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Wu Ming 1

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Pagine: 218 p. , Brossura
  • EAN: 9788806162764

Recensioni dei clienti

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    PROT

    27/04/2015 15.55.18

    Il tipico stile Wu Ming (e di Luther Blisset) di raccontare la Storia e le sue storie(o le storie nella Storia), senza pesantezza, mai banale... se poi siete appassionati di jazz lo si gradisce ancora di più

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    sarab

    06/08/2012 12.40.09

    Jazz, Potere Nero, registrazioni dal passato. Buon libro, con tecnica cine-documentaria insolita.

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    tatore

    22/02/2011 17.08.41

    ho appena finito di leggerlo e mi sento di consigliarlo per vari motivi. l'esperimento della forma in cui è reso il testo (le interviste a più voci alternate a frammenti di articoli di giornale) è gradevole e secondo me riuscito. l'ambientazione delle vicende è molto interessante: il periodo finale dell'epoca d'oro del jazz, conclusasi con la morte di j.coltrane. l'autore la rievoca in modo molto intenso e coinvolgente. in ultimo, mi è piaciuto molto il clima che si respira per tutto il libro, specie nelle note finali: la CULTURA, intesa nel suo aspetto migliore. fare ricerche, documentarsi e creare opere vive e intelligenti che fanno riscoprire vicende del passato che ancora ci riguardano.

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    s.t.

    01/02/2010 12.03.16

    i cinque bolognesi non deludono (quasi?) mai. neanche quando scrivono da soli. sprizza intelligenza, a tratti genialità nella costruzione. ottimo consiglio di un amico. a mia volta consiglierò.

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    Michele

    12/09/2009 23.40.06

    Lo stile c'è, documentazione attenta e ricostruzione precisa, idea originale e interessante, trama bella ma la narrazione, sopratutto nella prima metà, mette a dura prova. Comunque da leggere.

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    rainbow

    09/01/2008 13.27.32

    Bello, io trovo che non abbia proprio nulla da invidiare ai romanzi sugli intrighi americani alla Ellroy o alla De Lillo (fatta eccezione per Libra che è un capolavoro); anzi, rispetto a mattoni come Underworld si fa leggere più volentieri. Grande opera, non certo un capolavoro, ma gradevolissima e ben costruita. Bravo Wu Ming 1!

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    Antmo

    27/08/2007 15.37.38

    In questo libro una tribù di proscimmie dotate di poteri telecinetici dialoga dalla Brooklyn degli anni sessanta con un ricercatore che indaga oggi sulla scomparsa di una giornalista che ha lasciato dietro di sé cassoni di nastri magnetici quasi indecifrabili. A fornire il bandolo della matassa è un paragone esplicito tra guerra in Vietnam e guerra in Iraq (anni prima che Bush Jr. riconoscesse il parallelo e quando le dimensioni della catastrofe irachena non era ancora quelle di oggi: il libro è del 2004). Lo sfondo è un caso di omicidio multiplo che viene "risolto", si fa per dire, grazie a un accenno velocissimo a un libro di Nabokov, accenno di cui nessuno si accorgerà. Qualcuno qui sotto ha scritto che la trama è "banale"!!! Mi chiedo cosa legga di solito questa gente... :-O

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    Antonio Gatti

    24/07/2007 14.29.58

    Malgrado i molti giudizi negativi, io alla fine mi sono appassionato a questo romanzo; oltretutto l'argomento e' davvero avvincente e la scrittura e' "di razza", per cui perdono volentieri a WM1 una trama a tratti banale e il solito pizzico di autocelebrazione di immodestia tipico dei loro romanzi...

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    F.N.

    11/07/2006 14.21.10

    Un libro mica è un salame, che puoi affettarne quanto vuoi. Come si fa a dire: tagliare venti pagine, togliere un personaggio...?

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    Alex

    10/06/2006 11.37.14

    Anch'io, come qualcuno sotto, concordo sul fatto che non abbia proprio nessun senso fare paragoni tra i romanzi di gruppo (Q e 54) e quelli solisti (a parte che NT non è un romanzo e la cosa è specificata con chiarezza), perché questi ultimi sono opere sperimentali in cui i wuming si prendono maggiori libertà e piccole "vacanze" dalle costrizioni delle mega-strutture degli altri libri.

