 al massimo. Bellissimo! non vale che tutti la pensino allo stesso modo. A mio parere il libro è molto ben architettato nella sua trama e nei suoi personaggi, tutti al posto giusto, tutti indispensabili. Magari tirato un pochino per i capelli in certi suoi passaggi, ma comunque avvincente. Non mi pare corretto paragonare la vargas a mcewan o saramago: i generi e gli spiriti sono abbastanza distanti. Chi legge la prima cerca un noir d'autore, chi legge gli altri due cerca uno spessore ed un messaggio.

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    Roberto Bolognesi

    27/07/2008 22.06.59

    Un libro che non eccelle in nulla, a differenza di quanto dice la critica! Personaggi sui generis che però, a lungo andare, vengono a noia, una trama intricata, forse troppo, ma che non convince e non stimola il lettore, scarse le descrizioni dei personaggi, affidate ai dialoghi anch'essi molto strani e sopra le righe...un miscuglio male amalgamato, forse scorrevole, ma senza nulla di che...lontano anni luce dal "capolavoro" o "libro brillante" come suole chiamarli la critica! C'è molto di meglio!

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    Elisa

    07/07/2008 13.12.13

    Devo ammettere che mi aspettavo di più da questo libro. I personaggi sono buoni, anche la trama. Ma durante la lettura, si ha continuamente l'impressione che debba succedere qualcosa in più... che poi non accade

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    fabio zanotti

    12/06/2008 14.44.25

    Come al solito Adamsberg parte piano e quindi il libro inizialmente è pesantino, ma poi diventa veramente (come al solito) coinvolgente e bellissimo.

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    guici

    03/03/2008 12.51.35

    Chi cerca in vargas un thriller d'azione è ovvio che debba approdare su altre sponde. Belle ambientazioni ma sopratutto una magnifica caratterizzazione dei personaggi che esaltano una trama con poca azione. A me non piaciono i personaggi "a lieto fine" in stile Harry Bosch o Dirk pitt, ma Adamsberg è un caso parte, davvero unico. Un gradino sotto a Parti in fretta e non tornare ma da leggere.

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