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    Gianca

    07/06/2006 08.54.26

    Anch'io l'ho sospeso dopo la prima metà, disturba lo stile di scrittura ad intervista, a differenza di "54" il presente romanzo non coinvolge.

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    sa

    05/03/2006 20.55.02

    Il libro parte da un'idea narrativa interessante e racconta un ambiente e un periodo storico stimolante. Si legge, ma forse manca un guizzo.

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    Grenar

    10/12/2005 15.36.47

    Il romanzo vince la sua sfida, imitare l'imitazione di una narratività orale, documentaristica, viva. La vittoria appartiene non solo all’autore ma a chiunque deciderà di seguire le sue orme. L’oggetto non identificato funziona: attizza nelle prime pagine, scoraggia sino a pagina 61, decolla da pagina 62, ovvero dal momento in cui la struttura collaudatissima del giallo, secondaria rispetto alla novità del modus narrandi, si intreccia con esso. Se fossi stato il suo editor, avrei costretto (nel senso oulipiano ma anche in quello dittatoriale) Wu Ming 1 ad alcune operazioni che probabilmente gli avrebbero fatto orrore: (1) sottrarre in qualche modo 20 o 30 pagine dalle prime 62; (2) introdurre strutture non testuali nel romanzo (ad esempio associare una immagine a ciascuna voce narrante, anche un disegno in bianco e nero); (3) sostituire gli articoli di giornale, riportati per esteso, con estratti e riassunti; (4) fare sparire almeno un personaggio.

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    carlo

    08/10/2005 10.53.39

    quasi perfetto

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    Vanni

    23/07/2005 11.39.31

    Peccato che Wu MIng 1 scriva .... poco, Bello, intelligente e geniale nella sua costruzione.

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    andrea f.

    21/04/2005 23.58.34

    Credo che paragonare un libro dei Wu Ming a un altro sia un'operazione oziosa, senza senso. Ogni loro libro è un progetto completamente diverso. Ancora più insensato paragonare i romanzi collettivi con quelli solisti (che sono dichiaratamente "deviazioni" dal percorso, "versioni beta", momenti in cui si azzardano sperimentazioni utili o meno per il futuro). Io credo che "New Thing" sia un'opera molto importante nel percorso del collettivo, e mi fa piacere vedere che come me la pensano molti lettori e recensori (si veda il forum dedicato al libro sul sito dei WM). Certo, bisogna essere disposti a entrarci dentro, e solo allora il libro si schiude, si rivela, e commuove. Serve una lettura non frettolosa, di fronte a una struttura e una scrittura piene di rimandi e agganci, ogni parola va soppesata e "assaporata". Un libro scritto in 4 anni di lavoro non si può pretendere di "divorarlo" in poche ore pensando solo alla trama, è una mancanza di rispetto nei confronti dell'autore. Ma la reazione più risibile è di chi si arrabbia perché non è riuscito a entrare nel libro, e allora se la prende con l'autore, colpevole di chissà quale "tradimento" rispetto a Q. Questo libro, è chiaro, dal punto di vista stilistico non voleva avere nulla in comune con Q. Somiglia semmai a 54, che è il VERO romanzo importante dei Wu Ming, assai superiore a Q per la capacità di lavorare intorno e dentro gli stili consolidati, forzandoli e scardinandoli, proprio come fa "New Thing" con generi come l'inchiesta, la storia orale, l'intervista... li fa esplodere, nientemeno.

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    V.

    20/04/2005 10.42.49

    Non riesco proprio a finirlo... c'è davvero poco di buono in questo libro e il mio 2/5 è motivato anche dalla stima per l'autore e dall'aver amato il bellissimo Luther Blisset's Q. Roberto, che hai combinato????

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    stefano

    30/01/2005 01.01.05

    Molto bello, non riesce a tenere il passo ai tomi collettivi. Un ottimo libro, personalmente ho trovato un po' stancate il modello dell'intervista che non e' resistita fino alla fine. Aspetto con avidita' la prossima creazione del collettivo, singola o corale che sia.

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    mattia

    18/01/2005 14.09.58

    bellissimo

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    IO

    09/01/2005 13.54.31

    Un esercizio di stile da leggere assolutamente.

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